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sabato 4 febbraio 2012

Errori di comunicazione

Fino a poco tempo fa si usava dire "mi hanno frainteso", adesso si parla sussiegosamente di errori di comunicazione. No, non è un errore di comunicazione. Nanni Moretti in un suo film diceva "Se pensi male, parli male".
Imparino i giornalisti a chiedere il perché delle cose, imparino i cittadini a pretendere che siano date le spiegazioni. Perché? Perché? Perché? Ci si stanca troppo rapidamente di porre perché.


Piccola postilla apparentemente fuori tema. Sono infuriato nero, per cui se pensate di lasciare commenti stile, condivido quello che dici oppure non sono d'accordo, desistete. Il minimo che capiterà è farli sparire. Non sopporto il pensiero I like / I dislike. Se volete argomentate, si può fare anche in cinque righe.

2 commenti:

  1. Perché - mi esprimo come mi viene - é una nuova tecnica di comunicazione per fare passare i concetti inverecondi che i potenti vogliono affermare. Perché anche i giornalisti cosiddetti progressisti da tempo da tempo desistono dallo scavare a fondo nelle notizie. Perché anche nelle piccole cose della società si dimostra in genere tanta superficialità, il cui perché in parte forse risiede nelle distorsioni create nell'opinione pubblica dalla televisione commerciale. Ma i perché sono tanti ancora. Per cui, invece, ti piaccia o non ti piaccia, bastava anche dire like o unlike!

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  2. Caro Adriano, mi piace il tuo commento, ;-) mi piace perché non è solo un "mi piace". Abbiamo bisogno delle nostre opinioni, perché il discorso continui ad essere un dia-logo e non un mono-logo, ecco perché non può bastare un mi piace e un non mi piace. Quella è roba che può bastare nel mondo di facebook e della politica, entrati in una inquietante e pericolosissima risonanza. E' così che perdiamo il sapore delle argomentazioni.
    Detto questo, la mia amica Maura mi fa giustamente notare che io non ho argomentato sul perché la lettura dell'articolo di Monti mi abbia fatto infuriare. Non si possono far passare i diritti per privilegi, le due cose nella storia del pensiero occupano ambiti nettamente differenziati e nessuno può fare questa ignobile operazione senza essere sottoposto ad una raffica di domande che sono scomparse dal panorama giornalistico e non solo. Dire che bisogna ridurre i diritti di alcuni per assicurarli ad altri è semplicemente una bestialità che può essere partorita solo da una prospettiva sociale che tiene in gran conto le raffinate analisi costi-benefici e ignora del tutto i principi inalienabili degli individui, non ultimo quello di uguaglianza. Non si può pensare ad un diritto "diluito" perché sia più "efficace"! Queste idiozie le abbiamo già sentite da Tremonti, non mi convincevano allora e non ho uno straccio di motivo perché mi convincano oggi, con buona pace del curriculum stellare del prof Monti.

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