martedì 29 aprile 2014

Immagina, puoi

Immagina un paese dove i giornalisti fanno i giornalisti, ovvero i cani da guardia del potere, come si suol dire, dire e basta! Immagina un paese dove chiunque si presenti in televisione con lo scopo di prendere impegni pubblici è tenuto a dare informazioni dettagliatissime sulle proprie parole e promesse, a rispondere a sfilze di "perché?", a interminabili "come?", a estenuanti "con quali mezzi?". Immagina un paese dove la mancata risposta a una sola domanda espone allo scherno da parte di una schiera di giornalisti pronti a deridere il soggetto per diversi giorni in televisione sia in sua presenza quanto in contumacia. Immagina un paese dove un condannato in via definitiva per frode fiscale che intende assumere ruoli politici è ospite sgradito nei mezzi di informazione. Immagina un paese dove i giornalisti hanno tra le loro regole ferree che a domanda segue risposta chiara e senza giri di parole, al primo tentativo di tergiversare l'intervistato è riportato fermamente nell'alveo della domanda, al secondo tentativo viene cortesemente invitato a lasciare la trasmissione che continua e diventa un dibattito sull'incapacità dell'ospite di fornire risposte. Immagina una televisione dove uno parla e gli altri tacciono, chi interrompe, anche una sola volta, è costretto a lasciare lo studio tra lo scherno e la derisione dei restanti. Immagina una televisione dove per le interviste non c'è alcun accordo sulle domande, come in realtà avviene, le domande saranno rigorosamente a discrezione dei giornalisti presenti che non saranno noti all'ospite, se l'ospite accetta la trasmissione avrà luogo se l'ospite non accetta avrà luogo ugualmente ma senza l'ospite e si discuterà del rifiuto dell'invitato. Immagina un paese dove i mezzi di informazione non danno alcuno spazio ai monologhi eversivi di esaltati capopopolo che non intendono dare spiegazioni precise sul progetto politico che perseguono. Immagina un paese dove chi ha ricoperto ruoli politici in maniera meno che cristallina non è invitato a discutere della politica di oggi o di domani con il ruolo di vecchio saggio. Immagina mezzi di informazione aperti ad ogni motivato intervento critico nei confronti della politica e della gestione della cosa pubblica. Immagina un paese dove i giornalisti non sono disposti a vendersi madre, padre e qualche figlia pur di fare un punto di share. Immagina un popolo che vorrebbe mezzi di informazione veri. Immagina, puoi!

11 commenti:

  1. Mi diletta immaginare l'abolizione del Phylum dei giornalisti. Per andare sul sicuro.

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  2. Più che immaginare, sogno un paese libero, dove si possa respirare aria di rinascita!!!!....ma quando avverrà?????

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  3. HIV, io invece spero in una evoluzione del phylum perché, in linea con intherainbow, sogno un paese libero e non si ha libertà, come non si ha democrazia, senza informazione. Buon 1° maggio a tutti.

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    1. Dalla mia prospettiva, quando l'informazione è troppa - ed è troppa -, il fatto che sia buona o cattiva cessa di essere determinante. Il giornalismo in ogni caso non va oltre la cronaca, estendendo un monopolio sul senso comune. E' in quel momento che la dis-informazione, criticamente cercata attraverso altre fonti, si configura come pratica di emancipazione. Quanto alla libertà e alla democrazia, confesso che non riesco a pensarle insieme (liberaldemocrazia) se non come "progetto di dominio" a vocazione duramente identitaria. Per quanto possa risultare fallimentare, mi sono abituato a pensare in termini di 'differenza' piuttosto che di 'libertà'.
      In nome del suo originario nucleo conflittuale, da cui trae il suo senso: Buon I maggio anche a te!

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    2. HIV il tuo commento merita una risposta più puntuale di quella che posso dare ma ci proverò. Noto una contraddizione in quanto dici, sia rispetto a quanto affermi sia rispetto all'esempio che possiamo trarre dalla storia. In relazione alla contraddizione interna converrai che la libertà è lo spazio delle differenze, pertanto non si danno differenze senza libertà di espressione delle stesse. In relazione alla lezione della storia anche qui converrai che i regimi che hanno avuto "difficoltà", diciamo così, con le libertà (il plurale è d'obbligo) hanno solitamente schiacciato le differenze e insieme a queste l'informazione. Dici che troppa informazione annulla la dialettica tra buona e cattiva informazione, e potrei essere parzialmente d'accordo, vedi l'emancipazione dal senso comune nella dis-informazione "criticamente cercata" e qui sono totalmente d'accordo ma sarai d'accordo con me che quel "criticamente" è fondamentale, altrimenti vengono fuori chip sottopelle e complotti marziani, ed è possibile solo nell’ambito di libertà riconosciute e garantite. Critica e libertà stanno insieme HIV, simul stabunt vel simul cadent.
      Quanto alla libertà e alla difficoltà di coniugarla con la democrazia, qui il discorso sarebbe ancora più lungo ma cerco di sintetizzare. Se libertà richiama solo istanze economiche sono d'accordo con te ma se, come deve o dovrebbe essere, richiama istanze etiche allora non ho alcuna difficoltà a pensare liberaldemocrazia come non ho difficoltà a pensare socialdemocrazia. Hai ragione quando dici che la libertà intesa come dominio mercatista è il paletto nel cuore dell'utopia democratica ma come fa notare Luciano Canfora citando Platone, "l'utopia è un bisogno morale, non è importante che si realizzi è importante desiderarla", massima peraltro magnificamente sintetizzata dall'apologo di Gaetano Mosca, anche lui piuttosto pessimista riguardo all'esistenza della democrazia. Sappiamo che la democrazia può essere altro e soprattutto sappiamo che deve essere altro, proprio perché non è ignota la retorica della democrazia come risultato dell'economia. Per chiudere direi che democrazia è esattamente quel territorio della diversità che sembra piacere a te quanto a me. Un saluto.

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    3. Diciamo che è almeno problematico elaborare discorsi contraddittori (nel senso forte di contraddizione logica) in ordine a nozioni come “libertà” e “democrazia”, a meno che le argomentazioni non siano precedute da una preliminare intesa sui significati dei termini in gioco (intesa essa stessa problematica, poiché i concetti sono inscindibili dalla loro genealogia storica, e dunque non possono essere trattati nella loro “purezza”). L’esser-libero, per dire, può predicarsi di così tanti e diversi soggetti da generare ragionamenti equivoci, elusivi del principio di non contraddizione. Ora, la libertà – in termini puramente intellettuali – è una delle condizioni per l’espressione delle differenze, ma in concreto le cose stanno molto diversamente. Che cos’è ad esempio la libertà per l’ideologia borghese se non l’abolizione di ogni ostacolo situato tra l’individuo e la sua identificazione con il possesso uniforme della merce (il cui consumo è sempre più omogeneo e di massa). Infatti, come dici, un conto è libertà intesa sul piano etico e un altro è libertà concepita sul piano politico. Soprattutto, solo su un piano sommamente astratto (e infondato) si possono tenere separati i due concetti dalla dimensione economica. Anche “democrazia”, pur essendo storicamente riconducibile a tradizioni di pensiero forte, senza puntuali aggettivazioni di parte – e di partito – (democrazia liberale, formale, diretta, rappresentativa, sostanziale, cristiana, proletaria etc.) rimane termine amorfo, privo di autonomia concettuale. E così “libertà”, per il liberalismo e per l’individualismo possessivo borghese è una cosa, per il giacobinismo un’altra, per il marxismo un’altra ancora etc. Sull’autoritarismo implicito nella teoria e nella pratica della democrazia, quindi sulla non sovrapponibilità/identità di libertà e democrazia, si è detto molto (Tocqueville, Mill etc. oggi Tronti), e proprio Canfora scrive cose su Pericle che demistificano potentemente diversi luoghi comuni. Oggi liberaldemocrazia è sempre meno ideologia e sempre più tecnica, insieme di norme e di procedure di governance da leggere all’interno dei processi autoritari novecenteschi di burocratizzazione e tecnicizzazione della politica. Ecco che cosa intendo quando parlo di democrazia come pratica di dominio.

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    4. HIV, sono convinto che elaborare discorsi contraddittori è impresa che viene facile anche senza dover fare una lunghissima premessa definitoria. Io ho espresso in estrema sintesi quali sono i punti del tuo commento che trovo contraddittori e l'ho fatto argomentando, sia pure brevemente. Riguardo all'accezione di libertà come identificazione con la merce che tu stigmatizzi mi trovi d'accordo e in questo post scrissi qualcosa che può servire a capirci meglio, come in quest'altro riguardo alla tecnicizzazione della politica. Per i caveat della storia del pensiero politico che citi sono contento di scoprire che abbiamo alcune letture in comune. La democrazia come pratica di dominio non è una novità e neanche una sorpresa, potremmo chiederci quale discorso politico possa dirsi estraneo alle pratiche di dominio ma il discorso si farebbe troppo lungo. E' vero che non si può ignorare la dimensione economica ma è altrettanto vero che non deve essere l'unica dimensione del politico o che addirittura preceda il politico, se è necessario anche con buona pace di Marx. Da questo punto di vista raccolgo la lezione di economisti come Sen, storici come Thompson, filosofi come Honneth. Riguardo alla democrazia e al supposto legame con il "pensiero forte" consiglio la lettura di Zagrebelsky, soprattutto il suo "Contro l'etica della verità".

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    5. Certo, siamo fondamentalmente d'accordo. Anche nel pensare la realtà di una libertà nemica della differenza, come si apprende dalla lettura dei post che mi proponi. Prendo nota del consiglio di lettura.

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  4. A me basterebbe anche semplicemente un Paese senza tutta questa volgarità che ci sta sommergendo. Ad esempio trovo volgare che un giornalista difenda gli interessi del suo editore, trovo ancora più volgare che l'editore di parecchi giornalisti abbia un partito politico e sia stato Presidente del consiglio per ben quattro volte. Trovo volgare che la politica finanzi l'editoria con i nostri soldi, questo è mettere un bavaglio all'informazione. Trovo volgare che, invece, non s trovino mai i fondi per potenziare la banda larga, la rete, visto che siamo uno dei Paesi occidentali più arretrati per quanto riguarda l'accesso ad internet veloce (in pratica sono stati più efficaci di Erdoğan nel limitare l'accesso all'informazione libera che travalica i nostri confini di Stato). Trovo volgare che sia il parlamento a dover decidere se un parlamentare vada processato o le inchieste in corso siano "fumus persecutionis": in altre parole, che la politica si arroghi il diritto di auto-processarsi e spesso di auto-assolversi. Che stiamo ancora qui a discutere di imputati o di condannati che continuano a fare politica, perché chi ha problemi con la giustizia non dovrebbe poter rappresentare i cittadini onesti. E' volgare che i poliziotti assassini di Federico Aldrovandi ricevano un'ovazione di applausi da un sindacato di Polizia. E' volgare che per sapere se una partita di finale di coppa Italia debba continuare si consulti Genny 'a Carogna, capo ultras in odore di camorra, con addosso una maglietta che inneggia alla liberazione di un altro tifoso che uccise un poliziotto e che già in passato spacciava droga. E' volgare il linguaggio di molti politici e la loro gestualità, persino Piero Fassino si fa beccare allo stadio col dito medio alzato all'indirizzo dei tifosi che lo contestavano ... siamo alla fine dei tempi, solo una palingenesi ci può salvare.
    Ciao

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    1. Caro Garbo, a quanto dici aggiungerei che basterebbe applicare il codice civile e penale per evitare molte delle storture che dici ma non può bastare perché solo i popoli si danno un codice comune e ne chiedono il rispetto. Noi italiani non siamo un popolo, non siamo una nazione, non lo siamo mai stati, siamo ancora divisi nei nostri comuni all'ombra dei campanili e dietro le porte delle nostre case, se va bene dentro casa non ho nulla di cui darmi pensiero, ecco perché degli assassini condannati vestono ancora la divisa da poliziotto, ecco perché un avanzo di galera fa campagna politica, ecco perché un teppista violento fa apoteosi di reato impunemente, ecco perché il parlamento è colonizzato da virus di ogni tipo. Quando la Costituente decise che doveva essere "il parlamento a dover decidere se un parlamentare vada processato" non avevano in mente il putridume degli odierni invertebrati ma la sovranità del popolo di cui il parlamento è espressione, purtroppo espressione di un popolo che non esiste. Mettere in discussione i principi costituzionali è estremamente pericoloso e il "rimedio" sarebbe peggiore del male, sottoscrivo ogni parola del tuo commento ma su questa strada non posso seguirti. Un saluto a te.

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