La condanna di Mills (in primo grado, diciamolo subito per non sembrare giustizialisti) fa sorgere una riflessione. Per allontanare ulteriormente ogni sospetto di giustizialismo anticipo subito che non si tratta di pensiero di natura giudiziaria o politica ma squisitamente filosofica che potrebbe avere interessanti sviluppi in ambito scientifico. Il ragionamento sorge ancora più imperioso considerando i resoconti della stampa estera sulla vicenda.
Il nocciolo della riflessione, breve per carità, ruota intorno al principio di causalità. Una semplificazione della faccenda vuole che ad un effetto sia associata una causa, che solitamente lo precede temporalmente. L'antico concetto di causalità raggiunge la sua forma più alta con Aristotele che ne La fisica di cause ne aveva formalizzate addirittura quattro: efficiens, materialis, formalis e finalis. La connessione tra causa ed effetto è stata messa in dubbio da Hume che nel 1739-40 aveva capito che la causalità, intesa come necessaria connessione tra due eventi, potrebbe non essere affatto presente in natura e potrebbe non essere altro che un "bisogno della mente". Secondo il filosofo scozzese l'unica relazione dimostrabile tra causa ed effetto è la contiguità o la successione degli eventi e la relazione non può prescindere dalla nostra esperienza[1]. In altre parole, visto che siamo abituati ad osservare una certa relazione tra una certa causa ed un certo effetto, stabiliamo una connessione necessaria tra i due eventi che in realtà è una necessità psicologica e non oggettiva. Il pensiero di Hume influenzò enormemente lo stesso Kant il quale riconobbe che l'intelletto non attinge le sue leggi dalla natura, ma le prescrive ad essa[2].
Nella seconda metà del '900 questo pensiero ha trovato espressione, ad opera di diversi pensatori, nel cosiddetto costruttivismo, ossia "una teoria della conoscenza in cui la conoscenza non riguarda più una realtà "oggettiva" ontologica, ma esclusivamente l'ordine e l'organizzazione di esperienze nel mondo del nostro esperire"[3]. Insomma, la nostra realtà non avrebbe uno status indipendente dalla nostra percezione ma sarebbe letteralmente inventata attraverso la nostra percezione e "a condizione che la materia prima del mondo dell'esperienza sia abbastanza ricca, una coscienza assimilante può costruire regolarità e ordine anche in un mondo del tutto disordinato e caotico"[4]. Il costruttivismo ha dato un duro colpo al principio di causalità, soprattutto nella sua forma di linearità e di successione temporale. Si riconosce, grazie alla cibernetica, l'esistenza di una causalità circolare e si considerano i fenomeni di autoregolazione presenti in natura, in cui l'effetto agisce sulla causa e non solo viceversa (se si pensa alla tragedia di Edipo si scoprono le radici antiche di questo pensiero). Tuttavia la percezione, "l'invenzione" ed il bisogno di ordine, cui il principio di causalità risponde, restano vincolati ai meccanismi fisiologici che attraverso i processi evolutivi si sono selezionati. Si tratta sicuramente di quello zoccolo duro dell'essere di cui parla Eco, che pone dei limiti al discorso e ne condiziona l'attività ermeneutica[5].
Ad ogni modo, per non complicarsi di più la vita, sembrerebbe che, necessaria o meno, oggettiva o meno, una qualche relazione tra due eventi solitamente la stabiliamo.
Il caso Mills è invece paradigmatico di un fatto straordinario sotto due aspetti, da un lato è ormai assodato che esiste un effetto senza una causa (nel caso specifico, stando in un tribunale, si potrebbe parlare di una causa senza causa, ma questo l'aveva capito già Aristotele e non coglierebbe la novità della faccenda), dall'altro lato emerge che all'estero non è stata fatta ancora una profonda riflessione sul principio di causalità e sulla sua revisione. Se siamo pronti a cogliere il momento questo episodio ci avvantaggia enormemente per tentare di recuperare il ritardo nella ricerca scientifica rispetto agli altri paesi. Una nuova strada si apre per la lettura dei fenomeni naturali, una strada che ci porta oltre i paradigmi di Kuhn, ben oltre l'epistemologia anarchica di Feyerabend, verso nuovi lidi dove si possono osservare effetti senza dover perdere energie e tempo prezioso a comprenderne le cause. E' un gran vantaggio, basta saperlo sfruttare.
Per cui, o siamo di fronte ad un banale caso di autocorruzione, ma solitamente non sono pessimista, oppure stiamo aprendo un nuovo campo di straordinaria vastità nella riflessione filosofica e scientifica. Sempre che non intervengano i giudici dei gradi successivi o della Corte Costituzionale a rovinare tutto, come al solito.
[1] D. Hume, Ricerche sull’intelletto umano e sui principii della morale. Laterza, Bari, 1980.
[2] I. Kant, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza. Laterza, Bari, 1985.
[3] E. von Glasersfeld, Introduzione al costruttivismo radicale. In: La realtà inventata. Contributi al costruttivismo. A cura di P. Watzlawick. Feltrinelli, Milano, 2006. p. 23
[4] Ibidem, p. 33. Una divertente digressione. Odifreddi riporta una osservazione simpaticamente simile da parte di Leibniz, sebbene per ragioni del tutto diverse. Leibniz nel Discorso di metafisica scrive: "Supponiamo che qualcuno segni su una carta una quantità di punti a caso: è possibile trovare una curva geometrica definibile in maniera uniforme mediante una regola, e che passi per tutti questi punti, proprio nell'ordine in cui la mano li ha tracciati. E se qualcuno traccia una curva continua, è possibile trovare un'equazione di questa curva che rende conto del suo comportamento. Ciò vuol dire che, in qualunque modo Dio avesse creato il mondo, esso sarebbe stato sempre regolare e fornito di un ordine generale." Con tutto il rispetto per l'inventore del calcolo infinitesimale, il ragionamento non sembra molto forte se il proposito è dimostrare l'esistenza dell'ordine-Dio. Odifreddi fa giustamente notare: "se però ogni universo, per quanto caotico, sarebbe pur sempre ordinato in senso astratto, allora il particolare ordine di questo universo non può dimostrare niente." In: P. Odifreddi, Il vangelo secondo la scienza. Einaudi, Torino, 1999, p. 209
[5] U. Eco, Kant e l'ornitorinco. Bompiani, Milano, 1997.
"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
giovedì 19 febbraio 2009
mercoledì 18 febbraio 2009
Ricetta rapida
Da tempo si preparano ricette dei più svariati gusti: Brunetta per la pubblica amministrazione, Gelmini (leggasi Tremonti) per la scuola, Maroni per la sicurezza, e via e via. Altre ricette arriveranno di sicuro. Piatti rapidi, fatti sempre in emergenza, fast food che non insegnano nulla, senza l'ingrediente che dà senso alle cose e che non è più nella lista della spesa.
Anch'io voglio dare un contributo sul tema e dirò della zuppa di grano che ho preparato ieri sera. E' una ricetta semplice, fatta di ingredienti genuini, facile da preparare. L'occorrente è per due persone.
grano (150 g)
cipolla (1)
carota (2)
zucchina (1)
pomodori (10)
prezzemolo (qualche foglia)
sale (qb)
olio (qb)
acqua (qb per la cottura)
Grano – La semina si fa tra ottobre e novembre dopo aver lavorato il terreno per accoglierne i semi. La pianta cresce rapidamente in primavera e solo a giugno, dopo nove mesi dalla semina, come un bambino, le spighe sono mature per essere raccolte.
Cipolla – Si seminano da settembre a dicembre. Dopo la semina bisogna attendere da tre a quattro mesi prima di raccoglierle.
Carota - Si coltiva due volte l'anno, in primavera e in estate. Le carote precoci vengono raccolte dopo quattro mesi, le tardive ne richiedono almeno sei.
Zucchine - La semina delle piante inizia quando è passato il pericolo delle gelate tardive, da marzo ad aprile. La raccolta è scalare fino ad agosto. Le prime raccolte si possono fare tra fine maggio e metà giugno, dopo almeno due mesi dalla semina. Le mie sono nate in qualche serra ma i tempi, bene o male, sono gli stessi che si hanno in natura.
Pomodori – E’ una pianta esigente, tutti i contadini della mia famiglia lo sanno bene, teme il freddo, ha bisogno di tanto sole e acqua a volontà. Di solito si preferisce la semina in semenzaio in piena estate, poi si trapianta sul terreno. Dopo 100-120 giorni dal trapianto si raccoglie il pomodoro. I pomodorini che ho usato io sono quelli “a pennula”, cresciuti al caldo sole del mio Salento, li ha raccolti mio nonno che ancora faceva caldo e avendo cura di tenerli al fresco si conservano fino a marzo.
Olio – L’olivo comincia a fruttificare quando ha 3-4 anni di età, per la piena produttività bisogna aspettare che compia 9-10 anni; la maturità arriva dopo almeno mezzo secolo, e non basta solo aspettare. L'olio che ho usato viene da alberi che hanno conosciuto la fatica dei nonni dei miei nonni e di tutti i loro figli, fino a mio padre. Da qualche parte, tra quei rami, ci sono ancora le loro impronte.
Prezzemolo– Quest'estate mio padre ne ha piantato i semi in un vasetto, dopo almeno due mesi e mezzo ho cominciato a raccoglierlo e ancora continuo a raccoglierlo.
Sale – Il sale da cucina italiano di solito è coltivato nelle miniere di salgemma, non so quanta strada avrà fatto per arrivare nella mia cucina, ma sicuramente viene da lontano.
Acqua – Prima di scorrere dal mio rubinetto sarà evaporata in cielo e caduta in terra milioni di volte. Ne ha fatta di strada.
La sera prima di preparare la zuppa metti a bagno il grano. Prepara le zucchine e le carote tagliandole a dadi non troppo piccoli, taglia la cipolla, trincia il prezzemolo, ci metterai 10 minuti, anche meno se hai buona manualità in cucina. Togli la buccia dei pomodori, non c’è bisogno di sbollentarli, se i pomodori sono maturi al punto giusto con un po’ di pazienza dovresti riuscirci senza problemi. Metti tutto in una pentola, aggiungi l’olio e soffriggi per 2-3 minuti. Aggiungi un litro e mezzo di acqua e quando sarà calda aggiungi il grano. Mescola di tanto in tanto e fai cuocere tutto per almeno 40 minuti. Se la zuppa ti piace asciutta non aggiungere altra acqua, quella che hai messo evaporerà.
Un giorno una madre insegnò a sua figlia come preparare questa ricetta, quell'insegnamento è arrivato fino a mia nonna, poi a mia madre. Io ho raccolto quell'insegnamento e lo racconto. Un giorno forse questa ricetta la prepareranno i tuoi figli, sicuramente non sapranno da dove viene eppure ne ha di storia, è importante che loro sappiano che c'è una storia, anche se non sapranno esattamente quale.
Ci ho messo più di un secolo e qualche minuto per preparare un piatto per due persone. Se preparare un piatto è un atto d'amore, come ci ricorda Enzo Bianchi ne "Il pane di ieri", non è possibile farlo senza una riflessione sul tempo che si porta dietro, e sul tempo che ha davanti.
Per questo non capirò mai né i fast food né la fast politics.
Anch'io voglio dare un contributo sul tema e dirò della zuppa di grano che ho preparato ieri sera. E' una ricetta semplice, fatta di ingredienti genuini, facile da preparare. L'occorrente è per due persone.
grano (150 g)
cipolla (1)
carota (2)
zucchina (1)
pomodori (10)
prezzemolo (qualche foglia)
sale (qb)
olio (qb)
acqua (qb per la cottura)
Grano – La semina si fa tra ottobre e novembre dopo aver lavorato il terreno per accoglierne i semi. La pianta cresce rapidamente in primavera e solo a giugno, dopo nove mesi dalla semina, come un bambino, le spighe sono mature per essere raccolte.
Cipolla – Si seminano da settembre a dicembre. Dopo la semina bisogna attendere da tre a quattro mesi prima di raccoglierle.
Carota - Si coltiva due volte l'anno, in primavera e in estate. Le carote precoci vengono raccolte dopo quattro mesi, le tardive ne richiedono almeno sei.
Zucchine - La semina delle piante inizia quando è passato il pericolo delle gelate tardive, da marzo ad aprile. La raccolta è scalare fino ad agosto. Le prime raccolte si possono fare tra fine maggio e metà giugno, dopo almeno due mesi dalla semina. Le mie sono nate in qualche serra ma i tempi, bene o male, sono gli stessi che si hanno in natura.
Pomodori – E’ una pianta esigente, tutti i contadini della mia famiglia lo sanno bene, teme il freddo, ha bisogno di tanto sole e acqua a volontà. Di solito si preferisce la semina in semenzaio in piena estate, poi si trapianta sul terreno. Dopo 100-120 giorni dal trapianto si raccoglie il pomodoro. I pomodorini che ho usato io sono quelli “a pennula”, cresciuti al caldo sole del mio Salento, li ha raccolti mio nonno che ancora faceva caldo e avendo cura di tenerli al fresco si conservano fino a marzo.
Olio – L’olivo comincia a fruttificare quando ha 3-4 anni di età, per la piena produttività bisogna aspettare che compia 9-10 anni; la maturità arriva dopo almeno mezzo secolo, e non basta solo aspettare. L'olio che ho usato viene da alberi che hanno conosciuto la fatica dei nonni dei miei nonni e di tutti i loro figli, fino a mio padre. Da qualche parte, tra quei rami, ci sono ancora le loro impronte.
Prezzemolo– Quest'estate mio padre ne ha piantato i semi in un vasetto, dopo almeno due mesi e mezzo ho cominciato a raccoglierlo e ancora continuo a raccoglierlo.
Sale – Il sale da cucina italiano di solito è coltivato nelle miniere di salgemma, non so quanta strada avrà fatto per arrivare nella mia cucina, ma sicuramente viene da lontano.
Acqua – Prima di scorrere dal mio rubinetto sarà evaporata in cielo e caduta in terra milioni di volte. Ne ha fatta di strada.
La sera prima di preparare la zuppa metti a bagno il grano. Prepara le zucchine e le carote tagliandole a dadi non troppo piccoli, taglia la cipolla, trincia il prezzemolo, ci metterai 10 minuti, anche meno se hai buona manualità in cucina. Togli la buccia dei pomodori, non c’è bisogno di sbollentarli, se i pomodori sono maturi al punto giusto con un po’ di pazienza dovresti riuscirci senza problemi. Metti tutto in una pentola, aggiungi l’olio e soffriggi per 2-3 minuti. Aggiungi un litro e mezzo di acqua e quando sarà calda aggiungi il grano. Mescola di tanto in tanto e fai cuocere tutto per almeno 40 minuti. Se la zuppa ti piace asciutta non aggiungere altra acqua, quella che hai messo evaporerà.
Un giorno una madre insegnò a sua figlia come preparare questa ricetta, quell'insegnamento è arrivato fino a mia nonna, poi a mia madre. Io ho raccolto quell'insegnamento e lo racconto. Un giorno forse questa ricetta la prepareranno i tuoi figli, sicuramente non sapranno da dove viene eppure ne ha di storia, è importante che loro sappiano che c'è una storia, anche se non sapranno esattamente quale.
Ci ho messo più di un secolo e qualche minuto per preparare un piatto per due persone. Se preparare un piatto è un atto d'amore, come ci ricorda Enzo Bianchi ne "Il pane di ieri", non è possibile farlo senza una riflessione sul tempo che si porta dietro, e sul tempo che ha davanti.
Per questo non capirò mai né i fast food né la fast politics.
lunedì 16 febbraio 2009
Onestà nipponica
Il ministro delle Finanze giapponese Shoichi Nakagawa si presenta ubriaco al G7 di Roma e dice un mucchio di fesserie coprendo di imbarazzo il suo paese. Alcuni colleghi occidentali dovrebbero prenderlo ad esempio, lui ha avuto l'onestà di ubriacarsi prima di dire fesserie. La sbornia passa, le fesserie dette nei fumi dell'alcol si correggono e il paese ha un alibi per risollevare lo spirito!
Si dice che nylon sia l'acronimo di: Now You Lose Old Nippon. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale il Giappone impedì l'importazione di seta dalla Cina agli Stati Uniti che l'avrebbero usata per i paracadute. I ricercatori statunitensi crearono questo nuovo materiale.
Oggi cosa ci toccherà inventare per fare fronte alla proverbiale onestà dell'oriente?
Si dice che nylon sia l'acronimo di: Now You Lose Old Nippon. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale il Giappone impedì l'importazione di seta dalla Cina agli Stati Uniti che l'avrebbero usata per i paracadute. I ricercatori statunitensi crearono questo nuovo materiale.
Oggi cosa ci toccherà inventare per fare fronte alla proverbiale onestà dell'oriente?
giovedì 12 febbraio 2009
Post-moderno italiano
Oggi pioveva, c'era un sole splendido, non c'era una sola nuvola e pioveva. Ultimamente quando piove non ci si bagna più, quindi non è così fastidioso come prima. Sì, perchè fino a poco tempo fa, diciamo fino alla fine degli anni '80, quando pioveva ci si bagnava, ma adesso è tutta un'altra storia. Ero in giro per Roma con il mio teletrasportatore quando ho visto la tour Eiffel che si stagliava in tutta la sua magnificenza, "incredibile" mi son detto, "come avranno fatto gli antichi egizi ad alzare fin là in cima tutte quelle tonnellate di acciaio?". La cosa straordinaria è che abbiamo perso traccia di tutte le loro fonderie, ma è fuori dubbio che ne avessero tante, le prove sono qui davanti a me, inconfutabili. Mentre ammiravo quel monumento è passato di lì un megalodonte, molto distinto, potrebbe impressionare per la sua mole ma non tutti sanno che è un animale pacifico e poi è estinto da quasi 15.000 anni. Mi è venuto da ridere a vedere la gente spaventata solo perchè ha la forma di uno squalo, i soliti pregiudizi che tardano a morire messi in giro da vecchi paleontologi che peraltro dicevano che si trattasse di un animale acquatico. Mi ha chiesto educatamente due o tre indicazioni per il Cremlino e gli ho detto che non aveva da fare molta strada, giusto un paio di svolte passando davanti ai giardini di Babilonia e poi se lo sarebbe trovato di fronte. Ha salutato con cortesia e un ruggito, davvero un signore!
Mi son seduto su una panchina, stando attento ad evitare quelle con la trappola fatte per i poveri, ma tutto sommato sono ben segnalate. Ho letto il giornale di oggi e in prima pagina c'era un dettagliato resoconto di una guerra che dura ormai da nove anni tra achei e troiani. Pare ci siano degli sviluppi, per fermare questa baraonda i greci hanno regalato un cavallo a dondolo ai troiani ma questi non hanno gradito e hanno rilanciato con una singolare sfida, 13 cavalieri da una parte e 13 dall'altra si scontreranno tra loro e la guerra si decide così. Sembra che la proposta l'abbia suggerita Gengis Khan durante un reality show a Yalta dopo aver letto un romanzo di fantascienza di un giovane autore barlettano. Vedi! alle volte la letteratura risolve con eleganza questioni annose. Nella pagina di enigmistica c'erano le solite scaramucce della politica, ho letto che c'è ancora chi sostiene che il riformismo sia una bandiera dei progressisti quando lo sanno pure i sassi che è un valore dei conservatori, a patto che siano moderati.
Passando per piazza dei Dodici Centravanti c'era un crocchio di persone anziane che aspettavano un tizio che voleva manifestare contro qualcosa che sarebbe avvenuto sul pianeta K2 (quello dietro a Marte) e che secondo lui avrebbe offeso la storia di un paesino sulla cometa V5 (quella che passa ogni tanto a sinistra di Venere), mah! oggigiorno la gente non fa altro che protestare per delle inezie, si fa una strage e si manifesta, si nomina un dittatore e la gente strilla per le piazze. Davvero incomprensibile, peraltro la notizia di questa offesa non era riportata neanche sui giornali dei giorni scorsi! Gli slogan poi, i soliti, senza fantasia, inneggiano alle regole, all'etica, quando ormai è assodato che l'etichetta viene rispettata alla lettera. Comunque non mi sono fermato più di tanto, mi scadeva il tempo per una rapina in banca perchè ad una certa ora chiudono i caveau e non c'è più niente da fare, non si aprono più fino al giorno dopo, e lì ti accorgi che le linee guida per gli scassinatori sono scritte male. Tu ti fidi, visto che sono ufficiali, diffuse dal Dipartimento dell'Economia Nazionale, e le segui scrupolosamente ma niente, il caveau una volta chiuso non si apre più così facilmente per cui non si può proprio fare un lavoro pulito, nottetempo, in tutta tranquillità, tocca proprio farlo di giorno con il rischio che ti vede farlo il solito scemo che non ricorda che le rapine si denunciano solo dalle 20.30 alle 22.00 di ogni 1° aprile. Davvero imbarazzante, perchè il cretino chiama la polizia e quelli, poveretti, sono costretti ad umiliarsi chiedendoti scusa quando gli fai vedere il calendario! Tutto sommato far chiamare la polizia avrebbe un suo vantaggio perchè poi portano via il cretino così ne abbiamo uno di meno in giro. Comunque mi sarebbe dispiaciuto scomodare i poliziotti, oggi c'era la partita tra Facchini e Minatori e quelli non vorranno certo perdersela, in palio c'era un contratto di un anno in un call center per i figli dei giocatori, solo se laureati in filosofia. Chissà chi avrà vinto il premio? Domani mi informerò.
Avviso ai naviganti: Io non ho scritto niente di tutto questo, non l'ho neanche pensato, anzi l'ho contestato mentre lo scrivevo senza scriverlo e senza pensarlo e se lo leggete, sebbene non sia stato scritto, è la prova che siete dei disfattisti.
lunedì 9 febbraio 2009
Relazioni pericolose!
I cambiamenti climatici e in particolare il riscaldamento globale purtroppo non sono soltanto oggetto di dibattimento tra le ragioni scientifiche ma anche terreno di scontro tra opposti modi di vedere il ruolo dell’uomo sulla terra e di conseguenza il suo futuro. Se da una parte vi sono quanti sostengono che le nostre economie possono avere effetti devastanti sull’ambiente e in fin dei conti sull’uomo stesso, dall’altra vi sono i sostenitori del primato umano fiduciosi nell’inarrestabile progresso che ha portato la scimmia sulla luna. Sebbene io preferisca di gran lunga frequentare i primi, devo riconoscere che i secondi sono davvero divertenti quando si lanciano in argomentazioni che negano la fattualità dei cambiamenti climatici e le basi scientifiche che ne dimostrano la fondatezza, confondendo spesso i modesti fatti con i superbi desideri. Su queste tematiche Stefano Caserini ha scritto poco tempo fa un bel libro[1] in cui opera, con linguaggio piacevole e misurata ironia, una decostruzione minuziosa delle più importanti “tesi negazioniste” del riscaldamento globale e anche degli interventi che meno si presterebbero ad avere dignità di tesi ma che meritano attenzione, vista l’autorevolezza delle fonti e la naturale rapidità di diffusione che caratterizza da sempre le sciocchezze ("La calunnia è un venticello… Incomincia a sussurrar… Alla fin trabocca e scoppia", canta Basilio).
Tra le varie perle che Caserini ci dona, una mi ha stuzzicato particolarmente, per l’intreccio di riflessioni che suscita. Riguarda una delle numerose prese di posizione del professor Antonino Zichichi sull’argomento in cui l’illustre fisico della materia (non del clima), accenna ad una interessante relazione tra scienza e democrazia che a suo avviso sarebbe infondata:
«Per attaccare Bush è stato detto che la “stragrande maggioranza” del mondo scientifico concorda sulle conclusioni relative al cambiamento climatico più drastico e repentino che il pianeta abbia conosciuto negli ultimi millenni. Siccome non è possibile mettere ai voti una certezza scientifica il termine “stragrande maggioranza” è privo di senso.» A. Zichichi, Effetto serra, i dilemmi della Casa Bianca. Il Messaggero, 8 giugno 2001.[2]
Il consenso scientifico quindi è “privo di senso” secondo il professor Zichichi! Che “non si può mettere ai voti una verità scientifica”, come Galileo ci ha insegnato, è lampante, tuttavia non è altrettanto chiaro il parallelo tra processo scientifico e processo di formazione del consenso democratico, così come delineato dal professor Zichichi.
Se è vero che il risultato di una indagine scientifica non può essere messo ai voti è perché la comunità scientifica è d’accordo a priori sul metodo adottato per raggiungere quel risultato, ha quindi raggiunto un consenso che precede il risultato! Del resto nelle democrazie non si può mettere ai voti la forma democratica, che è il contesto di discussione. Gli esperti del diritto ci hanno insegnato che le regole costitutive della democrazia, e tra queste vi è il potere dal basso e la partecipazione quali fondamenti di questa forma di governo discutidora, non possono essere discussi senza compromettere la natura stessa della democrazia. Sarà un aspetto del banale principio di autoconservazione di ogni forma di potere ma, se di democrazia si vuole continuare a parlare, il principio di maggioranza non può valere per alcune regole costitutive esattamente come vale per le regole regolative[3]. Questo per quanto riguarda il consenso che precede un risultato, mentre per quanto attiene al consenso che succede a un risultato e alla relazione tra scienza e democrazia, rinnegata da Zichichi, potrebbe essere di qualche aiuto ricordare quanto affermava Popper del progresso scientifico: “La scienza, e in particolar modo il progresso scientifico, non sono il risultato di sforzi isolati, ma della libera concorrenza del pensiero. […] In ultima analisi il progresso dipende in larghissima misura da fattori politici; da istituzioni politiche che garantiscono la libertà di pensiero: dipende dalla democrazia.”[4]
A quanto pare il contesto democratico, il solo che consenta il costante confronto tra assenso e dissenso, lega a filo doppio la scienza al consenso, sia nelle fasi che precedono un risultato scientifico (metodologia adottata) sia dopo che un risultato scientifico è stato conseguito (replicabilità del risultato, verifica dei risultati, resistenza alla falsificazione con ipotesi alternative). Naturalmente il consenso non può che essere informato e nel caso specifico si parla di consenso tra esperti di una ben determinata disciplina caratterizzata da criteri procedurali ben definiti. Ma ancora una volta dobbiamo ricordare che anche nel versante politico il voto è un momento successivo alla formazione dell'opinione pubblica, che è tale solo se correttamente informata secondo criteri di trasparenza e equilibrio tra le diverse voci, criteri stabiliti a priori rispetto all'esercizio del voto[5].
Pertanto le affermazioni del professor Zichichi, riguardo l’assenza di legame tra consenso e scienza, possono essere intese solo alla luce di due gravissimi fraintendimenti, il primo è che le attuali videocrazie siano la democrazia, il secondo che l’IPCC (International Panel on Climate Change), anziché un consesso di 2500 scienziati di tutto il mondo (tra cui climatologi e fisici dell’atmosfera che solitamente non discettano di particelle subnucleari), sia in realtà una sorta di Internazionale dei Partiti Comunisti Combattenti che vogliono sovvertire l’ordine costituito!
Quello del clima non è il solo campo in cui il professor Zichichi ha voluto mettere alla prova le sue doti di divulgatore, c'è anche quello dell'evoluzione. Come è noto l'illustre fisico mette in discussione il valore scientifico dell'evoluzionismo propendendo per un più sobrio creazionismo, soprattutto per la specie umana (non l'avremmo mai detto!!!). Naturalmente anche per Zichichi il creazionismo è diventato il Disegno Intelligente, per ironia della sorte anche il creazionismo evolve![6]. Il "punto di forza" dell'obiezione di Zichichi è l'impossibilità di trovare un'equazione dell'evoluzione che ne legittimi la natura scientifica. Anche qui c'è da rilevare una simpatica e sostanziale differenza tra le posizioni del fisico e quelle di Popper sull'argomento. Anche Popper sosteneva l'impossibilità di definire una legge dell'evoluzione, ma non per disconoscerne il valore scientifico bensì per sottolineare la natura storica e irripetibile dei processi evolutivi, e su questo punto non aveva dubbi neanche il grande Stephen Jay Gould. Ad ogni modo bisognerebbe informare Zichichi che alle lezioni di genetica delle popolazioni di diverse facoltà scientifiche, anzichè parlare di scienza ci si trova spesso a parlare dell'equazione di Hardy-Weinberg, che scandalo!
[1] S. Caserini, A qualcuno piace caldo. Errori e leggende sul clima che cambia. Edizioni Ambiente, Milano, 2008.
[2] Cit. da S. Caserini, op. cit., p. 201.
[3] B. Celano, Fatti istituzionali e fatti convenzionali, 2/2000, Filosofia e Questioni Pubbliche. "In The Construction of Social Reality, Searle fa oggetto di trattazione sistematica la distinzione [...] fra fatti «bruti» e fatti istituzionali. Con la locuzione «fatti istituzionali» Searle intende, specificamente, fatti la cui esistenza è dipendente da istituzioni umane (fatti che esistono soltanto «entro» istituzioni). Queste ultime sono, a loro volta, sistemi di regole costitutive: regole della forma ‘X ha valore di (counts as) Y nel contesto C’, che, dice Searle, creano, e anche regolano, nuove forme di comportamento, che non sarebbero possibili in assenza di tali regole medesime (forme di comportamento, cioè, il cui concetto è logicamente dipendente dalle regole in questione). Le regole costitutive vengono da Searle contrapposte alle regole che egli chiama «regolative», nella classe delle quali ricadono le norme in termini di obblighi, divieti, permessi. Le regole regolative, a differenza delle regole costitutive, regolano forme di comportamento che sono possibili anche in assenza di tali regole medesime e, in questo senso, preesistono rispetto ad esse (le regole regolative, cioè, regolano forme di comportamento il cui concetto è logicamente indipendente da tali regole medesime)."
L. Tussi, Il processo di crescita e di socializzazione. 2009, http://www.politicamentecorretto.com/. "Il nostro tessuto sociale è forte riguardo le regole costitutive, invece è flessibile sulle regolative."
[4] K.R. Popper, Miseria dello storicismo. Feltrinelli, 2002, p. 154.
[5] N. Bobbio, Il futuro della democrazia. Einaudi, 1995.
G. Sartori, Homo videns. Televisione e post-pensiero. Laterza, 2006.
G. Zagrebelsky, Imparare Democrazia. Einaudi, 2007.
[6] A. Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Il Saggiatore, 1999.
Nel caso la curiosità spingesse a leggere il libro di Zichichi che ho citato, mi corre l'obbligo di seguire l'esempio di Piergiorgio Odifreddi, quando ha passato in rassegna alcune delle "zichicche" del fisico, e consigliare almeno tre irrinunciabili antidoti in tema di letteratura divulgativa evoluzionistica. E' il minimo ma è sufficiente per una disintossicazione pressoché completa.
S. J. Gould, La vita meravigliosa. Feltrinelli, 1990.
S. J. Gould, Otto piccoli porcellini. Riflessioni di storia naturale. Il Saggiatore, 2003
E. Mayr, L’unicità della biologia - Sull’autonomia di una disciplina scientifica. Raffaello Cortina, 2005.
Tra le varie perle che Caserini ci dona, una mi ha stuzzicato particolarmente, per l’intreccio di riflessioni che suscita. Riguarda una delle numerose prese di posizione del professor Antonino Zichichi sull’argomento in cui l’illustre fisico della materia (non del clima), accenna ad una interessante relazione tra scienza e democrazia che a suo avviso sarebbe infondata:
«Per attaccare Bush è stato detto che la “stragrande maggioranza” del mondo scientifico concorda sulle conclusioni relative al cambiamento climatico più drastico e repentino che il pianeta abbia conosciuto negli ultimi millenni. Siccome non è possibile mettere ai voti una certezza scientifica il termine “stragrande maggioranza” è privo di senso.» A. Zichichi, Effetto serra, i dilemmi della Casa Bianca. Il Messaggero, 8 giugno 2001.[2]
Il consenso scientifico quindi è “privo di senso” secondo il professor Zichichi! Che “non si può mettere ai voti una verità scientifica”, come Galileo ci ha insegnato, è lampante, tuttavia non è altrettanto chiaro il parallelo tra processo scientifico e processo di formazione del consenso democratico, così come delineato dal professor Zichichi.
Se è vero che il risultato di una indagine scientifica non può essere messo ai voti è perché la comunità scientifica è d’accordo a priori sul metodo adottato per raggiungere quel risultato, ha quindi raggiunto un consenso che precede il risultato! Del resto nelle democrazie non si può mettere ai voti la forma democratica, che è il contesto di discussione. Gli esperti del diritto ci hanno insegnato che le regole costitutive della democrazia, e tra queste vi è il potere dal basso e la partecipazione quali fondamenti di questa forma di governo discutidora, non possono essere discussi senza compromettere la natura stessa della democrazia. Sarà un aspetto del banale principio di autoconservazione di ogni forma di potere ma, se di democrazia si vuole continuare a parlare, il principio di maggioranza non può valere per alcune regole costitutive esattamente come vale per le regole regolative[3]. Questo per quanto riguarda il consenso che precede un risultato, mentre per quanto attiene al consenso che succede a un risultato e alla relazione tra scienza e democrazia, rinnegata da Zichichi, potrebbe essere di qualche aiuto ricordare quanto affermava Popper del progresso scientifico: “La scienza, e in particolar modo il progresso scientifico, non sono il risultato di sforzi isolati, ma della libera concorrenza del pensiero. […] In ultima analisi il progresso dipende in larghissima misura da fattori politici; da istituzioni politiche che garantiscono la libertà di pensiero: dipende dalla democrazia.”[4]
A quanto pare il contesto democratico, il solo che consenta il costante confronto tra assenso e dissenso, lega a filo doppio la scienza al consenso, sia nelle fasi che precedono un risultato scientifico (metodologia adottata) sia dopo che un risultato scientifico è stato conseguito (replicabilità del risultato, verifica dei risultati, resistenza alla falsificazione con ipotesi alternative). Naturalmente il consenso non può che essere informato e nel caso specifico si parla di consenso tra esperti di una ben determinata disciplina caratterizzata da criteri procedurali ben definiti. Ma ancora una volta dobbiamo ricordare che anche nel versante politico il voto è un momento successivo alla formazione dell'opinione pubblica, che è tale solo se correttamente informata secondo criteri di trasparenza e equilibrio tra le diverse voci, criteri stabiliti a priori rispetto all'esercizio del voto[5].
Pertanto le affermazioni del professor Zichichi, riguardo l’assenza di legame tra consenso e scienza, possono essere intese solo alla luce di due gravissimi fraintendimenti, il primo è che le attuali videocrazie siano la democrazia, il secondo che l’IPCC (International Panel on Climate Change), anziché un consesso di 2500 scienziati di tutto il mondo (tra cui climatologi e fisici dell’atmosfera che solitamente non discettano di particelle subnucleari), sia in realtà una sorta di Internazionale dei Partiti Comunisti Combattenti che vogliono sovvertire l’ordine costituito!
Quello del clima non è il solo campo in cui il professor Zichichi ha voluto mettere alla prova le sue doti di divulgatore, c'è anche quello dell'evoluzione. Come è noto l'illustre fisico mette in discussione il valore scientifico dell'evoluzionismo propendendo per un più sobrio creazionismo, soprattutto per la specie umana (non l'avremmo mai detto!!!). Naturalmente anche per Zichichi il creazionismo è diventato il Disegno Intelligente, per ironia della sorte anche il creazionismo evolve![6]. Il "punto di forza" dell'obiezione di Zichichi è l'impossibilità di trovare un'equazione dell'evoluzione che ne legittimi la natura scientifica. Anche qui c'è da rilevare una simpatica e sostanziale differenza tra le posizioni del fisico e quelle di Popper sull'argomento. Anche Popper sosteneva l'impossibilità di definire una legge dell'evoluzione, ma non per disconoscerne il valore scientifico bensì per sottolineare la natura storica e irripetibile dei processi evolutivi, e su questo punto non aveva dubbi neanche il grande Stephen Jay Gould. Ad ogni modo bisognerebbe informare Zichichi che alle lezioni di genetica delle popolazioni di diverse facoltà scientifiche, anzichè parlare di scienza ci si trova spesso a parlare dell'equazione di Hardy-Weinberg, che scandalo!
[1] S. Caserini, A qualcuno piace caldo. Errori e leggende sul clima che cambia. Edizioni Ambiente, Milano, 2008.
[2] Cit. da S. Caserini, op. cit., p. 201.
[3] B. Celano, Fatti istituzionali e fatti convenzionali, 2/2000, Filosofia e Questioni Pubbliche. "In The Construction of Social Reality, Searle fa oggetto di trattazione sistematica la distinzione [...] fra fatti «bruti» e fatti istituzionali. Con la locuzione «fatti istituzionali» Searle intende, specificamente, fatti la cui esistenza è dipendente da istituzioni umane (fatti che esistono soltanto «entro» istituzioni). Queste ultime sono, a loro volta, sistemi di regole costitutive: regole della forma ‘X ha valore di (counts as) Y nel contesto C’, che, dice Searle, creano, e anche regolano, nuove forme di comportamento, che non sarebbero possibili in assenza di tali regole medesime (forme di comportamento, cioè, il cui concetto è logicamente dipendente dalle regole in questione). Le regole costitutive vengono da Searle contrapposte alle regole che egli chiama «regolative», nella classe delle quali ricadono le norme in termini di obblighi, divieti, permessi. Le regole regolative, a differenza delle regole costitutive, regolano forme di comportamento che sono possibili anche in assenza di tali regole medesime e, in questo senso, preesistono rispetto ad esse (le regole regolative, cioè, regolano forme di comportamento il cui concetto è logicamente indipendente da tali regole medesime)."
L. Tussi, Il processo di crescita e di socializzazione. 2009, http://www.politicamentecorretto.com/. "Il nostro tessuto sociale è forte riguardo le regole costitutive, invece è flessibile sulle regolative."
[4] K.R. Popper, Miseria dello storicismo. Feltrinelli, 2002, p. 154.
[5] N. Bobbio, Il futuro della democrazia. Einaudi, 1995.
G. Sartori, Homo videns. Televisione e post-pensiero. Laterza, 2006.
G. Zagrebelsky, Imparare Democrazia. Einaudi, 2007.
[6] A. Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Il Saggiatore, 1999.
Nel caso la curiosità spingesse a leggere il libro di Zichichi che ho citato, mi corre l'obbligo di seguire l'esempio di Piergiorgio Odifreddi, quando ha passato in rassegna alcune delle "zichicche" del fisico, e consigliare almeno tre irrinunciabili antidoti in tema di letteratura divulgativa evoluzionistica. E' il minimo ma è sufficiente per una disintossicazione pressoché completa.
S. J. Gould, La vita meravigliosa. Feltrinelli, 1990.
S. J. Gould, Otto piccoli porcellini. Riflessioni di storia naturale. Il Saggiatore, 2003
E. Mayr, L’unicità della biologia - Sull’autonomia di una disciplina scientifica. Raffaello Cortina, 2005.
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