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venerdì 11 marzo 2011

Sottoscrivo!


Chi ha visto la trasmissione AnnoZero ieri sera sa che Tremonti non ha risposto alle domande di Giacomo Russo, chi non l'ha vista può farlo al sito di AnnoZero. Tremonti ha detto che non risponde quando gli attacchi vengono portati in maniera personale. Balle! Di argomenti Giacomo Russo ne ha sollevati tanti, troppi per Tremonti. Le domande erano precise. Quale progetto di sviluppo ha in mente Tremonti, se ne ha uno? Quale disegno vuole dare all'economia, se ha un disegno? Quale criterio ha adottato per i tagli, se ne ha adottato uno? Anziché fare lezioncine ridicole per i suoi elettori il ministro dell'economia potrebbe studiare un po' e magari abbozzare qualche risposta.

***

DOMANI 12 MARZO 2011, ANCORA UNA VOLTA IN PIAZZA DIFESA DELLA COSTITUZIONE.

martedì 8 marzo 2011

Grande come la terra


Ragazza, tu che sfiori la mia mente,
c'è nel tempo vibrato una mimosa
che va raccolta dentro la sutura
e ha suono, credi, un suono inverecondo.
Alda Merini, Da Ballate non pagate, 1995

***

A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.
Alda Merini

lunedì 7 marzo 2011

Parole di donna

La strega fu impiccata, nella storia,
Ma la storia ed io
Troviamo le arti magiche
Di cui abbiamo bisogno, giorno dopo giorno
.
Emily Dickinson, Poesie, 1883.

Donne (Libia). Donne durante una festa di Ghat incoraggiano i cammellieri.
Foto da Gli Angeli parlano a Monica.

"Cerco un viso che mi restituisca la memoria perché ho perso la memoria!"
Le ferite della mia fantasia hanno pulito i loro ricordi per una ragione a me ignota.
Le mie dita vagano indifferenti tra i fogli sparsi sul tavolo davanti a me. Sono decorati con parole misteriose. Ciononostante le dita continuano a rovistare in silenzio e trovano, nascosto tra i fogli, un quaderno!
Sulla prima pagina in margine è scritta la parola: "Ricordi"!
La osservo.
Il quaderno è mio o di qualcun'altra? Questi ricordi forse rappresentano il nostro passato fuggito via oppure un periodo della nostra vita che si è perso nei meandri del tempo.
Provo un irrefrenabile desiderio di leggerne le pagine.
Forse tra le righe troverò quel viso che mi restituirà la memoria!
Inizio a leggere.

Prima pagina
La notte era la ghigliottina del giorno. Il momento dell'esecuzione veniva preannunciato dai colori del crepuscolo.
Quella sera avevano comunicato alla ragazza:
«Dopodomani ti sposerai!»
Nella sua mente i sogni si arrampicavano come il gelsomino, erano bagnati come gocce di pioggia e variopinti come la primavera.
Aveva costruito un castello tra le stelle al quale aveva dato due nomi: il proprio e quello del giovane che avrebbe amato.
Si erano susseguiti i secondi, erano trascorse le ore e lei aveva varcato le frontiere dei giorni con tutto l'ardore di un'esuberante giovinezza per arrivare, con passione e felicità, al castello della sua fantasia.
In fondo alle scale c'era un uomo. Divorava le scale con i denti. Mentre la ragazza salì di un gradino dimenticando che invece doveva scendere!
La ragazza finì tra le sue braccia. Era il marito che avrebbe sposato. Un marito che sembrava una barzelletta ricoperta d'oro. Aveva festeggiato da... lungo tempo il settantesimo compleanno!

Seconda pagina
Una giornata primaverile... Il mondo è di un magico splendore... e in riva al fiume siedono insieme: un uomo e una donna!
«Mio poeta, nel tuo cuore vivono sempre tutte le stagioni... Non trattenere la tua poesia!»
«Bambina mia, non puoi impartire ordini ai poeti. Ogni poesia ha una fine.»
«Non la mia. Trasformala in un quarto di luna che ispira agli amanti come mantenere vivo il loro universo.»
«Lasciami finire la poesia, perché ci sono milioni di giornali che attendono la sua pubblicazione!»
«E poi?»
«Ne scriverò un'altra.»
Da dietro le montagne si sentono parole prive di alfabeto. Lei pensava: "Scriverà un'altra poesia... in un'altra primavera... in riva a un altro fiume... e con un'altra donna!".

Terza pagina
«Mamma... ho fame.»
«Mamma, mio fratello mi ha picchiata e mi ha preso il giocattolo.»
«Mamma, mi fa male la pancia.»
Risuona la voce del marito che torna dal lavoro:
«Donna, sono stanco e voglio riposare un po'.»
Lei corre dai figli con la leggiadria di una gazzella.
Dà da mangiare al primo. Sgrida il secondo e accarezza il terzo. Dà la  medicina al quarto.
Nella piccola casa regna il silenzio.
Li osserva con una felicità incommensurabile, li abbraccia con amore come se abbracciasse l'universo intero. I battiti del suo cuore si fondono con i battiti dei loro cuori.
Crede che il tempo trascorra solo in funzione di quei piccoli cuori!
Li bacia con affettuosi baci... e chiude gli occhi per sognare gli orizzonti di uno splendido futuro.
Li riapre. Tutte le stelle precipitano con le sue lacrime. E lei è solo una donna... sterile!

Quarta pagina
Lo supplica. Il mondo si riduce a tre bambini che abbraccia con i suoi occhi da zingara.
«Padrone, voglio un lavoro che procuri ai miei figli una pagnotta di pane!»
«Donna, la frugalità è un macigno contro il quale si infrangono li orizzonti della cupidigia... Non accontentarti di una sola pagnotta!»
«I miei figli sono piccoli... a loro basterà quella pagnotta.»
Insisté:
«Un giorno ti chiederanno di più... e allora ti preoccuperai!»
Tutti i punti interrogativi ed esclamativi si accumularono nei suoi occhi:
«Che devo fare, allora?»
«Lavorare da me la sera... al chiarore della luna.»
La guardò con l'astuzia di una volpe, frantumando la vita che era in lei.
«Voglio del pane... pulito!»
«Quando abbiamo fame mangiamo anche le pietre e ingoiamo la terra. Che ne dici di una pagnotta secca al chiarore della luna?»
Quella sera... la luna era rotonda dal dolore... e iniziò a trasformarsi in una pagnotta di pane intrisa di sangue dell'alba che colava dall'otre di un nuovo giorno!

Quinta pagina
Piangendo ha confidato alla sua amica:
«Ha detto che mi ama.»
«Tutti gli uomini inseriscono questo nastro. Non credergli. E' un mostro... e uno sfruttatore... e... e»
Ha concluso con tono sottomesso:
«Hai ragione... lo rifiuterò.»
L'amica le ha asciugato con una mano le lacrime dagli occhi... mentre l'altra mano dietro la schiena tesseva una solida rete con cui catturare quello squalo che il mare ha rifiutato di ospitare tra le sue braccia.

Sesta pagina
Prima di chiudere gli occhi per l'ultima volta guardò le persone che la circondavano. Le loro lacrime la sommergevano. I suoi occhi sfiorarono tutti i visi offuscati e si soffermò infine su quello del marito.
L'uomo che ha amato, con estrema fedeltà, sino all'ultimo istante della propria vita. Ora lo stava lasciando... Se ne stava andando... verso il luogo dal quale non c'è ritorno.
Vide le lacrime colare da quegli occhi che la facevano ardere di passione. Conservò la sua immagine nel cuore. Le palpebre si abbassavano sempre di più.
Prima che si spegnesse l'ultima luce nel suo sguardo... le apparve il marito al termine della cerimonia per la sepoltura. Riceveva le condoglianze, ma con la coda degli occhi - quegli occhi che la facevano ardere di passione - cercava tra le presenti la futura moglie!

Settima pagina
Trasformò tutti gli alfabeti e tutte le lettere del mondo in armi con cui difendere la propria anima:
«Devo imparare!»
Ciononostante ci sono frasi che trasformano tutte le pietre, tutte le montagne, tutti gli uccelli in belve che sanno come mozzare la testa dei sogni, scoraggiare le aspirazioni giovanili e trasformare la primavera nell'inverno.
«Sei una ragazza... e la ragazza è una mummia... Il suo posto è tra le quattro mura!»
Riceveva colpi da ogni lato... La sua vita aveva assunto un color porpora... A nulla erano serviti tutti gli sciocchi alfabeti del mondo; il periodo più bello della sua esistenza si dissolse insieme a lei in un grido che le sputava in faccia.
In lei tacque il rantolo dei moribondi. Il lampo addentò le ali dei suoi desideri, bruciò le sue piume e gettò la polvere negli occhi di tutte le donne che non parlavano.

Chiude il quaderno. Sembra che tutte le fonti di dolore risiedano dentro di lei. Si è infranta contro le sue onde e si è colpita il petto:
«E' questo il passato che mi disperavo di aver dimenticato?
«E' davvero quel mare stupendo in nome del quale cercavo un viso che mi riconducesse ai suoi approdi?
«Per la prima volta da quando ho perso la memoria... mi sono accorta di essere una persona umana che - con la sua amnesia - si è liberata da una malattia cronica che la abitava!»

Hiyam al-Mefleh, Pagine di una memoria dimenticata, 2001 (Arabia Saudita).
In Parola di donna, corpo di donna. Antologia di scrittrici arabe contemporanee. Oscar Mondadori, 2005, pp. 251-256.

venerdì 4 marzo 2011

Storie in cerca d'autore

Solo poche considerazioni per concludere il discorso cominciato con il precedente post.
Qualche giorno fa Adriano ha pubblicato un bel post con alcune citazioni sulla scrittura, tra le citazioni ce n'erano un paio davvero straordinarie. Una di Paul Auster, tratta dalla Trilogia di New York: "Come ha detto qualcuno, le storie capitano solo a chi le sa raccontare. Analogamente, forse, le esperienze si presentano solo a chi è capace di viverle. Ma questo è un punto controverso, non ne sono sicuro.”, e l'altra di  Flannery O'Connor: “E’ l’ignoto che abbiamo dentro: scrivere vuol dire questo. E’ questo o niente. La scrittura è l’ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere. Se si sapesse qualcosa di quello che si scriverà, prima di farlo, prima di scrivere, non si scriverebbe. Sarebbe inutile.
Da queste citazioni se ne potrebbe trarre che lo scrittore è una sorta di punto in cui le storie si incrociano, si condensano e si rendono disponibili per essere raccontate. Se le storie sono captate dallo scrittore, perché "le storie capitano solo a chi le sa raccontare" e prima di essere raccontate "non si sa niente di ciò che si sta per scrivere", allora lo scrittore (o più estesamente l'autore) è il punto di "coagulazione" di storie che appartengono a tutti. E' naturale che l'autore ci metta del suo nelle storie che racconta, perché in quei tutti c'è anche lui ma resta il fatto che le storie sono di tutti e lui ne è il portavoce. E di tutti ritorneranno ad essere dopo essere state scritte. Forse, in definitiva, le storie non hanno fatto altro che usare lo scrittore per farsi raccontare. La domanda giusta quindi non è: "a chi appartiene il testo scritto?" ma "a quali storie appartiene l'autore?", come già ci ha insegnato Pirandello quando i suoi sei personaggi irrompono sulla scena del teatro e rivendicano "consistenza".
Sono le storie a cercare gli autori e le storie non possono smettere di parlarsi tra di loro, servono a questo le citazioni, i rimandi, le allusioni tra i diversi racconti, qualunque forma essi prendano, dal saggio al romanzo, dall'articolo giornalistico a quello scientifico, dalla scritta sui muri al dramma teatrale. Le citazioni non sono solo il dovuto atto di riconoscenza, hanno anche un valore simbolico, forse metafisico, rappresentano il filo necessario a cucire la rete della narrazione che ci tiene in vita.
Senza le allusioni tra una fiaba e l'altra, senza un accenno a cosa avrebbe raccontato la notte dopo e senza un richiamo a quello che aveva raccontato la notte prima, Sherazad non si sarebbe salvata dalla vendetta del sultano.

mercoledì 2 marzo 2011

Di chi è questo post?

Nella rete si trova di tutto, niente di più ovvio. Qualche giorno fa ho letto persino di un tizio che scippa i post altrui, li copia e li porta nel suo blog senza citare la fonte. Chi ne è rimasto vittima ha scritto un post comprensibilmente piccato, anche se ironico, per denunciare il fatto e chiedeva ai suoi lettori come avrebbero reagito se fosse capitato loro una cosa simile.
Al di là del "furto" di post, cosa quanto meno poco elegante, la faccenda mi fa sorgere la domanda "a chi appartiene la parola scritta?" E' ovvio che qui non parlo di diritti d'autore e menate simili, non so nulla di quelle faccende e poco mi interessa saperne. Non parlo nemmeno di licenza di plagio, cosa per cui in alcuni paesi seri persino un ministro della difesa è costretto a dimettersi (astenersi dai paragoni con il nostro paese!).
Da parte mia ho sempre pensato che rivendicare la proprietà di qualcosa messo in rete è grosso modo come rivendicare la polvere sollevata dalle nostre scarpe, per la verità estendo un po' troppo questo principio ma questo è un altro discorso..."il senso del possesso che fu prealessandrino", cantava Battiato.

E' noto che il testo, una volta scritto, entra in relazione con il lettore attraverso un complicato gioco di interpretazioni ed un intreccio emotivo che è tipico del rapporto testo-lettore e in quel rapporto così intimo l'autore non c'è già più. Come diceva Borges, "leggere, del resto, è un'attività successiva a quella di scrivere: più rassegnata, più civile, più intellettuale." (Prologo alla prima edizione della Storia universale dell'infamia, 1935). Ma allora fino a quando un autore può dire suo un testo? Sono molti gli autori che alla domanda "qual è il tuo miglior libro?" hanno risposto "quello che non ho ancora scritto" - naturalmente non ne ricordo neanche uno -, basterebbe questo per delimitare il confine tra lo spazio testo-autore e lo spazio testo-lettore. Sono convinto che in definitiva per un autore - che crei parole o altro poco importa - conti sempre quello che farà non quello che ha già fatto. L'autore, qualunque cosa crei, possiede la sua opera solo nel futuro, quando ancora non c'è. Nessuno potrà mai plagiare quell'opera.
Non sarà forse che l'unico tempo che ci appartiene per davvero è quello che verrà?
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