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martedì 15 dicembre 2009

Indovinello triste

Se guardi indietro ne hai uno di più, se guardi avanti ne hai uno di meno.

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Quando hai guardato indietro abbastanza a lungo e l'arte della rimozione ti ha preso la mano, non resta che guardare avanti.

mercoledì 9 dicembre 2009

Delle cose inutili

"L'unico comportamento degno di un uomo superiore è la persistenza tenace di un'attività che si riconosce inutile, l'abitudine ad una disciplina sterile, l'uso fisso di norme del pensiero filosofico e metafisico che comprendiamo non essere di alcuna importanza." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, pensiero n. 86.

A questo punto dovrei scrivere delle cose inutili e di come l'utilità rivesta le cose o le nostre attività con il tempo. Dovrei scrivere come l'utilità, lungi dall'essere intrinseca alle cose, sia il risultato dell'investitura di un sistema culturale che a sua volta può essere del tutto inutile, come il post che avrei scritto del resto, e come tutti i miei precedenti, e i miei successivi.
Tanto vale fermarsi all'esergo.

Fernando Pessoa

martedì 8 dicembre 2009

Te piace o' presepe?

Bello il presepio, con il bue, l'asinello e la stella cometa. Lontano arrivano i re magi e tutto intorno pastori e greggi. Tutto è pronto per l'adorazione, giorno dopo giorno i pastori si spostano verso la capanna, la musica di sottofondo rende lieti i cuori e fa sentire tutti più buoni, quando saremo prossimi al natale un'ordinanza comunale stabilirà lo sfratto degli occupanti, salvo che non si tratti di inermi pupazzi che si possono spostare a piacimento su un paesaggio di cartapesta per ricordare le radici della nostra cultura! Una cultura di cartapesta.

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Letizia Moratti inaugura il presepe di Palazzo Marino insieme a Bossi, ospite d'onore Erode dopo la firma del trattato per evitare eccidi nel suolo patrio, i disperati si mandano a morire altrove per non disturbare le festività.

giovedì 3 dicembre 2009

La ciabatta intelligente

L’altra sera ho fatto un discorsetto al mio dito indice. Gli ho detto: “Tu non mi capisci più, non c’è intesa tra noi, un tempo ci capivamo di più.” Lui voleva dire qualcosa, lo intuivo, ma non è riuscito a dire nulla, forse umiliato dalla mia decisione di prendere di petto la situazione che stavo rimandando ormai da troppo tempo. Il mio atteggiamento era deciso e quel suo silenzio non mi avrebbe impedito di arrivare fino in fondo alla mia decisione. Inoltre, mi irritava non ricevere alcuna risposta alle mie esortazioni e, mi rendo conto, sono diventato particolarmente duro quando gli ho gettato in faccia che dopotutto il dito più importante della mano era in pollice, per via di quella sua opponibilità. Alla fine gliel’ho detto: “Comprerò una ciabatta, una di quelle ‘ciabatte intelligenti’ che sanno quando è arrivato il momento di agire e fanno il loro dovere senza porsi troppi problemi e soprattutto senza chiedere alcun impegno. Fanno tutto loro, si prendono le loro responsabilità e non c’è bisogno di ricordargli nulla, non sono come te che premi l’interruttore solo se te lo ricordo io!” Lui voleva dire che poteva fare molte altre cose che le ciabatte non possono fare ma di fronte alla mia osservazione che quello che poteva fare dipendeva comunque dalla mia volontà, a differenza delle ciabatte intelligenti, non ha saputo opporre alcuna argomentazione. Il dado era ormai tratto, la rottura tra me e il mio dito era definitiva.
Il giorno dopo ho comprato la ciabatta intelligente ed ho collegato alle sue prese le spine dei miei apparecchi: il televisore, il digitale terrestre, il lettore dei DVD. Meravigliosa! Un prodigio della tecnica, la ciabatta capiva subito quando uno strumento era spento e toglieva la corrente a quelle fastidiose luci dello stand-by. Non era come le vecchie ciabatte che toccava staccare la spina o al massimo avevano un interruttore su cui il mio dito si esercitava se glielo ricordavo io. La nuova ciabatta invece era davvero sorprendente. Appena spegnevo qualcosa, lei aspettava qualche secondo per sincerarsi della mia decisione di non voler riaccendere l’apparecchio e poi lo spegneva definitivamente. Mi avevano parlato di queste ciabatte intelligenti, ti faranno risparmiare un mucchio di soldi, mi avevano detto. E’ vero, non bisogna sottovalutare la corrente che va via con quelle diaboliche luci di stand-by. Inoltre, le ciabatte intelligenti non sono neanche costose, il loro costo si ripaga con il risparmio in elettricità in appena due o tre anni. La mia ciabatta intelligente mi ha soddisfatto così tanto che poi ne ho comprata un’altra e l’ho collegata allo stereo ed al computer. Era davvero rassicurante sapere che loro avrebbero pensato al mio risparmio.
Il mio dito era visibilmente risentito della mia soddisfazione per le ciabatte intelligenti e a malapena nascondeva la gelosia nei confronti di questi meravigliosi strumenti del progresso. Quando gli ho comunicato che volevo mettere i rilevatori di presenza per l’accensione delle luci in casa e i temporizzatori ha avuto un cedimento, non avrebbe più avuto interruttori da premere, non si sarebbe più occupato dello spegnimento delle luci. E’ stato un duro colpo per lui. La verità è che il mio dito è davvero primitivo, non riesce proprio ad apprezzare le meraviglie della tecnica! Mi hanno assicurato che un giorno ci saranno ciabatte superintelligenti che si occuperanno anche dell’accensione degli apparecchi, capiranno cosa vuoi fare e loro avvieranno l’apparecchio giusto, quel giorno i computer non avranno più bisogno dei mouse e quindi taglierò il mio vecchio dito indice.

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Pochi giorni fa ho letto un documento che parlava di questi prodigiosi strumenti per la casa del futuro, per il risparmio e l’efficienza energetica. Inutile dire che non ho nulla in contrario al risparmio o all’efficienza nell’uso dell’energia, anzi. Quello che mi fa paura è un futuro in cui delegheremo l’intelligenza ad apparecchietti che si occuperanno di noi, non per necessità ma per la nostra pigrizia.
Per superare l’orrore di solito faccio uso di droghe molto potenti!



La voce è di Eugenio Montale.

martedì 1 dicembre 2009

Il di cui del barista

Sarà sicuramente capitato di andare al bar con degli amici e chiedere più di un caffè di diverso tipo. In questi casi è di fondamentale importanza il corretto uso del “di cui” del barista. Se, volendo tre caffè, si chiedono al barista “tre caffè, uno macchiato, uno ristretto”, è quasi certo che nella sua mente si disegneranno cinque tazzine, che senza il nostro intervento si materializzeranno sul bancone con nostro enorme stupore. Per evitare lo spiacevole disguido è necessario utilizzare con severa diligenza il “di cui” del barista, pronunciando “tre caffè, di cui uno macchiato e uno ristretto”. A prima vista la cosa può sembrare banale e di scarso significato, tuttavia ad una attenta riflessione è rivelatrice della rigorosa struttura linguistica del barista che applica basilari nozioni di insiemistica. In effetti, la richiesta “tre caffè, uno macchiato, uno ristretto” con la sua asettica elencazione non può che corrispondere a cinque caffè, mentre la formulazione “tre caffè, di cui uno macchiato e uno ristretto”, anteponendo l’intero ai sui attributi è chiaramente indicatrice di tre caffè, sia pure distinti in tipologie differenti. Secondo la corretta enunciazione l’intero non è revocato in dubbio dai suoi accidenti.
Sono convinto che un periodo di apprendistato presso un barista qualsiasi potrebbe far molto bene al discorso sui diritti civili e sui cosiddetti temi “eticamente sensibili”.

PS - Ho scritto queste righe qualche anno fa, nel 2005 se non ricordo male, nonostante sia passato un po' di tempo penso che il consiglio di apprendistato presso un barista conservi ancora la sua validità per chiunque si accinga a discutere del tema dei diritti nell'eterogenea comunità umana.

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