Il concetto di complessità mi interessa molto, è evidente. Già in un precedente post (La rete e la catena) ci avevo giocato. In quel post guardavo la faccenda da una prospettiva prevalentemente ecologica, mentre in questo post intendo privilegiare una prospettiva evoluzionistica. Diciamo che il concetto di complessità comincia ad interessarmi nel momento in cui è letteralmente sfrondato (o dovrei dire spurgato) dal carico ideologico che si porta dietro, che trovo difficilmente sostenibile e che non mi piace, e siccome non sono un seguace dell'oggettivismo al di fuori dello spazio e della storia sarò onesto, intendo sostituire quel carico ideologico con il mio, illudendomi che si tratti di una lettura oggettiva.
Solitamente quando scrivo qualcosa parto da un'idea che ha già una sua forma ma è man mano che scrivo che poi l'idea prende veramente corpo, magari diventa altro e non ha più niente dell'idea originaria o semplicemente diventa meno chiara alla fine rispetto all'inizio, ecco! diciamo che l'idea diventa più complessa e il rischio di perderne il filo è sempre più alto.
In qualche modo dovrei aver reso ciò che penso per cui se doveste trovarlo interessante fatemelo sapere, potrei trovarlo interessante anch'io!
"Concludiamone dunque che il mondo sarebbe assai migliore se ciascuno si accontentasse di quello che dice, senza aspettarsi che gli rispondano, e soprattutto senza chiederlo né desiderarlo." José Saramago
martedì 27 ottobre 2009
domenica 25 ottobre 2009
Le radici europee!?
Oggi Asterix e Obelix compiono cinquant'anni naturalmente insieme a Idefix, il venerabile druido Panoramix e tutta la squinternata tribù gallica. E' sempre stato tra i miei cartoni preferiti. Anche adesso non me ne privo le poche volte che ho la possibilità di vederlo. E' uno di quei cartoni, come Will Coyote e Bip Bip, Gatto Silvestro e Titti, Tom e Jerry che mi fanno sempre ridere.Vincenzo Mollica al tg di oggi sosteneva che una ragione della popolarità di Asterix è da ricercarsi nel fatto che un manipolo di persone sprovvedute, ingenue e del tutto disorganizzate lottano con successo contro un potere costituito e arrogante che dispone di forze di gran lunga più addestrate alla guerra. La spiegazione è interessante, ma chissà che non contribuisca anche il fatto che il cartone ci fa vedere le radici dell'Europa odierna? Come è noto, la tesi delle radici celtiche dell'Europa è stata sdoganata da noti 'intellettuali' della Lega ma non è poi così balzana come sembra!
Personalmente io rivendico le mie radici messapiche ma al momento non vi sono fonti autorevoli a sostenere la tesi per cui rimane poco più di una supposizione.
giovedì 22 ottobre 2009
Strani tempi
Succedono cose strane ultimamente. I gesuiti recuperano il pensiero di Marx, Tremonti si vota al posto fisso e sul mio blog scrive Cleo e per di più riceve un commento!Non ho parole...sul terzo evento.
Mentre per i primi due ne avrei alcune, poche, per evitare di scrivere "complicatissimi testi che nessuno ha ancora decifrato". Ad ogni modo per facilitare la lettura ho provveduto a fornire lo strumento richiesto, :-).
E' condivisibile l'esortazione di Civiltà Cattolica: "non conviene, oggi come in passato, lasciare semplicemente alla sinistra la critica dell'economia politica di Marx." Benvenga il confronto tra i diversi punti di vista su Marx, come su ogni grande pensatore. Benvenga il riconoscimento che la flessibilità è un mostro culturale quando significa semplicemente trasferire il rischio imprenditoriale sui lavoratori. Benvenga tutto questo anche e soprattutto quando viene da parti inattese, ma mi aspetterei che su questi temi la sinistra dicesse qualcosa, dicesse che su Marx ci ha pensato a lungo, che ha letto le sue opere, che è da tanto tempo che ha imparato a distinguere il pensiero di Marx dall'abuso che ne è stato fatto, mi aspetterei che dicesse che il mondo del lavoro e tutte le storture del sistema produttivo capitalistico sono state da sempre l'assillo del pensiero di sinistra, mi aspetterei che la sinistra incalzasse il governo ogni giorno con proposte che mettano in pratica quanto Tremonti ha affermato con il suo slogan.
E invece, niente, a parte poche voci, come Vattimo e Gallino, la sinistra si ritrova attonita e muta di fronte a temi che sono costitutivi della sua storia ma che per decenni ha messo da parte, ha rimosso, ha trattato come tabù da non nominare, se non in ristretti circoli intellettuali, pur di farsi accettare nel 'mondo dei grandi'.
Altro che lasciare la critica del pensiero di Marx alla sinistra, da un po' di tempo a parlare di Marx e dei temi di sinistra sono rimasti Civiltà Cattolica e il Wall Street Journal!
Comunque sia, sulla profondità di pensiero dei gesuiti non c'è mai da dubitare. Come dice Vattimo, non è chiaro quale sia il loro disegno (altrimenti non sarebbero gesuiti!) ma sono sicuro che, dopo averci pensato a lungo (altrimenti non sarebbero gesuiti!) arriveranno a qualcosa di interessante (altrimenti non sarebbero gesuiti!). Magari copieranno un po' da Lukàks, un po' da Fromm, sicuramente anche dallo stesso Vattimo e chissà da quanti altri, senza dubbio e opportunamente ci metteranno qualcosa del Nuovo Testamento ma alla fine qualcosa di interessante ne verrà fuori. Quasi dimenticavo! Per l'esegesi di Marx i gesuiti non mancheranno di ispirarsi a Marx, non necessariamente quello di Treviri.
Se sulla riflessione dei gesuiti non ho dubbi, mi permetto di esprimere tutta la mia perplessità sul 'pensiero' di Tremonti. Ci mancava soltanto che Berlusconi si dicesse in sintonia con il suo Ministro dell'Economia perché fossero chiari due possibili scenari. Il primo scenario, Berlusconi è davvero finito, Tremonti (non Fini) gli sta preparando il de profundis e Berlusconi è subito corso ai ripari saltando in sella alla proposta di Tremonti. Il secondo scenario, l'operazione è soltanto il bieco tentativo di intercettare i voti di una sinistra orfana della propria storia e del proprio pensiero. In entrambi i casi il messaggio è uno solo, la sinistra non serve. Il silenzio della sinistra dà tremendamente ragione al messaggio.
martedì 20 ottobre 2009
Stravaganze
Finalmente è uscito ed ha lasciato il computer acceso! Non è la prima stranezza della giornata e prima di andare a letto ce ne saranno sicuramente altre. Approfitto di questa sua bizzarria per scrivere qualcosa di lui. E' un tipo tranquillo, per niente inquietante ma diverse cose di lui mi fanno preoccupare, cose davvero strane. La cosa più allarmante per me è vederlo camminare su due gambe per tutto il giorno, è incredibile come non abbia mal di schiena alla fine della giornata. Dovreste vederlo camminare, con quell’andatura stramba, prima su una gamba e poi su un’altra, continuo a temere che tra un passo e l’altro prima o poi caschi. Un’altra stranezza di cui non riesco a capacitarmi è come mai abbia bisogno di accendere la luce durante la notte per andare al bagno, anch’io di notte sento l’esigenza di svegliarmi ma non ho mica bisogno di così tanta luce, con quella che c’è ci vedo benissimo e non mi verrebbe mai in mente di accendere la luce, per non parlare poi di questa bizzarra abitudine di dormire per tutta la notte! Davvero singolare. L’ho visto saltare, è penoso, non riesce a sollevarsi da terra neanche per metà della sua altezza! Mi piange il cuore a vedere quelle gambe così poco efficienti per il salto e per la corsa. Quando la mattina si sveglia assume un comportamento davvero curioso, si toglie il pigiama per indossare altra roba, io di solito resto così come mi sveglio e francamente mi sembra che il mio sia un comportamento normale mentre il suo è a dir poco stravagante. Oddio, quando si infila quelle scarpe ai piedi mi viene l'orticaria, io non riuscirei a camminare con qualcosa del genere che avvolge i miei piedi. Non riesco ad immaginarmi mentre cammino con tutti quegli indumenti colorati addosso, i colori poi sono sempre diversi, a volte non si possono proprio vedere, meno male che non indossa calzini turchesi, a tutto c'è un limite! La sera quando torna a casa, non parliamone, si mette davanti a quella scatola luminosa e si lamenta dei tipi che lui considera strani, lui li chiama imbecilli. Da quello che dice pare che si tratti proprio di autentici cretini che per non farsi riconoscere si circondano di altri cretini così si convincono di essere normali e dicono degli altri che sono bizzarri. In giro si vedono tante stranezze, ma io sono una gattina di mondo, posso anche stupirmi ma più che altro le stravaganze altrui mi divertono, non sono come quelle comari provinciali che cianciano delle stranezze altrui perché sono cieche davanti allo specchio. Basta, non amo il pettegolezzo e poi potrebbe tornare, il tempo di caricare la mia foto e poi chiudo.

Non ho il tempo di cambiare le impostazioni del blog, quindi anche se c'è scritto che è pubblicato da Antonio non date retta, questo post è pubblicato da Cleo.
Non ho il tempo di cambiare le impostazioni del blog, quindi anche se c'è scritto che è pubblicato da Antonio non date retta, questo post è pubblicato da Cleo.
lunedì 19 ottobre 2009
Memoria e progetto
"Se noi non ricordassimo, il mondo sarebbe sottilissimo, una lastra priva di spessore, sulla quale fulmineamente stampato, un perpetuo presente attirerebbe su di sé i nostri sguardi stupiti e incantati.
Ma per fortuna noi ricordiamo, e dietro al mondo cosiddetto reale, dietro al mondo che si tocca, vede, sente, odora, il quale è veramente sottile come una lastra priva di spessore, mettiamo quello irreale, o almeno non più esistente, di uno, due, mille momenti prima, e assegniamo in tal modo un volume immaginario a qualcosa che in realtà non lo possiede." Vitaliano Brancati, (I piaceri della memoria. In: I piaceri, Bompiani, 1943).
"Mi pongo continuamente questa domanda: del passato berlusconiano cosa rimarra in piedi? La mia risposta è questa: il fatto che tutto è ridotto al presente, Uso certamente una parola inadeguata, «presentismo», cioè l'incapacità di spostare la propria percezione del tempo nel futuro, e anche nel passato, nei ricordi, fuori dall'immediatezza del presente. Tutto interessa in quanto è presente, di quello che ci sarà non ci poniamo il problema, quello che c'è stato si ricorda ma in modo semplificato e, secondo me, anche improprio o inadeguato. Ovviamente la percezione del tempo futuro presenta caratteristiche diverse dalla percezione del tempo passato, ma entrambe le percezioni sono accomunate da una semplificazione: un'immediatezza finalizzata esclusivamente al presente." Vittorio Foa (V. Foa, F. Montevecchi - Le parole della politica, Einaudi, 2008).
Memoria e progetto, un ponte costruito sul presente che lega il passato al futuro. L’arduo compito di sempre dell’umanità è stato quello di costruire questo ponte mentre ci cammina sopra, il compito del mio ‘tristissimo secolo’ sembra essere quello di distruggere questo ponte durante il percorso.
Forse ho preceduto o forse appartengo ad una generazione senza memoria e senza progetto che si muove con velocità vertiginosa nel piatto presente.
Memoria e progetto, l’una e l’altra necessitano di lentezza e serenità. I ricordi devono decantare, fissarsi e richiamarsi tra di loro, chiedono tempo perché diventino altro da ciò che è stato e si tramutino in esperienza. Il progetto è l’immagine speculare e disonesta dei ricordi, si proietta avanti barando sul passato e temendo sempre che la memoria scorga il necessario tradimento.
Memoria e progetto sono operato della lentezza. Lo vediamo anche nel mondo naturale, sebbene questo non sia sufficiente a comprenderne completamente i connotati umani. Ogni specie vivente ha connotati suoi propri che, pur trovando origine nel passato evolutivo, assumono lineamenti distintivi di quella specie. Memoria e progetto, è evidente che hanno radici in altre specie ma è innegabile che nella specie umana abbiano assunto morfologia e dimensioni che non sono riscontrabili in altre specie. Si tratta di invenzioni recenti, hanno avuto bisogno di miliardi di anni e non potevano esserci prima, senza il sostrato che si è costituto in precedenza perché potessero affiorare. Questo non vuol dire che ci sia stata una direzione evolutiva verso la memoria e il progetto, non amo i determinismi in tutti i loro travestimenti pseudospirituali, dico solo che c’è voluto molto tempo perché memoria e progetto venissero fuori.
Memoria e progetto non amano la velocità, sono antitetici alla velocità che connota il mio tempo, hanno bisogno di tempo e noi ‘non abbiamo tempo’. La velocità non è un valore che appartiene alla memoria e al progetto. La velocità non è un valore. Per due motivi, uno di ordine morale l’atro di ordine fisico. La velocità presume, ha la presunzione, che non vengano commessi errori nel tragitto, e poi più elevata è la velocità minore è il tempo necessario per frenare. Ecco perché la velocità non è un valore.
Ma del resto perché dovremmo ancora ragionare di valori? Con tutto quello che abbiamo da fare non c’è tempo per pensare! Primum vivere, deinde morire!
Segnalo il sito della Banca della Memoria che raccoglie centinaia di testimonianze della memoria e ringrazio i miei amici, costruttori di ponti, per avermi segnalato questo sito e per avermi permesso di fare qualche passo sul loro prezioso ponte.
Ma per fortuna noi ricordiamo, e dietro al mondo cosiddetto reale, dietro al mondo che si tocca, vede, sente, odora, il quale è veramente sottile come una lastra priva di spessore, mettiamo quello irreale, o almeno non più esistente, di uno, due, mille momenti prima, e assegniamo in tal modo un volume immaginario a qualcosa che in realtà non lo possiede." Vitaliano Brancati, (I piaceri della memoria. In: I piaceri, Bompiani, 1943).
"Mi pongo continuamente questa domanda: del passato berlusconiano cosa rimarra in piedi? La mia risposta è questa: il fatto che tutto è ridotto al presente, Uso certamente una parola inadeguata, «presentismo», cioè l'incapacità di spostare la propria percezione del tempo nel futuro, e anche nel passato, nei ricordi, fuori dall'immediatezza del presente. Tutto interessa in quanto è presente, di quello che ci sarà non ci poniamo il problema, quello che c'è stato si ricorda ma in modo semplificato e, secondo me, anche improprio o inadeguato. Ovviamente la percezione del tempo futuro presenta caratteristiche diverse dalla percezione del tempo passato, ma entrambe le percezioni sono accomunate da una semplificazione: un'immediatezza finalizzata esclusivamente al presente." Vittorio Foa (V. Foa, F. Montevecchi - Le parole della politica, Einaudi, 2008).
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Memoria e progetto, un ponte costruito sul presente che lega il passato al futuro. L’arduo compito di sempre dell’umanità è stato quello di costruire questo ponte mentre ci cammina sopra, il compito del mio ‘tristissimo secolo’ sembra essere quello di distruggere questo ponte durante il percorso.
Forse ho preceduto o forse appartengo ad una generazione senza memoria e senza progetto che si muove con velocità vertiginosa nel piatto presente.
Memoria e progetto, l’una e l’altra necessitano di lentezza e serenità. I ricordi devono decantare, fissarsi e richiamarsi tra di loro, chiedono tempo perché diventino altro da ciò che è stato e si tramutino in esperienza. Il progetto è l’immagine speculare e disonesta dei ricordi, si proietta avanti barando sul passato e temendo sempre che la memoria scorga il necessario tradimento.
Cloude Monet, Il ponte giapponese, 1910.
Memoria e progetto sono operato della lentezza. Lo vediamo anche nel mondo naturale, sebbene questo non sia sufficiente a comprenderne completamente i connotati umani. Ogni specie vivente ha connotati suoi propri che, pur trovando origine nel passato evolutivo, assumono lineamenti distintivi di quella specie. Memoria e progetto, è evidente che hanno radici in altre specie ma è innegabile che nella specie umana abbiano assunto morfologia e dimensioni che non sono riscontrabili in altre specie. Si tratta di invenzioni recenti, hanno avuto bisogno di miliardi di anni e non potevano esserci prima, senza il sostrato che si è costituto in precedenza perché potessero affiorare. Questo non vuol dire che ci sia stata una direzione evolutiva verso la memoria e il progetto, non amo i determinismi in tutti i loro travestimenti pseudospirituali, dico solo che c’è voluto molto tempo perché memoria e progetto venissero fuori.
Memoria e progetto non amano la velocità, sono antitetici alla velocità che connota il mio tempo, hanno bisogno di tempo e noi ‘non abbiamo tempo’. La velocità non è un valore che appartiene alla memoria e al progetto. La velocità non è un valore. Per due motivi, uno di ordine morale l’atro di ordine fisico. La velocità presume, ha la presunzione, che non vengano commessi errori nel tragitto, e poi più elevata è la velocità minore è il tempo necessario per frenare. Ecco perché la velocità non è un valore.
Ma del resto perché dovremmo ancora ragionare di valori? Con tutto quello che abbiamo da fare non c’è tempo per pensare! Primum vivere, deinde morire!
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Segnalo il sito della Banca della Memoria che raccoglie centinaia di testimonianze della memoria e ringrazio i miei amici, costruttori di ponti, per avermi segnalato questo sito e per avermi permesso di fare qualche passo sul loro prezioso ponte.
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