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lunedì 16 ottobre 2017

Domande

Questo è un post breve, rimando a una eventuale discussione ogni altra considerazione.

A proposito dell'ennesimo caso di stupro tempo fa sollecitavo questa riflessione in facebook: Diciamocela tutta, c'è un problema comune a tutte queste storie: sono maschi. Sono tutti maschi, maschi che pensano con il pisello, maschi che si sentono maschi se usano la forza, maschi che inneggiano alla forza come sola virtù, maschi impotenti che non saranno mai uomini. E poi c'è l'altra cosa comune, le vittime sono donne.

***

Della vicenda di Harvey Weinstein, degli articoli indegni di Libero, dei commenti frustrati in fb, e via e via mi resta una sfilza di domande indirizzate essenzialmente agli "uomini", anche a quelli come Weinstein, e alle donne maschizzate. Che v'hanno fatto le donne? Che problemi avete con loro? Non riuscite proprio a perdonarle per avervi messo al mondo? E' vivere che vi sembra insopportabile o il fatto che dovete morire? Cosa avete di inconfessabilmente sepolto nelle vostre anime che non riuscite a perdonare a vostra madre?

5 commenti:

  1. Secondo me non si tratta soltanto di un problema legato all’essere maschi o femmine, non è solo violenza o discriminazione sessuale, se non altro perché sono le donne, le madri, le prime ad educare diversamente i figli maschi dalle figlie femmine, i padri non sono altrettanto categorici, e sono sempre le madri le prime a difendere, a coprire, a salvare il figlio mostro, il figlio che stupra o assassina, e a minimizzare le sue colpe, autoassolvendo così anche se stessa.
    Credo che si tratti di una questione culturale legata all’Occidente, presso cui ha raggiunto la sublime apoteosi, ma che potremmo estendere a tutte le culture patriarcali e, forse, alla stessa condizione umana … ma io personalmente non ho molta simpatia del riduzionismo biologico in voga che riconduce tutto ad ipotetici geni e ad una altrettanto ipotetica “natura umana”.
    Quando è iniziato? Quando i primi filosofi, i cosiddetti “fisici” hanno concepito la natura come un oggetto da conoscere, da scoprire e da violentare? Quando il conoscere si è trasformato in scienza, e ciò che si conosce è diventato un oggetto da aprire, da sezionare, da spaccare, da aprire, da stuprare, da usare, dall’antica radice schio-schisi, che vuol dire appunto dividere?
    Non si tratta solo di stupro, della donna vista come oggetto di piacere e di possesso, o del sentirsi sufficientemente uomini solo imponendo il proprio dominio su un essere di sesso opposto, anche perché con sistemi meno evidenti, meno cruenti e meno eclatanti, anche la donna aspira allo stesso potere, allo stesso dominio, alla stessa ebbrezza nel soggiogare l’altro.
    Non è altrettanto evidente il dominio forse perché la donna non ha bisogno della forza, della violenza o della minaccia per imporsi, le basta la seduzione e la capacità di legare qualcuno a sé, mentre un uomo crede che per ottenere gli stessi risultati debba come minimo imporsi, insistere, persistere, se non forzare con metodi che vanno da una dolce e piacevole violenza fino a metodi molto più cruenti e molto meno piacevoli.
    La storia delle amazzoni che rapivano i maschi per accoppiarsi e per riprodursi è appunto una leggenda, raccontata da storici maschi che semplicemente attribuiscono alle fiere amazzoni i loro stessi costumi: che bisogno aveva un popolo di donne di rapire i maschi quando sarebbe bastato sedurli per ottenere la stessa cosa con minore sforzo e minori rischi, ma i greci erano terrorizzati dall’esistenza di queste donne libere e fiere, tanto da raccontare che Ippolita, la loro regina, si sarebbe innamorata di Achille, l’eroe più grande e più puro per i greci, e soggiogata dal suo fascino avesse capitolato, rinunciando in blocco alla sua libertà e alla sua fierezza … soggiogare una donna indomita e ribelle, trasformare una tigre in un gattino che fa le fusa, è il sogno inconfessabile di ciascun uomo…salvo poi essere deluso del gattino.
    Lo stupro ha ben poco a che vedere col sesso in sé quanto con l’esercizio del potere e del dominio, tranne per il fatto che il potere è un costituente della sessualità, anche se non certo l’unico, per fortuna la sessualità è anche tenerezza, passione, sensualità, piacere, brivido, …, se no sarebbe solo un atto brutale ed entro limiti ragionevoli è piacevole anche esercitare un dominio, un potere, sottomettere e soggiogare l’alto e persino che l’altro eserciti su di noi un certo dominio e che tenda a sottometterci … non è la prima volta che ascolto confessioni come queste.
    (segue)

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  2. Perché questo esercizio del potere è così fondamentale nella nostra cultura? Perché ne siamo così coinvolti da improntare tutti i nostri rapporti interpersonali e sociali? Perché il rapporto con l’altro è un trasformarlo in oggetto da usare o in testimone del nostro valore o del riconoscimento della nostra esistenza? Perché tutto ciò che ci circonda dev’essere visto in funzione di noi stessi e non nella sua alterità? Io credo che ciò abbia a che fare col fatto che: “L'enfer, c'est les autres”, come dice Sartre in A porte chiuse; con il nostro terrore della “contingenza”, di tutto ciò che sfugge al nostro controllo e che potrebbe esserci, non esserci, o essere diverso da ciò che è a da come mi serve che sia.
    Altro punto importante su cui discutere sarebbe il fatto che tendiamo a sottomettere al nostro potere il diverso più che il nostro simile, e questo in parte spiega il razzismo, il sessismo, la xenofobia e gran parte delle assurdità di cui abbiamo notizia, che accadono sempre più spesso, di stupri, intolleranze culturali, di aggressioni verbali e fisiche verso persone di altre culture e di altri Paesi, di discriminazioni verso chi ha un altro colore della pelle, proviene da altre terre, ha un altro orientamento sessuale e persino verso chi ha qualche stigma o qualche malattia, come bambini down, autistici o epilettici rifiutati dalle scuole, o quello della donna che si è sentita dire dalla ristoratrice che avrebbe dovuto restarsene a casa invece di andare nel suo locale a mangiare la pizza, perché col suo attacco spaventa i clienti.
    Io andrei giù duro con questa gente, con quelli che rifiutano i clienti perché epilettici, di colore, omosessuali o trans, tu gestisci un locale pubblico, se il cliente paga, è educato e rispettoso, tu non puoi rifiutarlo, non ne hai diritto, non ti è stata data una licenza perché tu discrimini e offenda le persone, perché rifiutare qualcuno perché diverso è offenderlo in quanto tale, offenderlo per una cosa di cui non solo lui non ha alcuna responsabilità, ma spesso la presunta inferiorità è solo nella mente di chi discrimina.
    Ciao

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  3. Caro Garbo, in merito ai comportamenti in questione non c’è niente nelle mie parole che assegni una importanza esclusiva alla natura biologica dell’essere maschi o femmine ma visto che mi porti su questo terreno ricordo che lo stesso Freud, neanche lui privo di condizionamenti culturali, affermava che “per il campo psichico, quello biologico svolge veramente la funzione di roccia basilare sottostante” (Analisi terminabile e interminabile, 1937). Sebbene le premesse e l’intento di tale conclusione fossero impantanati nel magma culturale del suo (e non solo suo) tempo non vedo motivi di considerare del tutto falsa la conclusione. Potrebbe essere utile considerare aspetti filogenetici, il differente assetto ormonale e quant’altro ma non è questo il vaso di pandora che intendevo scoperchiare. Darei per scontato che siamo il risultato di un intreccio inestricabile di fattori biologici e culturali. I due livelli possono essere separati solo a prezzo di approssimazioni necessarie, laddove non pericolose.
    Ad ogni modo stiamo parlando di un problema prevalentemente culturale ed è importante quello che dici sulle madri che educano i figli in maniera diversa, mi torna una pubblicità di una madre che anziché rompere sulla schiena del figliolo la mazza di scopa fa la mamma rock! Della serie come ti allevo un potenziale assassino e poi ci chiediamo come mai la nostra società sia così maschilista. Già, chissà come mai! Spaventa come le donne abbiano interiorizzato questa cultura. Sappiamo che ogni scarrafone è bello a mamma soja ma qui oltre all’autoassoluzione è il caso di chiedersi se non intervengano anche altri fattori. Forse per salvarsi, per solidarizzare con il “tiranno” ma è una solidarietà tra il kapò e l’aguzzino!
    Chiedi quando è cominciato. Nelle tue domande si intravede un ipotetico inizio ma siamo sicuri di non dover cercare le radici di quell’ipotetico inizio ancora più indietro? Siamo sicuri si possa davvero parlare di un inizio? Rispetto a cosa? A una condizione che prima era diversa? Nella storia nota sono rari i casi di società matrilineari, Bachofen parlava di matriarcato ancestrale ma per mettere in luce il “progressivo” cammino verso il patriarcato, mica per un discorso di emancipazione femminile. Le più antiche leggende parlano di originarie divinità femminili sostituite da divinità maschili. Queste leggende ci raccontano di un retaggio del passato? Forse sì. Forse è possibile che ci sia stato un inizio ma se c’è stato per la nostra specie allora per capirlo dobbiamo andare davvero molto indietro, tra le società matriarcali dei bonobo e quelle patriarcali degli scimpanzé, piaccia o no la storia remota è quella ma quella storia non assolve e non incolpa nessuno. Non c’è nulla di deterministico in quella storia, non ci sono indicazioni che il maschio è così e la femmina è cosà e men che meno che si debba essere così o cosà.
    (segue)

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  4. Su quale ruolo abbia la scienza nello “stupro” della natura ne abbiamo parlato molte volte, non sempre con posizioni affini. Si intravede in questo tuo discorso una metafora, un parallelo tra il maschio stupratore e la donna-natura vittima. Mi resta difficile stabilire un nesso tra Bacone o Kant e un troglodita che pensa con il pisello ma a parte questo la metafora ha un suo fascino! Se questo modo di intendere il sapere attinge alla lettura di Heidegger è il caso di pronunciare una volta per tutte una bestemmia nei suoi confronti. Non aveva capito un cazzo della differenza tra scienza, tecnica, tecnologia e mercato. Non aveva capito un cazzo di come si intrecciano. Altri pensatori prima di lui, lontanissimi da lui per pensiero e ideologia, avevano gettato uno sguardo acuto in quella direzione per dipanare il discorso del dominio e dello sfruttamento ma la storia ha riservato a quei pensatori un pessimo trattamento, mentre Heidegger è diventato un paladino del libero pensiero.
    Ma torniamo al nostro discorso… non hai idea di quanto mi piace divagare con te :-D
    Come dici, il dominio non è esclusivo di un solo sesso ma è giocato su registri diversi. Torna la roccia basilare? Un po’ sì ma quello che mi interessa sono i fattori culturali, l’organizzazione sociale che fanno sì che questi registri convergano verso un modello che esalta la forza e trascura la seduzione. Indubbiamente ci sono sotto aspetti antropologici e la storia delle amazzoni ne rileva una buona parte. La leggenda delle amazzoni è chiaramente l’esorcizzazione di un terrore, la manifestazione di una paura atavica. Dove attinge questo terrore così antico e ancora attuale? Come uomini abbiamo mai seriamente fatto i conti con questo terrore oppure obnubilati dall’invidia del pene abbiamo tralasciato l’invidia della vagina? L’invidia di poter dare la vita intendo. Era questo il senso delle mie domande. “L’inferno sono gli altri” diceva Sartre perché l’altro mi mette di fronte alla necessità di confermare la mia alterità, l’altro rappresenta una sfida all’immagine che ho di me, di fronte all’altro io devo trovare fondamento alla mia alterità. Se accetto quella sfida l’altro è quanto di più stimolante posso trovare per la mia stessa alterità altrimenti è guerra. L’altro ha tante forme ma qui vorrei restare a quell’altro per l’uomo è la donna perché mi pare che questa “sfida” sia stata da sempre e continui a essere la più impegnativa e quella meno risolta, forse la sfida che sta alla radice di ogni altra.
    Ciao

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  5. Aggiungo altro per chiarire quanto detto e dare ulteriori spunti di discussione. Oggi l’uomo ha capito come nascono i bambini, ha capito quale sia il suo contributo ma non è stato così per molto tempo. Per decine di millenni l’uomo ha guardato accadere eventi straordinari senza capire cosa stesse accadendo. Uno degli eventi che più di ogni altro l’ha segnato è come le donne potessero dare la vita. Non capiva bene come potesse accadere ma succedeva che per un po’ di mesi si gonfiassero, stavano male poi a un certo punto urlavano, perdevano acqua, sangue e in mezzo alle gambe spuntava un esserino insanguinato del tutto simile a lui oppure simile a lei. Quelle donne in mezzo alle gambe avevano il segreto della vita. Il terrore che lì fosse conservato anche il segreto della morte non ha ancora abbandonato l’uomo. Il timore era (continua a essere?) che se le donne danno la vita possono dare anche la morte. Ecco perché ritengo centrale il discorso dell'altro che per l'uomo è la donna, perchè qui si coagulano paure che non avevamo prima di cominciare a essere consapevoli della nostra fine. Nell’antro oscuro di questo atavico terrore bisogna addentrarsi. E’ alla luce fioca di questa caverna oscura che dobbiamo rileggere molti miti antichi e molti tormenti contemporanei. A presto.

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