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giovedì 27 ottobre 2011

Pensiero in pensione!

In questi giorni si fa un gran parlare di innalzamento dell'età pensionabile. E' naturale quindi chiedersi quanto si pensa di risparmiare da questa manovra. Di stime ce ne sono tante ma io volevo qualcosa di inattaccabile allora ho trovato una fonte che certo non può essere sospettata di antigovernatività, addirittura il famigerato TG1. Elsa Fornero, professoressa di economia all'Università di Torino ed esperta di previdenza sostiene che "L'introduzione dell'aumento dell'età pensionabile senza differenze tra uomini e donne e l'innalzamento a 67 anni delle pensioni di vecchiaia potrebbe portare in 4-5 anni a un risparmio tra i 30 e i 40 miliardi."
Questo significa un risparmio annuo da 6 a 10 miliardi di euro.
In un altro giornale della famiglia del signor b., Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, sostiene che "Elevando solo di un anno la soglia minima per accedere alla pensione di vecchiaia e a quella di anzianità, ad esempio, si potrebbero risparmiare almeno 6 o 7 miliardi di euro già nel 2012."
Insomma l'ordine di grandezza è quello.

Poi si sa, l'appetito vien mangiando, la curiosità cresce e mi sono chiesto anche di che entità è la spesa previdenziale in Italia per pensioni di vecchiaia e anzianità e, ancora più importante, come è distribuita la spesa pensionistica e cose di questo tipo. Del resto già altre volte in questo blog sono stato preso dalla frenesia di fare i conti della serva.

E allora sono andato a cercarmi qualcosa nel sito di ISTAT dove sono disponibili i dati delle pensioni del 2008 e ho trovato delle cose interessanti.
In questa tabella sono considerate le pensioni di vecchiaia e sono ripartite per classe di importo mensile lordo. Come potete vedere la spesa complessiva per queste pensioni nel 2008 è stata di quasi 191 miliardi di € con un importo medio annuo lordo di 16.733 €, ma quello che è più interessante è la distribuzione degli importi.
Ripeto, considerate che tutte le cifre sono al lordo delle trattenute fiscali.

Clicca sulla tabella per ingrandire.

Giocando con questi numeri si vede che le pensioni sotto i 1.250 € mensili rappresentano poco più della metà di tutte le pensioni di vecchiaia, il 52,2% per la precisione, e che a tutte queste pensioni va il 28% dell'importo totale, mentre all'altra metà delle pensioni (47,8%) va il 72% della spesa pensionistica.
Ora, fatti salvi i casi di fannullismo che si accontentano di bassi compensi e che il ministro della funzione pubblica ha ormai brillantemente risolto, pare evidente uno squilibrio che risulta addirittura eclatante se si considerano le fasce estreme.
Guardate le pensioni sotto i 500€ mensili nella tabella (le prime due righe), rappresentano il 13,8% delle pensioni di vecchiaia e a queste pensioni corrisponde il 3,7% della spesa, mentre alle pensioni maggiori di 3.000 € mensili (l'ultima riga), che rappresentano il 5,1% di tutte le pensioni di vecchiaia, corrisponde il 16% della spesa totale.
Il grafico che ho fatto qui mostra la faccenda in maniera impietosa. Da notare come le barre verdi siano più alte di quelle arancione per le cifre sotto i 1.500 € e come la situazione si rovesci completamente dopo. Non so voi ma io trovo molto inquietante quel rovesciamento.

Clicca sul grafico per ingrandire.

Lo trovo inquietante perché mi parla di uno squilibrio sociale anche nella spesa previdenziale che non riesco a spiegare in termini di merito. Del resto non sto scoprendo niente di nuovo, che la forbice tra ricchi e poveri si sia allargata è cosa nota e la Banca d'Italia sostiene "che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva.", La ricchezza delle famiglie italiane, 2009 (pp. 8-9)

Io non so dire se l'innalzamento dell'età pensionabile sia inevitabile per fare cassa, orientativamente penso che la variabile decisiva non sia per quanto tempo si può vivere ma per quanto tempo si può lavorare, ma non ho intenzione di affrontare questo aspetto, è tardi e ho fame. Dicevo, non so se è necessario alzare l'età pensionabile ma mi chiedo se questo innalzamento non si sarebbe potuto evitare qualora qualcuno avesse operato molto tempo fa una riforma per fare in modo che le barre verdi e arancione nel grafico in alto avessero altezze più simili tra loro.

Quasi me ne dimenticavo, all'inizio dicevo del risparmio di almeno 6 o 7 miliardi di euro all'anno dalla manovra, allora ho pensato che nei momenti difficili chi ha di più dovrebbe dare di più e guardando le fasce più alte ho immaginato dei prelievi a mio avviso ragionevoli. Cadrebbero sul 13% dei beneficiari di pensioni e permetterebbero un prelievo di 6 miliardi di € in un anno lasciando la media mensile nella stessa fascia di partenza.


Chiaramente questo è solo un esercizio che non può funzionare in un paese dove il contributo di solidarietà del 5% sulle eccedenze dei 90.000 € annui è stato salutato come una mannaia sulla "classe media". Lì io mi sono fatto due domande, la prima "ma quanto cazzo guadagna la classe media in Italia?", la seconda "Io in quale fondo classe sto?". Non ho trovato uno straccio di dato per tentare di dare una risposta a queste domande.

venerdì 21 ottobre 2011

Domande oziose

William Turner, Il ramo d'oro, 1834.
Londra, Tate.

All'inizio di Il Ramo d'oro Frazer narra di quanto accadeva nei tempi antichi nel bosco sacro sulle sponde del lago di Nemi, dove si ergeva il santuario di Diana Nemorensis. "In questo bosco sacro cresceva un albero intorno a cui, in ogni momento del giorno, e probabilmente anche a notte inoltrata, si poteva vedere aggirarsi una truce figura. Nella destra teneva una spada sguainata e si guardava continuamente d'attorno come se temesse a ogni istante di essere assalito da qualche nemico. Quest'uomo era un sacerdote e un omicida; e quegli da cui si guardava doveva prima o poi trucidarlo e ottenere il sacerdozio in sua vece. Era questa la regola del santuario. Un candidato al sacerdozio poteva prenderne l'ufficio uccidendo il sacerdote, e avendolo ucciso, restava in carica finché non fosse stato ucciso a sua volta da uno più forte o più astuto di lui.
L’ufficio tenuto in condizioni così precarie gli dava il titolo di re; ma certo nessuna testa regale riposò tra maggiori inquietudini, né fu mai turbata da più diabolici sogni. Anno per anno, d'estate o d'inverno, col tempo buono o con la bufera egli doveva proseguire la sua solitaria vigilia, e se cedeva a un tormentato sonno lo faceva a rischio della sua vita. Una diminuita vigilanza, la più piccola diminuzione nella forza delle sue membra o della destrezza della sua guardia, lo metteva nel più grave pericolo; l'imbiancarsi dei suoi capelli poteva segnare la sua condanna a morte." James George Frazer, Il ramo d'oro. Studio sulla magia e la religione, 1922.

***

Ieri è stato ucciso Gheddafi e oggi qualche giornalista si chiede se la fine di un regime debba coincidere necessariamente con la morte del dittatore. Trovo la domanda terribilmente oziosa, figlia forse di una retorica tipicamente occidentale che tenta di salvare la faccia in extremis. Non amo assistere a scene cruente ma ancora meno sopporto gli esami di coscienza tardivi.
La morte di un dittatore dopo la caduta del suo regime non è un fatto emotivo, come le folle inferocite e poi esultanti potrebbero far pensare, bensì un fatto di una razionalità quasi hegeliana. Non dico si tratti di un fatto ragionevole ma razionale, nel lucido delirio di Hegel la ragionevolezza lasciava il posto alla razionalità!
Se un uomo lega indissolubilmente la sua persona ad un regime, si identifica con quel regime, allora ne consegue che la fine del suo regime deve coincidere con la sua fine, non può non coincidere con la sua fine.
Da qui a provare allegria per la morte francamente per me il passo è troppo grande, non per buonismo o per pacifismo ma perché mi risulta difficile pensare che la morte possa accompagnarsi all'allegria.
E' noto che la democrazia è l'unico regime in cui chi governa non viene sostituito in modo cruento, per questo conviene soprattutto a chi vuole governare farlo in modo democratico.

Questo per quanto riguarda la notizia della morte di Gheddafi, riguardo invece la morte di altre persone nei giorni scorsi permettetemi di rimandarvi al  post di Nicola Pezzoli (alias Zio Scriba), a mio avviso scritto in maniera sublime per far capire quale peso viene dato ai fatti che accadono.

martedì 18 ottobre 2011

Per uno scoiattolo volante

Jamie
Lascia che sia fiorito
Signore, il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle.

Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte.

Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.
Dio di misericordia
vedrai, sarai contento.


Fabrizio De André, Preghiera in gennaio, 1967.

"Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio", diceva Camus.
Sarà per via di vecchie memorie ma quel problema filosofico mi ha sempre devastato. Non ho mai imparato nulla di quel problema ma una cosa la so, di una cosa soltanto sono sicuro. Quando una persona si suicida, sia perché tormentata da un futuro incerto a 27 anni sia perché vittima dell'omofobia a 15 sia per qualunque altro motivo a qualunque età, chi resta deve reggere un pezzo di cielo più grande sulle proprie spalle, ha un peso maggiore da sopportare. Questo soltanto so.
bye flying squirrel

Il corso della giustizia

Ora che avete arrestato lui che aveva in mano un estintore,


ci aspettiamo che arrestiate lui che ha ancora in mano un governo!

sabato 15 ottobre 2011

Gli indignati e gli indegni

Io alla manifestazione di oggi a Roma c'ero, ero in testa al corteo, e ho visto facce festose, sicuramente indignate per mille motivi, sicuramente arrabbiate, desiderose di cambiare il mondo, desiderose di un sistema sociale più giusto. Sognatori sicuramente ma ben svegli. Il corteo è sfilato per via Cavour, è passato davanti al Colosseo, ha percorso via Labicana fino all'incrocio con via Emanuele Filiberto per arrivare infine a Piazza San Giovanni, erano le 15:50 c'era un fiume di gente, ho visto famiglie sfilare al gran completo, pensionati e bambini, mamme con in braccio i propri figli, ho visto sfilare le bandiere del movimento dei referendari, quelle di Legambiente, dell'Arci e di una associazione di contadini, ho visto tanti slogan stampati sugli striscioni, dal "No TAV" ad "Acqua libera", al meno atteso di tutti: "La poesia è anti-capitalista". Ognuno aveva qualcosa da dire, qualcosa contro cui protestare ma niente, dico niente, faceva anche solo minimamente venire il sospetto che a poche centinaia di metri c'erano già azioni violente. Era una manifestazione pacifica, è stata una manifestazione pacifica fino a quando dei delinquenti a viso coperto hanno fatto scoppiare l'inferno. La manifestazione cui ho partecipato io era quella degli indignati ma quella di cui si parlerà nei media è la manifestazione degli indegni.
La manifestazione cui ho partecipato io, indignato tra gli indignati, era composta da precari, da disoccupati, pensionati, giovani che non sanno come sarà il proprio futuro e padri che sanno che il futuro dei propri figli sarà peggiore del loro, da gente che non sa come arrivare a fine mese perché una politica indegna di questo nome e una finanza avida che ignorano hanno ridotto al lastrico il pianeta, la manifestazione cui hanno partecipato gli indegni era fatta da ultrà che hanno scelto le strade di Roma anziché gli stadi per sfogare le loro frustrazioni. La manifestazione cui ho partecipato io era composta da gente che in qualche modo sente la profonda ingiustizia di un mondo in cui il 10% dei più ricchi possiede l'85% delle ricchezze economiche del pianeta, la manifestazione degli indegni era composta da ragazzotti inconsapevoli del lavoro che sta dietro la manifattura delle proprie scarpe, abituati ad avere i soldi da mammà e papà perché altrimenti non potrebbero pagare il cellulare.
La manifestazione cui ho partecipato io è quella di chi, a diverso titolo, con mille voci differenti, anche discordi, sente che continuare con l'attuale sistema economico porterà il pianeta al collasso ecologico, quella degli indegni era la manifestazione di chi neanche sa cosa sia il collasso ecologico.
La manifestazione degli indignati era una bella manifestazione, fatta di tante voci, ognuna con il suo messaggio, voci che le forze politiche illuminate farebbero bene ad ascoltare anziché temere, perché, diciamoci la verità, la democrazia fa paura. Invece i media e i cosiddetti politici parleranno della manifestazione degli indegni, purtroppo sarà così.
Appena tornato a casa ho letto la dichiarazione dell'onorevole (mi si perdoni l'eccesso di educazione) Cicchitto che diceva "A Roma guerriglia programmata e progettata."
Che strano onorevole Cicchitto, una volta tanto ho l'imbarazzante sensazione di essere in perfetta sintonia con la sua affermazione e la cosa, sinceramente, mi fa tremare!

giovedì 13 ottobre 2011

mercoledì 12 ottobre 2011

La roadmap

Domani Berlusconi presenterà alla Camera dei Deputati la sua roadmap per arrivare a fine legislatura. In via del tutto eccezionale questo blog è in grado di dare una anticipazione del discorso che sarà pronunciato dallo statista.



A - Arcore MB

1. Procedi in direzione sudovest da Via Alfonso Casati/SP58 verso Via Umberto I
Continua a seguire la SP58 - 1,6 km

2. Prendi lo svincolo per Via Monte Rosa/SP45/SP7 - 59 m

3. Mantieni la destra al bivio ed entra in Via Monte Rosa/SP45/SP7
Continua a seguire la SP45
Attraversa 1a rotonda - 1,8 km

4. Alla rotonda prendi la 1a uscita e imbocca SP60 in direzione Monza/Milano - 2,4 km

5. Alla rotonda prendi la 2a uscita e imbocca Viale Giovan Battista Stucchi - 1,2 km

6. Alla rotonda prendi la 3a uscita e imbocca Viale Sicilia/SP13
Continua a seguire la SP13 - 2,5 km

7. Mantieni la sinistra al bivio - 300 m

8. Svolta a sinistra e imbocca Via Giacomo Matteotti
Attraversa 2 rotonde - 1,8 km

9. Alla rotonda prendi la 4a uscita e imbocca lo svincolo A4 per Venezia
Strada a pedaggio parziale - 400 m

10. Entra in A4
Strada a pedaggio - 218 km

11. Prendi l'uscita per A13 verso Bologna/Padova Zona Industriale
Strada a pedaggio - 4,2 km

12. Prendi l'uscita verso Corso Stati Uniti/SP40
Strada a pedaggio parziale - 600 m

13. Mantieni la destra al bivio, segui le indicazioni per Venezia/Vigonovo/Saonara/SP40/Piove di Sacco/Chioggia ed entra in Corso Stati Uniti/SP40
Continua a seguire la SP40
Attraversa 2 rotonde - 13,4 km

14. Continua su Via Valerio/SS516
Continua a seguire la SS516 - 7,3 km

15. Mantieni la destra al bivio ed entra in Via Romea/SS309
Continua a seguire la SS309
Attraversa 1 rotonda - 39,4 km

16. Esci a sinistra e imbocca Via Veneto/SP38 - 5,6 km

17. Svolta leggermente a sinistra per rimanere su Via Veneto/SP38
Continua a seguire la SP38 - 4,3 km

18. Svolta a destra e imbocca Via Po di Gnocca/SP38bis/SP83
Continua a seguire la Via Po di Gnocca/SP38bis - 6,6 km

B - Gnocca - Porto Tolle RO

domenica 9 ottobre 2011

Istantanee di fine millennio

Nel 1984 Vincenzo Mollica chiese a Fabrizio De André se si considerasse poeta o cantautore, lui rispose: "Benedetto Croce diceva che tutti fino a diciott'anni scrivono poesie, dopo i diciott'anni restano a scriverle solo due categorie di persone: i poeti e i cretini, quindi io precauzionalmente mi definisco un cantautore."

Avevo meno di diciott'anni e facevo quello che tutti fanno fino a diciott'anni! Confesso che quando ascoltai quell'intervista entrai in crisi per un po' di tempo ma poi, per evitare imbarazzanti classificazioni, trovai una brillante soluzione al problema: non avrei mai chiamato poesie i miei scarabocchi, bensì promemorie, istantanee. Ho sempre avuto una buona propensione al problem solving, come si dice adesso! E poi non avrei corso rischi, quella roba non l'avrebbe letta nessuno. E così è stato per anni. Ho sempre usato con molta parsimonia il termine poesia, direi con pudore. Ho sempre pensato che si tratti dell'unica cosa che ti mette veramente a nudo!
Non che adesso sia più spudorato ma insomma con l'avanzare degli anni ci si affeziona ad altri problemi e si dimenticano quelli di una volta, tra l'altro in questo blog mi sono già permesso in più di un'occasione di violare il mio antico riserbo. Così ho deciso di pubblicare una piccola antologia di istantanee dello scorso millennio, scattate per aiutare la memoria, ecco perché le ho sempre chiamate promemorie, o forse scattate perché non avevo di meglio da fare!

***

Di bianco e nero
non sai venire a capo
e parli del frutto proibito
che da bambino
ti diede possesso
del sacro discernimento.
Fosse stato vero quel furto
lo ricorderesti con fierezza
e serberesti ancora in bocca
il sapore di una mela
che ti donò
coscienza di vivere.

***

Dai muri scendono edere
che abbracciano pietre
indifferenti alle passioni.

***

Lode a te vita mia
per avermi dato ciò che vedo,
per amici e tradimenti.
Lode a te perché ho amato e tradito,
lode a te per i giardini verdi
e per quelli secchi e spogli,
per le giornate di sole
e per quelle uggiose.
Lode per carità e crudeltà,
per gioie ed emozioni,
per dolori e rimpianti,
lode per genti e greggi.
Lode a te
che un giorno finirai,
ridandomi quella pace
da cui mi togliesti
per infantile dispetto.

***

Gioia,
come per un frutto
che non assaggi da tanto tempo
voler morire
per non far passare
il sapore rimasto dentro.

***

Foglie brumose di nebbia
soffoca gli spazi
entra in ogni anfratto,
fitta ragnatela d'acqua
circonda i confini
nasconde le linee.
Cosa rimane dei pensieri
stritolati dalle nostre parole?
Tratti, parvenze,
inafferrabili definizioni d'occasione.
Sorgi sole,
dirada questa nebbia.
Soffia vento,
porta via questa foschia,
libera da quel mantello trapuntato
le foglie,
ché possano muoversi
vedersi,
toccarsi.

***

Un amore senza simboli
che non si segna
e non si prostra,
non erige chiese e monumenti
non intona canti e preghiere.
Non è come il vostro amore,
assistito da un dio,
premiato da paradisi,
punito da inferni,
eppure fortunati siete
ché il vostro è compreso da tutti.
Ma il mio,
il mio è un amore nudo,
non veste abiti da cerimonia
non chiede perdono
e vivendo loda se stesso.

***

Boudelaire

Come Messalina, di questa umanità
stanco ma non sazio
m'inebrio ogni giorno
di profumi mefitici e suoni angelici
che si levano dal putridume,
adorno di bellezze e amori d'occasione
per non perdermi nel tempo,
fiume che trascina in una cascata
senza argini.
Infaticabile ipocrita, sublime menzognero.

***

Musica di giostra
vorticoso ripetersi
tintinnante ritorno
di cavallucci decorati
con brandelli di memoria
e ricordi di occasioni perdute.

***

Insopportabile peso
di questa carne
che mi cresce attorno,
come un tumore
copre il vuoto tra me
e l'involucro
che mi costringe
a goffe movenze d'adulto.

***

Sala d'attesa

Facce stravolte dal tempo
attendiamo un medico che tarda a venire.
Giornali incomprensibili,
riviste ormai troppo vecchie
sfogliamo veloci senza interessarci
per dimenticare l'attesa.
Sguardi d'intesa si alzano piano
da pagine colorate
piene di pubblicità.

***

Ci saluteremo di sfuggita
ci consoleremo
dicendo "questa è la vita!"
Non avremo tempo per fermarci
e passa tutto
saremo maturi come frutti marci.

***

Verrà il vento arido dell'autunno
ad aprire le porte delle nostre anime,
con le fronti madide di paura e sudore
ci abbracceremo ancora
con il timore negli occhi.
Promesse di eternità
ascolteremo per la sera.
Il sole di oggi non scalda più.
Aspettiamo
come ogni estate
che cada la pioggia
a raffreddare la terra calda,
a segnare il passo di un tempo
che di estate in estate
è sempre più breve.

***

Io sono la terra madre
e il fuoco che la brucia
il dio che adorate
e il demone che vi distrugge,
sono l'umanità senza futuro
che con mani ossute
stringe pietre insanguinate,
sono la madre
che seppellisce suo figlio,
sono il popolo rivoluzionario
soffocato dalla storia,
la prostituta che si da
per vivere,
l'assassino che uccide
per pochi soldi,
sono l'uomo che vive
per lenire sofferenze.
Il mondo intero sono io
con i suoi crimini
e mi sento addosso
le sue colpe e i suoi dolori
vittima e carnefice
di quanto avviene.

***

La biondissima Irene

Venite, venite
a vedere
i miei seni enormi
il mio corpo ondeggiante.
Io sono lo spettacolo
di questa sera,
casta e nuda
potete vedere
i miei capelli
ma non dite a nessuno
l'ingenuo segreto
del mio biondo innaturale.
Potete applaudirmi
potete gridarmi quello che volete
ma poi dimenticatemi
perché non resti legata
a questo spettacolo
che mi rende felice e ridicola.

***

Non smetteranno gli occhi di un vecchio
di vedere corpi dilaniati
da guerre tutte uguali.
Non si stancheranno i morti nemici
di riposare uno affianco all'altro.
Lacrime versate
e fiumi di sangue
attraversano la terra nera,
entrano nelle carni
per essere versate ancora una volta
e poi ancora
fino a quando il dolore
si spegnerà e della guerra
si riderà come di storia
d'altri che abbiamo combattuto
quando eravamo vivi.

***

Non ho paradisi da regalarti
è questo il mio dolore,
nessun posto dal quale guardarmi
so riservarti.
Hai vissuto l'attesa
per un momento
che non so farti vivere.
Non so pensarti sorridente,
non riesco a immaginare
le giocose scommesse con i tuoi amici
per la terra
che non ti serve più.
Generazioni di contadini
assistono alla tua gioia
e io non so vederla.

***

Quale dio potrà perdonare
il tuo odio, uomo?
Quale dio potrà lavare
le colpe della tua esistenza?
Quale divinità potrà dimenticare
la tua storia di inganni e assassini?
Chi sarà il confessore
di tanto sangue
versato in nome di dio,
quale dio potrà perdonare
il tuo dio, uomo
immagine gloriosa
della malvagità
che nasce tua gemella?
Quale dio potrà risorgere
dal tuo mondo, uomo?

***

Giulietta Capuleti

Pensarti senza pentirsene,
abbracciarti senza aver paura,
amarti senza nascondersi.
Vano tentativo di fuggire
ciò che i nostri padri
hanno preparato con inconsapevole cura.
Solo l'anelito di libertà
non si spegne,
fuoco che non scalda
eppure arde consumando dentro.

***

Vita
donna disperata
quale dio t'inseguiva
per nasconderti qui
quale satiro t'osava violenza
per fuggire qui.

***

Da piccolo tiravo calci alle pietre,
non era un gioco,
si sarebbero annoiate
a star ferme a lungo,
le spostavo perché vedessero posti diversi.
Adesso non tiro più calci alle pietre
non è muovendole che si allontana la noia.
-----
Giornate vuote come secche di fiume
riempio di parole,
quanta ipocrisia nel dire
che non si ha nulla da dire.
Le parole scritte come sigarette
sono sempre le ultime
e la voglia di vivere t'assale
al primo silenzio.
Una carezza d'acqua
è ancora capace di riempire
di fiori un deserto.
Non era un gioco
ma serviva a consumare le scarpe.

***

Il tempo ha scolpito
il suo dolore
sui rami contorti.
Il grido si spande
nei campi oppressi
dalla calura.
Secoli d'immobilità
non fanno ascoltare più
i lamenti di un ulivo.

***

Requiem aeterne dona eis, Domine.
Falli riposare Signore,
che il freddo non passi nella carne.
Libera nos Domine de morte aeterna
in die illa tremenda

quando coeli movendi sunt et terra.
Da quale trono potrai mai giudicare, Domine?
Non hanno atteso il giorno delle lacrime,
nei loro occhi si è specchiato il dolore,
Cos’altro potrai insegnare
nel giorno del giudizio?

Kyrie eleison, Kriste eleison.
Pietà per tuo figlio
che muore sempre, ogni giorno,
non solo in croce,
quasi mai innocente.
Agnus Dei que tollis peccata mundi
miserere nobis.

Miserere per i crimini
che restano da compiere.

Mors stupebit et natura,
l’antica promessa non ricordiamo più
ma il pane quotidiano non manca
per nutrire sorella morte,
compagna di viaggio
per sogni e attese.

Requiem aeterne dona me, Domine.

***

Quando avremo mille anni
conteremo le emozioni
che siamo ancora capaci d'avere,
quando avremo mille anni
guarderemo sotto le nostre scarpe
e vedremo quante braccia si sono spezzate
sotto i nostri passi militari,
quando avremo mille anni
e avremo brindato
con boccali colmi di sangue
non ci basteranno più le decorazioni
di guerre trascorse,
quando avremo mille anni
avremo onorato milioni di salme
e saremo fieri di vivere in un paese d'eroi,
quando avremo mille anni
saremo ancora capaci
di partire per le ultime battaglie
e sentiremo ancora i nostri cannoni
lanciare urla al cielo
e invocare la nostra vittoria,
quando avremo mille anni
guarderemo le nostre mani
solcate dal tempo
e vedremo una linea breve
che non ci dirà nulla
perché noi avremo mille anni.

***

Lo vedo ancora
il tuo sorriso nervoso,
in questo mondo
dove tutto ti andava storto
certo non potevi pensare
che a venticinque anni
saresti morto.
La sento ancora
la tua voce a denti stretti
l'ultima bestemmia
forse non hai fatto in tempo
nemmeno a dirla
e io ti parlo
da così lontano
che non puoi ascoltarmi,
ti vedo ancora amico
e so che la rabbia
stavolta non ti lascerà più
perché i tuoi anni
erano davvero pochi
per fermarsi.

***

Ho salito pendii
per mettere un dito tra le nuvole
e scivolando per ripidi abissi
il mio cuore batteva forte,
corse spensierate vestite di desiderio
ho denudato per accarezzare
quello che avevo immaginato,
serenità perlata di sudore
che non fa male copre l'anima stanca
tramortita dalla gioia di riconoscersi,
il buio non fa paura
e il freddo è un capriccio della memoria.
Non voglio svegliarmi
non ho forza per sanguinare ancora
parole assennate.
Esalazioni di pazzia
riempiono l'aria che respiro.
-----
Ogni giorno sento bussare piano alla porta,
è un bimbo che mi uccise tanto tempo fa
e giorno per giorno paga la sua colpa
dilaniando me
che mio malgrado gli offro asilo.

***

L'ultima immagine
di un bimbo inferocito
che si scaglia addosso
una rude lancia,
grida e colpi sordi
muoiono in un lampo improvviso
di muscoli tesi
a piegare con forza
l'immobilità indifferente.
La luce diffusa
non definisce più forme,
il cielo ha nascosto
le nuvole e muri da abbattere
sono caduti davanti
ai miei occhi.
Disperato desiderio
di tornare indietro
non sarà esaudito
dalle lacrime di occhi
colmi di dolore,
chi può calmare
la rabbia di un gioco
mai terminato?

***

Inventerai un'altra storia
anche stanotte
dolce incantatrice
così che non mi accorga
del tempo che passa
e a mattino ti lasci andar via
ancora senza un sacrificio.
Non hai niente di nuovo da dire
mia Sherazade
ma farò finta
di non aver mai ascoltato
le tue fiabe
perché quando la tua bocca
sarà secca di racconti
ci abbandoneremo
nell'ultima notte d'amore
e all'alba
sarò costretto a ucciderti.
Racconta ancora qualcosa
anima mia
non fermare il fiume di parole
che sgorga dalla tua notte,
racconta ancora
fino a che dimenticheremo
il dolore
che ci fa
assassini di noi stessi.

***

Il mare primaverile
di onde immobili
per i campi assolati
regala avido
i frutti dell'orto
ai contadini che nuotano
nella terra riarsa
di calura e bestemmie.

***

Scambia parole e sguardi
con il tempo che non passa,
dagli occhi sgorgano immagini
che inchiodano le mani.
Deserti affollati
di sterpi e rovi
d'incompreso profumo
percorre stanco,
notti di dolore
non bastano a trattenere la morte
cercata in ogni respiro,
l'abbraccio dura poche ore
quando la luce arriva violenta.
Nessuna preghiera
ai piedi della croce
di un uomo qualunque.

***

Corri psiche
corri dietro al tuo eros
che è scappato via
corri e raggiungilo
prima che sia irriconoscibile,
una vecchiaia senza rughe
potrebbe cambiare il suo volto
e tu gli passeresti accanto
senza ricordare
le notti d'amore
che quel volto negato
ti donava.
Corri psiche
non riposare la tua stanchezza
potresti non rivederlo più.


***

E' tempo di andare,
quando l'urlo gridato al cielo
si spegne come eco
è tempo di andare,
quando la memoria
trabocca giornate
usate da sensi spietati
è tempo di andare,
piedi esperti
di sassi taglienti e fango
seguiranno piedi
che non hanno toccato terra.
Quando è tempo di andare
la stessa strada di sempre
porterà in nessun luogo,
poca paura di perderci
potrà bastare,
la strada ci condurrà
come in una notte di nebbia.
Quando è tempo di andare
non serve sapere dove.

***

Si guardano rapidi
lungo una strada troppo breve,
appassiscono parole usate
dalla voglia di raccontarsi
che esaurisce in un respiro.
...
Gli occhi urlano desideri
fragili da confessare,
forse è... solo amore.
...
e al ritorno,
cantano.

***

Affacciati a grappoli
su piccoli balconi,
il fumo delle sigarette
stenta a salire
in un cortile macchiato
di verde affaticato.
Un brandello di sole
scalda e illude
di cieli aperti
e panni asciutti.

giovedì 6 ottobre 2011

Un paese normale

Il sindaco Nicola Maffei (PD) dopo la tragedia di Barletta: «Non mi sento di criminalizzare chi, in un momento di crisi come questo viola la legge assicurando, però, lavoro, a patto che non si speculi sulla vita delle persone».

L’assessore al welfare della Regione Puglia, Elena Gentile (PD), replica alle dichiarazioni rilasciate del sindaco di Barletta: «Mi auguro che le parole del sindaco della città di Barletta siano il risultato di una temporanea sconnessione dalle responsabilità politiche. Una sorta di fuga psicologica di chi, tra gli altri, dovrebbe invece preoccuparsi della corretta applicazione delle norme sulla sicurezza e sulla regolarità’ dei rapporti di lavoro.»

Brevemente, a parte il fatto che le parole di Nicola Maffei sono prive di senso perché se la legge sulla sicurezza serve a tutelare la vita delle persone davvero non si capisce come possa essere rispettato il patto che il sindaco evoca violando quella legge!

Il fatto importante è che in un paese normale ci sarebbe da ragionare su quello che il codice penale chiama "apologia di reato". Questo in un paese normale ma Luciano Gallino ci ricorda implacabilmente in quale paese viviamo.

sabato 1 ottobre 2011

Danza ai bordi del mondo

"The bum's as holy as the seraphim! the madman is
      holy as you my soul are holy!
"
Da: Allen Ginsberg, Howl (Urlo), 1955.

"Il barbone è santo come il serafino! il pazzo è 
     santo come tu mia anima sei santa!"


Vi presento il contributo di Fabrizio al tarantismo. Io e Fabrizio condividiamo la stessa età e lo stesso paese di origine, Melissano in provincia di Lecce, e naturalmente condividiamo anche tante piacevoli chiacchierate quando in estate lui torna da Londra e io da Roma per le vacanze. Ho scritto di lui in questo post a proposito di una performance che ha tenuto due estati fa a Taviano, un paese vicino a Melissano. Il saggio di Fabrizio, scritto in inglese, fa parte di un testo dedicato alla coreutica e al legame tra danza e follia.

Il tarantismo era considerato una malattia provocata dal morso della tarantola (Lycosa tarentula), un ragno innocuo per la verità ma che nel Salento assume la valenza simbolica del pericolo in agguato tra i campi di lavoro. Il morso del ragno avveniva soprattutto nei mesi estivi, nel periodo della mietitura del grano e della raccolta del tabacco, e spesso tornava periodicamente a far sentire i suoi effetti nella stagione estiva, in una sorta di recidiva della memoria. Prediligeva mordere le donne la taranta, così si chiama la tarantola nel mio dialetto, più raramente gli uomini. Il morso della taranta provocava uno stato di malessere generale che si manifestava con palpitazioni, movimenti frenetici e apparentemente privi di coordinamento. Lo stato di malessere poteva essere curato solo attraverso la musica, la danza e i colori che concorrevano nella terapia. Ernesto De Martino, nel 1959, chiarì come il morso della taranta aveva il carattere di "istituto" e non di malattia, il morso e il ri-morso era elemento catalizzatore per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti familiari, e vicende personali in un contesto socio-economico depresso. La taranta si inscrive così in un orizzonte metastorico che "fa sì che quando nella storia il negativo assale l'esistenza, l'individuo non naufraga nella negatività sopraggiunta, perché sa che c'è un ordine superiore, un ordine metastorico - che la magia, la mitologia e la religione si incaricano di descrivere - in cui questa negatività viene riassorbita e risolta" (Umberto Galimberti nella introduzione a Sud e Magia di E. De Martino, Feltrinelli, 2003). Consiglio vivamente la visione di questo video del 1962 che accompagnava La terra del rimorso di De Martino.
Oggi il tarantismo che descriveva De Martino in La terra del rimorso è scomparso ma, fortunatamente, non è scomparsa l'aioresis ermeneutica intorno a questo fenomeno della mia terra. La lettura storicistica di De Martino viene oggi messa in discussione da una lettura di ordine mitologico che vede nel mito di Dioniso l'origine del tarantismo (qualche riferimento bibliografico lo trovate nel mio commento a questo post). Non è mia intenzione dilungarmi su questa diatriba, forse lo farò successivamente.
Fabrizio mette in guardia da una visione dualistica campagna/città, progresso/regresso, tracciando così una distanza dall'approccio di De Martino, ma il fermo richiamo alla durezza della vita contadina e alla dimensione simbolica della taranta che Fabrizio fa nel suo saggio rende giustizia a una tradizione continuamente violentata tra romanticismi dionisiaci (dove si confondono sentimentalismi arcadici e manifestazioni orgiastiche selvagge) e notti di musica a base di hot dog e coca-cola (una volta si diceva servule e vinu ma evidentemente i tempi cambiano!) davanti all'ex convento degli agostiniani di Melpignano. Riguardo all'atteggiamento romantico Fabrizio dice: "L'inzuccheramento sentimentale, e per certi versi reazionario, che anela a un mondo "autentico" e bucolico è quello di soggetti che non hanno avuto diretta esperienza di vita contadina, e che l'hanno romanticizzata", affermazione che condivido in pieno aggiungendo che in alcuni casi "l'inzuccheramento sentimentale" altro non è che una manifestazione di rifiuto inconscio della parte meno digeribile della vita contadina. Invece per quanto riguarda le notti di musica dico che è apprezzabile la diffusione che ultimamente ha avuto la musica della taranta, ma è  molto poco apprezzabile che persino i giovani delle mie parti conoscano soltanto l'aspetto folkloristico e musicale della taranta e ne ignorino completamente i profondi significati antropologici e storici.
Basta così, chiudo dicendo un'ultima cosa. Quando il saggio era in preparazione Fabrizio mi aveva anticipato che avrebbe aperto con la Mmela paccia, il suo nome era Carmela, contratto in Mmela e l'appellativo paccia significa pazza. Mmela è una figura topica della mia infanzia, appartenente a una dimensione quasi mitologica che alcuni direbbero non esserci più. E' merito di Fabrizio aver rievocato quella figura dalla mia memoria. Mmela è morta da tanto tempo ma qualcuno, nelle calde notti salentine di fine giugno, è sicuro di sentire chiaramente sbattere i suoi piedi per terra, quando la sua folle danza continua a tracciare, con esasperante precisione, il confine degli abissi ai cui bordi tutti camminiamo senza curarci della vertigine.
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