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giovedì 6 settembre 2018

La cattura del gatto [Note (22)]

Si provi solo a immaginare cosa sarebbe stata l’umanità se Eva fosse stata affiancata da Prometeo, e non da Adamo che, diciamolo francamente, è un personaggio un po’ tonto oltre che indicibilmente vigliacco. L’uomo greco ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, quello biblico non ha nemmeno il coraggio di soggiacere da solo alle lusinghe del diavolo, si serve della donna per farlo.

mercoledì 5 settembre 2018

La cattura del gatto [Note (21)]

Qualunque sistema di potere che presupponga la fissità del proprio ordinamento sopprime la libertà e per celare l’assassinio alza il vessillo dell’immortalità. In questo contesto è intellettualmente avvilente la supposizione di una inesistenza dell’etica laica e sono convinto che sia moralmente più impegnativa una coscienza etica laica di una coscienza etica religiosa. Il mio sospetto che l’uomo sia prevalentemente guidato nelle sue scelte da cose semplici e poco impegnative mi fa tuttavia pensare che il dibattito è dettato più dalla pigrizia intellettuale che dalla dialettica morale. L’inquietante “Se Dio non c’è allora tutto è possibile” di Dostojieski può essere letto anche nella sua forma speculare “Se Dio c’è allora nulla è possibile”, di fronte alla fissità del nulla l’etica laica deve saper evitare la fissità contraria e camuffata da movimento del tutto.

martedì 4 settembre 2018

La cattura del gatto [Note (20)]

Nell’indagine antropologica condotta da Elias Canetti in Massa e potere emerge il drammatico rapporto tra il potere e la condizione della paranoia. “La morte quale minaccia è la moneta del potere”[1], se la morte è l’origine del potere, la massa ne è l’alimento e nelle sue disparate forme prende le sembianze dell’assurdo rimedio. Non diversamente dalle diverse forme di massa evocate da Canetti che trovano la loro antica unità nella muta di caccia, di guerra, del lamento e dell’accrescimento, nella massa dell’accrescimento e dell’accumulo, odierno sembiante della massa cullata dal mito della produzione, l’uomo celebra la morte sfuggendola. Günther Anders ha chiaramente rilevato questa duplice faccia della produzione quando a proposito dell’industria ha affermato che “la mortalità dei suoi figli è la garanzia della sua immortalità e della nostra.”[2] Nella sua opera, pubblicata nel 1960, Canetti dice che “ogni paese si mostra oggi più incline a proteggere la sua produzione che i suoi uomini. Nulla trova maggiori giustificazioni, nulla gode maggiormente dell’approvazione generale […] Negli incomprensibili estremi di annientamento e di produzione che caratterizzano la prima metà del nostro secolo, in questo duplice inesorabile accecamento che agisce oggi in una direzione, domani nell’altra, le religioni del lamento – nella misura in cui si sono conservate come organizzazioni – offrono un’immagine assolutamente miseranda. In ritardo o in anticipo, seppure con qualche eccezione, esse impartiscono la loro benedizione a tutto ciò che accade.”[3] Per Canetti l’eredità del Cristianesimo, da non sottovalutare, è nella legittimazione dell’indistruttibilità di ogni singolo uomo in vece di quella indistruttibilità di cui gode solo il potente, ma è forte il sospetto che in ciò che resta delle “agonizzanti religioni dell’amore”[4] l’antidoto al potere si sia mutato nel veleno e come un mitridatismo al rovescio abbia smesso di avere il suo originario effetto legittimando nelle masse non il rovesciamento del potere bensì l’originario bisogno di affidarsi al potere barattando la sicurezza con la libertà. La libertà chiede pegni difficili da sostenere e le insidie presenti sul suo cammino fanno paura quanto la morte. Dopotutto se la gente non chiede altro che giocare alla lippa, perché rischiare una rivoluzione in nome della libertà?

[1] E. Canetti, Massa e potere, Opere 1932-1973, Bompiani, 1990, p. 1557.
[2] G. Anders, L’uomo è antiquato, Vol. II, Bollati Boringhieri, 2007, p. 32.
[3] E. Canetti, Op. cit., p. 1552 e seguenti.
[4] E. Canetti, La provincia dell’uomo, Opere 1932-1973, Bompiani, 1990, p. 1631.

lunedì 3 settembre 2018

La cattura del gatto [Note (19)]

Spesso il potere è considerato espressione di forza, non necessariamente bruta bensì modulata nelle varie forme politiche. Raramente si riflette però intorno al legame tra potere e potenza, in termini di possibilità da realizzare, non ancora evocate all’essere. Canetti opera una distinzione netta a tal proposito tra forza e potere considerando che “Alla parola forza si ricollega l’immagine di qualcosa di vicino e di presente: la forza è più pressante e immediata del potere”[1].
Il potere che si richiama esclusivamente alla forza non può che evocare la solidità del passato per giustificare la propria azione presente, risolvendosi troppo spesso nello stallo del presente, mentre il potere che è cosciente della potenza da realizzare guarda al futuro, a quel regno dell’incertezza dove nulla è ancora concreto.
Il potere, nell’accezione di possibilità, poiché risponde ai vincoli che gli sono dati, è più modesto e più prudente del dovere, non ha e non può avere la certezza del già stato ma il desiderio del non ancora. Il potere non implica che tutto sia possibile, ed è nel rispetto dei vincoli dati o nella capace sapienza di modificarli l’originale impresa del potere di realizzare la novità. Gli stessi vincoli, spogliati di ogni superfluo orpello, devono essere intersoggettivamente discussi e accettati e rimessi in continua discussione. Questo sforzo caratterizza la democrazia, “ombrello bucato” ma l’unico che possa dignitosamente riparare l’uomo dalla pioggia incessante. La democrazia genera stanchezza[2], per questo richiede forza e resistenza da parte di chi ne regge le sorti, essa muore dinanzi all’apatia morale come dinanzi all’autoritarismo morale.
E se è nel dialogo che il rispetto di sé, valore fondante della democrazia dice Zagrebelsky, trova il suo humus, non possono essere accettate confusioni, né in buona né in mala fede, tra quel relativismo che è padre dell’indifferenza e quel relativismo che è padre del pluralismo, si tratta di famiglie differenti la cui genealogia và continuamente rinfrescata. In un caso la verità non ha alcun valore, nell’altro le verità hanno il massimo valore e per questo chiedono e meritano rispetto.
Con troppa leggerezza l’indolenza del potere autoreferenziale invoca priorità per giustificare l’inazione di fronte alle (apparentemente) nuove domande sociali ma la faccenda della priorità è un costrutto ideologico che non ha alcun fondamento in un sistema diveniente dove le nuove istanze sociali raggiungono la maturità per essere affrontate dai soggetti che si sarebbero assunto il compito e il dovere di farlo, con la necessaria sensibilità per percepirle e le capacità intellettive per interpretarle. Ci saranno sempre tematiche di maggiore importanza rispetto ad altre, il nocciolo del problema non è cosa affrontare prima ma la distinzione tra amministrare e governare, tra potere-forza e potere-possibilità, tra passato e futuro.

[1] E. Canetti, Massa e potere, Opere 1932-1973, Bompiani, 1990, p. 1319.
[2] “La democrazia, come un lavoro, stanca. L’oppressione dispotica suscita reazione e ribellione. La democrazia invece stanchezza.”, Gustavo Zagrebelsky, Imparare Democrazia, Einaudi, 2007, p. 44.

domenica 2 settembre 2018

La cattura del gatto [Note (18)]

Nel racconto di Isaac Asimov “Diritto di voto” , Norman Muller è l’unico cittadino della prima e più grande Democrazia Elettronica a essere selezionato dal computer Multivac per votare in nome di duecento milioni di abitanti. Il suo voto esprimerà quello della collettività attraverso l’accurato algoritmo di calcolo del potente supercomputer. Se ci sono buone ragioni per essere scettici sulla possibilità di una democrazia informatica ce ne sono altrettante per non scommettere sulla nostra storia futura. Probabilmente per diverso tempo i progressi nel campo dell’informatica non porteranno a una Democrazia Elettronica, ma ciò può essere anche dovuto all’impegno che si sta dedicando al materiale umano rendendolo accontentabile con una bottiglia di Coca-Cola e farlo accanire contro chi vuole un sorso d'acqua. Giustamente, i computer vengono dopo!
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