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mercoledì 25 novembre 2015

Suggerimenti di lettura

Suggerisco la lettura di queste slide pubblicate nel blog di Aldo Giannuli che merita sempre molta attenzione. Le slide sono una sintesi del libro Tempi decisivi di Alessandro Colombo che mi propongo di leggere.

Le slide e il libro sono un utile strumento per riflettere sulle dinamiche di un'epoca che a mio avviso inizia dalla fine degli anni '80, quando il secolo breve finì per lasciare il posto all'era della crisi permanente.

Oltre all'analisi politica è interessante la considerazione degli aspetti psicologici e cognitivi di fronte alla crisi ma soprattutto è molto interessante come al concetto di crisi si intersechino i concetti di finzione, verità, rivelazione, svelamento. Una sorta di aletheia che mostra la natura dell'ordinamento politico e sociale (o soltanto economico) quando questo, per diversi motivi, viene perturbato. La crisi diventa quindi una prova dei fatti. Il giocattolo rivela la propria natura quando viene scosso o si sta rompendo. Non mi soffermerò sulle mie considerazioni che rimando a una eventuale discussione, se ci sarà.

Per capire il nostro tempo penso sia ancora utile leggere buoni libri e essere meno "social" se questo comporta deliri di onnipotenza virtuale come la pretesa di "taggare i potenziali terroristi", anche perché dopo questi deliri qualcuno potrebbe prendere in parola il proposito e oltre a Bush padre e figlio, Blair, Erdogan, Netanyahu, Sarkozy, Assad, Putin, giusto per citare i primi che vengono in mente, potrebbe taggare anche Obama. Del resto se il concetto di responsabilità vale ancora per un capo di stato, dopo che i suoi aerei hanno raso al suolo un ospedale di Save the children il concetto di potenzialità va a farsi benedire.

mercoledì 18 novembre 2015

Iniziative di Direttamente-onlus

Per i lettori di Roma e dintorni ma anche per chi volesse fare una gita a Roma. Direttamente Onlus annuncia due nuove iniziative per sostenere la scuola di Nairobi che ospita circa 80 bambini tra i 3 e i 9 anni. Troverete tutte le informazioni della Onlus e della scuola nel sito di Direttamente.

 

 

 

Impressionisti al complesso del Vittoriano per Direttamente-Onlus

venerdì 11 dicembre, ore 20:15, (prenotazioni entro il 27 novembre)
domenica 24 gennaio 2016, ore 11:30, (prenotazioni entro il 10 gennaio) 


Visita guidata alla mostra Dal Musée d’Orsay. IMPRESSIONISTI Tête à tête, al complesso del Vittoriano, a Roma. Grazie all’entusiasmo e alla generosità di un’amica di Direttamente-Onlus, siamo lieti di presentarvi questo evento molto particolare e da non perdere! “O si è un’opera d’arte o la si indossa” (Oscar Wilde)…
Continua a leggere per sapere come partecipare...

mercoledì 11 novembre 2015

Né con Dio né con Mammona

Jacopo Bassano, Il buon Samaritano

Prima di leggere questo post è necessario leggere questo articolo di Le Scienze. La recente ricerca di cui parla l'articolo ha osservato che "i bambini che crescono in famiglie molto religiose tendono a essere meno altruisti di quelli che provengono da famiglie non religiose o atee". Dopo aver letto l'articolo, passate a leggere la "dissertazione" di Diego Fusaro sul Fatto Quotidiano. Da qui seguono queste mie brevi note.

Fusaro prende le mosse dai risultati della ricerca aprendo il suo articolo con una affermazione falsa: "E adesso ci insegnano che la religione è nemica dell’altruismo." I risultati della ricerca non dicono questo, semmai affermano che non c'è correlazione tra religione e altruismo o per lo meno che non c'è la correlazione che si suppone esserci.
Fusaro dice di non voler entrare nel merito delle statistiche perché "naturalmente, si basano su dati, ossia su quel mito dell’oggettività e del numero dietro cui troppo spesso si nascondono l’arbitrio e la massima discrezionalità." Quindi secondo Fusaro sarebbe inutile entrare nel merito delle statistiche perché mostrano solo quello che si desidera vedere. La cosiddetta oggettività è un tema di notevole complessità e non è mia intenzione scomodare il costruttivismo per quello che sembra più un imbarazzante esercizio retorico che un assunto filosofico. Sarebbe utile in questi casi essere allenati a individuare l'elemento discrezionale, se nella metodologia o nell'interpretazione dei dati, ma per farlo bisognerebbe entrare nel merito della ricerca, appunto. Fusaro invece preferisce liquidare con due battute la ricerca di cui parla e, sembrerebbe, l'intero discorso scientifico. Torna in mente quella pubblicità tormentone il cui slogan è "ti piace vincere facile?" e sorge il dubbio che i risultati della ricerca siano stati un mero pretesto usato da Fusaro per scrivere quanto aveva già in mente di scrivere, con mal celato "arbitrio e massima discrezionalità".

Riguardo le "considerazioni più generali" di Fusaro, ovvero che "la religione rimane l’ultimo baluardo concreto contro il dilagare della mercificazione totale e del mercato reale e simbolico", anche qui il discorso sarebbe lungo ma bastino alcune domande. Del resto un filosofo come Fusaro dovrebbe essere più avvezzo a porsi domande difficili che a confezionare risposte semplici.
E' proprio sicuro che la religione sia l'ultimo baluardo contro il capitale? Ci sono validi motivi per pensare che la religione contenga in nuce gli stessi principi del capitale e della mercificazione? Si può pensare che il capitale sia la trasfigurazione odierna del fenomeno religioso? E' storicamente possibile individuare nel fenomeno religioso, inteso in termini di potere istituzionale, una "economia" dell'anima e del corpo, delle donne in particolare?
Walter Benjamin affermava che "nel capitalismo va individuata una religione". Indagare la possibile transitività di questo assunto sarebbe un compito all'altezza di un filosofo, magari in un articolo meno disinvolto dal punto di vista argomentativo. 

Ciò che suscita più imbarazzo dalla lettura dell'articolo di Fusaro è l'orizzonte culturale tristemente dicotomico dell'autore: o Dio o Mammona. Mi spiace dirlo perché... insomma un filosofo... non è così. Non siamo costretti tra due alternative esclusive, o la religione o il mercato, e le domande che ponevo potrebbero fornire risposte che fanno pensare a tutt'altro che a alternative che si escludono a vicenda. Ci sono altre vie per evitare la "sdivinizzazione" paventata da Fusaro; c'è il pensiero critico, il valore simbolico delle cose che non è esclusiva della religione, ci sono i diritti, c'è la lotta per l'uguaglianza, l'etica, la solidarietà, la laicità, la comunione con la natura e con le altre specie viventi, la bellezza, l'arte, solo per dirne alcune. Heidegger, citato da Fusaro, sosteneva che "ormai solo un Dio ci può salvare" dalla rovina tecnica. Da parte mia, e modestamente, valuterei se il seme dell'attuale rovina non lo abbia piantato Dio oppure se Dio non sia la forma originaria di quel seme, da sempre presente tra gli uomini, e che nei secoli ha mutato sembiante.

A voler dare nobiltà al discorso di Fusaro torna in mente la celebre citazione di Dostoevskij: "se Dio non esiste, tutto è permesso" ma sarebbe un tentativo di dare nobili radici a un discorso privo di forza. Platone affermava che la politica sorge dall'abbandono degli dèi e allora proprio perché senza déi abbiamo bisogno della giustizia. Se la critica di Fusaro al capitalismo è per molti versi condivisibile,  il suo orizzonte tra Dio e Mammona appare così angusto da pregiudicare il valore stesso della sua critica.

Per concludere, e tornando ai risultati della ricerca da cui questo discorso è partito, suggerisco di rileggere i versi del Vangelo di Luca 10,25-37. Sono quelli della celebre parabola del buon Samaritano. Prima che il Samaritano si fermasse ad aiutare l'uomo malmenato, passarono indifferenti un sacerdote e un levita, due persone molto religiose. Probabilmente i risultati della ricerca non fanno altro che confermare un atteggiamento conosciuto da moltissimo tempo.

venerdì 6 novembre 2015

Il valore degli sconfitti

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce.
A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati.
A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare.
A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde.
E’ un esercizio che mi riesce bene.
E mi riconcilia con il mio sacro poco.
Pier Paolo Pasolini



Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…
Dai Dialoghi con Pasolini, settimanale Vie Nuove, n. 42, 28 ottobre 1961.
Pier Paolo Pasolini

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