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martedì 30 agosto 2011

I nuovi miserabili

Il più grande statista che l'Italia abbia avuto negli ultimi 17.423 anni "ha tolto le mani dalle tasche degli italiani". Non sarà più versato il contributo di solidarietà del 5% sulla cifra eccedente i 90.000 euro annui o il 10% sulla cifra eccedente i 150.000 euro annui!


Esempio del contributo di solidarietà che non c'è più. Fermo restando il sistema fiscale attuale se tu fossi un miserabile che guadagna 95.000 euro all'anno, su quei 5.000 euro oltre i 90.000 avresti pagato un 5%  in più, ovvero ben 250 euro! Mentre se fossi un pezzente che guadagna 157.000 euro all'anno allora avresti pagato 3.350 euro sull'eccedenza i 90.000 euro e ben 700 euro sull'eccedenza i 150.000, per un totale di 4.050 euro.
I nuovi miserabili da oltre 90.000 euro all'anno ringraziano.

Siccome tu invece sei un signore e non guadagni quelle cifre e il più grande statista che l'Italia abbia avuto negli ultimi 17.423 anni "ha tolto le mani dalle tasche degli italiani", allora guadagnerai di meno del tuo solito stipendio se hai la fortuna di avere un lavoro, andrai in pensione più tardi se ci andrai e con meno soldi.
Se poi hai pure riscattato il servizio militare e gli anni di laurea e dottorato perché pensavi di andare in pensione prima, allora vuol dire che non hai avuto lungimiranza (io mi sono salvato perché il riscatto era troppo costoso, che culo!).
Ma nonostante tutto puoi essere soddisfatto di non essere un morto di fame come chi guadagna oltre 90.000 euro o, peggio, chi li evade portando i propri capitali alle Antille.

domenica 28 agosto 2011

Dannata memoria

La memoria si annida nei posti più nascosti. Fatti che a volte sembrano dimenticati riaffiorano in maniera inattesa, come fiume che si infossa tra le rocce e corre sotterraneo per riemergere in superficie chissà dove prima di buttarsi nel mare. A poco può servire sopprimerne il corso, il fiume prima o poi trova la sua strada.

A Feltre per esempio si possono trovare segni emblematici di questa persistenza della memoria.
Ho visitato questa bellissima cittadina pochi giorni fa, ha una delle piazze più belle che io abbia mai visto, un vero e proprio tripudio architettonico, su un impianto rinascimentale si incontrano armoniosamente un castello e un palazzo medioevale, un palazzo neogotico e uno palladiano.

Feltre è stata a lungo provincia della Serenissima. Venezia assicurò un periodo di pace e prosperità fino al 1509 quando le truppe di Massimiliano I invasero la città e per cancellare la memoria di Venezia fecero scalpellare il leone di San Marco dallo stipite delle porte della città.
Successivamente i veneziani riconquistarono Feltre e vollero lasciare i simboli deturpati dalla damnatio memoriae degli Asburgo proprio perché quella cancellazione della memoria rimanesse come monito a ricordo dell'infamia subita dalla città.


Nel 1797 Venezia era ormai caduta e le truppe napoleoniche invasero la città, i francesi scalpellarono ogni lapide veneta dai palazzi ed oggi quelle lapidi scalpellate sono ancora visibili sulle facciate dei palazzi, a futura memoria. Curioso rovesciamento della damnatio memoriae!


A Feltre ho inoltre scoperto un personaggio davvero straordinario la cui storia sembra essere stata travolta dalla memoria, Panfilo Castaldi, un tipografo nato nel 1398 che, secondo alcuni storici locali, sarebbe il vero inventore dei caratteri mobili. E' nota la provenienza di questa invenzione dalla Cina ma la storia occidentale riconosce la scoperta a Gutemberg.
Ebbene sembra che il Gutemberg abbia appreso la scoperta da un ospite del Castaldi. Purtroppo questa storia non è oggetto di studio oltre i confini di Feltre ma qui la sua memoria è viva e il primato del Castaldi sul Gutemberg sembra poggiare su solidi documenti.
Un'altra cosa importante è successa a Feltre che si ricorda proprio perché nessuna targa o insegna ne porta memoria, qui si incontrarono Hitler e Mussolini. A Feltre, città partigiana, quell'infame incontro non ha bisogno di targhe per essere ricordato.

E' strana la memoria, obbedisce a leggi davvero singolari. Fatti che sembrano dimenticati riaffiorano del tutto inattesi, fatti che sembrano dominare il presente saranno presto dimenticati.
A volte si fa di tutto per cancellare un fatto, una data ma non c'è niente da fare, quella memoria proprio non va via mentre a volte giureresti che una cosa non può essere dimenticata e invece svanisce in un soffio.
Mettete, per puro spirito speculativo, che a qualcuno venga in mente di sopprimere per legge le date fondative della storia di un paese; come per le insegne scalpellate di Feltre, questa damnatio memoriae potrebbe rivelarsi uno stimolo alla memoria storica, contrariamente ai propositi di chi ha avanzato la proposta di soppressione della ricorrenza. In Italia queste date sono il 25 aprile, il 2 giugno e il 1 maggio. E' fuor di dubbio che la proposta di soppressione di quelle ricorrenze può venire solo da gente priva di senso della storia, vandali conquistatori che vogliono cancellare la memoria del paese, magari con l'alibi della produttività economica. Potrebbe tuttavia succedere qualcosa di imprevisto, potrebbe anche succedere che proprio l'aver deciso di sopprimere quelle ricorrenze susciti un moto di orgoglio nella memoria degli italiani e proprio in quelle date si rifiutino di lavorare e scendano in piazza, in barba alla produttività e alla damnatio memoriae.
Già! La soppressione di quelle date potrebbe rovesciare completamente gli innumerevoli vili tentativi di mettere una sordina a quelle ricorrenze da parte degli attuali conquistatori che presto saranno dimenticati.

mercoledì 10 agosto 2011

Strani termometri e inquietanti analogie

E’ noto che un termometro serve a registrare la temperatura di un corpo. Se si tratta di un corpo umano il termometro indica la febbre. Il termometro è un indicatore della temperatura, insomma l’indicatore registra la temperatura, la traduce in un numero e la rende visibile. Il termometro dice “Fai attenzione, la tua temperatura corporea si sta alzando, fa qualcosa perché si abbassi altrimenti saranno guai!”.
Ecco, questo è quello che fa un indicatore. Indica, appunto. Sicuramente il termometro non è la causa della febbre, ovvero il fatto che l’indicatore segna la temperatura non fa venire la febbre.
Ovvio, direte voi! No, non è così ovvio e se avrete pazienza vedrete perché.

domenica 7 agosto 2011

Cari fratelli dall'Africa

Cari fratelli dall'Africa,
ho seguito con molta attenzione le vicende occorse il primo agosto a Bari, con gli scontri tra voi e le forze dell'ordine.
Lamentate tempi lunghi per il riconoscimento dello status di rifugiati, per il rilascio dei permessi di soggiorno e interminabili soste forzate nei centri di permanenza temporanea.
Se avete lasciato il vostro paese per rischiare la vita nella traversata del Mediterraneo ci sarà sicuramente un valido motivo e magari non avreste mai pensato che se il mare avesse risparmiato la vostra vita, l'ostacolo al vostro sogno sarebbe stato un timbro su un foglio di carta, ma queste cose capitano in un paese con un sistema statistico efficiente che deve verificare con zelo la provenienza e la destinazione di chi sbarca sulle nostre coste. Qualcosa sfuggirà a quel sistema statistico ma questo non è previsto dal sistema, piuttosto rappresenta un disguido, un equivoco, roba di poco conto. Sfuggiranno per esempio quanti tra voi vivranno condizioni di lavoro prossime alla schiavitù, sfuggiranno tutti quelli pagati pochi soldi e in nero per fare lavori che spaccano la schiena e che i miei compatrioti ritengono vili. Sfuggiranno anche quelli che dormiranno ammassati in un capannone di campagna senza alcun servizio igienico per raccogliere i pomodori con cui prepariamo il sugo che ci rende famosi in tutto il mondo e sfuggiranno tutti quelli che subiranno l'umiliazione di non avere alcuna garanzia per la propria sicurezza sul lavoro, per la propria salute, per la propria famiglia. Sfuggiranno a quel rigoroso sistema statistico quanti tra voi vivranno il proprio malessere nell'indifferenza delle istituzioni e penseranno di essere in una situazione disperata e senza via d'uscita ma forse sono proprio queste sviste del sistema statistico ed istituzionale del nostro paese che hanno fatto scoppiare la vostra rabbia latente che è sfociata nei disordini di una settimana fa.
Avete bloccato la ferrovia e la tangenziale di Bari impedendo per molte ore la libera circolazione delle persone e delle merci. In questa situazione poliziotti e carabinieri, chiamati ad intervenire, non potevano fare altro che indossare le loro divise anti sommossa e ripristinare in ogni modo la circolazione dei mezzi. Voi invece di obbedire agli avvertimenti delle forze dell'ordine avete lanciato pietre e la giornata si è conclusa con numerosi feriti. La giustizia italiana non ha tardato a fare il suo corso e inevitabilmente molti di voi sono stati riconosciuti colpevoli di reati gravissimi: resistenza a pubblico ufficiale, blocco di pubblico servizio, lesioni aggravate di agenti di polizia e di carabinieri, tutti reati che non possono essere tollerati in un paese civile come il nostro.
Se umanamente si può comprendere la rabbia pure si ha il dovere di considerare la faccenda in termini giuridici e di prerogative riconosciute a chiunque in un paese civile e democratico come l'Italia, prerogative che consentono a chiunque di manifestare pacificamente uno stato di disagio e di intervenire per risolverlo. Del resto uno stato è civile non quando elimina la violenza dal proprio territorio, obiettivo peraltro utopico, bensì quando crea le condizioni per renderne inutile il ricorso. O no? 
In un paese civile sono attivate tutte le necessarie procedure affinché una persona di qualunque condizione civile e sociale faccia conoscere alle autorità competenti una patente ingiustizia e le autorità hanno il dovere di intervenire tempestivamente per rimuovere gli ostacoli al benessere. Allora voi potevate parlare dei vostri problemi con un poliziotto o un carabiniere qualsiasi che si sarebbe incaricato di inoltrare la vostra denuncia al questore o alla stazione di comando, da qui il vostro reclamo sarebbe arrivato al prefetto che non avrebbe esitato a comunicare la faccenda a chi di dovere per risolvere il disagio e punire i responsabili a tutti i livelli di tale situazione. Anziché attivare questa virtuosa catena di interventi pacifici che contraddistingue un paese civile avete pensato di intraprendere azioni violente che non trovano alcuna giustificazione in un paese dotato di tutte le necessarie misure di garanzia e di rispetto della dignità delle persone.
Nel caso in Italia mancassero tali misure o non fossero attivate in maniera rapida ed efficace o la catena si interrompesse nell'indifferenza di qualche anello, allora io solidarizzerei totalmente e incondizionatamente con la vostra protesta, in caso contrario è evidente ad ogni persona di buon senso (e di buon gusto) che occorre esprimere una ferma e vibrante condanna per l'inconcepibile, nonché ingiustificato, ricorso alla violenza!
Con affetto e fiducia.
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