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venerdì 30 luglio 2010

Arrivederci e addii

Ho sempre amato le canzoni del saluto dove ci sono ciao, arrivederci, addii. Mi piacerebbe avere un cd con una selezione di queste canzoni ma non ho mai saputo come fare. Mi consolo con questo post che vuole essere anche un saluto per queste vacanze e, se tutto va bene, un arrivederci (si fa per dire) a settembre.
L'elenco è in ordine alfabetico per nome dell'autore ma se Bella ciao non fosse andata in cima da sola ce l'avrei messa io.

Anonimo, Bella ciao
Caterina Caselli, Insieme a te non ci sto più (arrivederci amore, ciao)
Domenico Modugno, Addio addio
Domenico Modugno, Piove (ciao ciao bambina)
Domenico Modugno, Vecchio frack
Fabrizio De Andrè, Amico fragile
Francesco De Gregori, Ciao ciao
Francesco Guccini, Addio
Francesco Guccini, Incontro
Gianluca Grignani, Ciao e arrivederci
Gianna Nannini, Treno bis
James Blunt, Goodbye my lover
Louis Armstrong, Hallo Dolly
Lucio Battisti, Arrivederci a questa sera
Lucio Dalla, Ciao a te
Lucio Dalla, Ciao 
Luigi Tenco, Ciao amore ciao
Petula Clark, Kiss me goodbye
Petula Clark, Ciao ciao
Renato Rascel, Arrivederci roma
Roberto Vecchioni, Shalom
Sergio Endrigo, Le parole dell’addio
The Manhattan/Barry White, Let’s just kiss and say goodbye
Umberto Bindi, Arrivederci
Vasco Rossi, Ciao

A presto e buon riposo a tutti.

PS - Rettifico il contenuto di questo post smentendo categoricamente quanto affermato - e non sono passate neanche 48 ore!

PPS - Dimenticavo! Se conoscete altre canzoni del saluto fatele conoscere anche a me.

PPPS - Smentisco! A prescindere.

PPPPS - Raccolgo con piacere il suggerimento di Giuseppe e aggiungo alla lista:

Pink Floyd, Goodbye blue sky
Pink Floyd, Goodbye cruel world

PPPPPS - Siccone il ddl sulle intercettazioni è stato ritirato non ritratto più nulla!

giovedì 29 luglio 2010

Del progresso tecnologico e del lavoro

"Come nota Simone Weil in un suo libro sullo sradicamento, se fra migliaia di anni un archeologo trovasse due martelli, uno semplice e l'altro pneumatico, analizzando la loro struttura, il loro peso, la loro forma, arriverebbe a comprendere che il primo fu inventato da un artigiano che sapeva di doverlo usare personalmente; il secondo, invece, fu inventato da un ingegnere che sapeva di non doverlo usare mai.
Quando un lavoro è pericoloso o faticoso, non genera motivazione ma repulsione. Per vincerla, viene usata la costrizione (per gli schiavi) e la retribuzione (per i salariati). Per lubrificarne la sopportazione, vengono mobilitate ideologie, religioni, sociologia e psicologia."  
Domenico De Masi, Il futuro del lavoro. Fatica e ozio nella società postindustriale, R.C.S. Libri S.p.A., 1999, pp. 46-47.

Supplemento di razionalità!

Poche parole, anzi nessuna, ho già scritto nel precedente post della razionalità dell'homo oeconomicus. Questa meravigliosa canzone di Luigi Tenco è un supplemento.



mercoledì 28 luglio 2010

Se questa è razionalità

I modelli sono rappresentazioni della realtà, sono utili schemi mentali che ci permettono di interpretare il mondo che ci circonda e lo fanno perché a loro volta producono un'immagine mentale del mondo. Questa caratteristica li rende al tempo stesso lenti utili per osservare il mondo e inevitabilmente filtri al mondo. Fin qui nessuna novità, tutto sommato si tratta di una variazione su un tema che aveva già solleticato Tommaso d'Aquino (Veritas: Adaequatio intellectus ad rem. Adaequatio rei ad intellectum. Adaequatio intellectus et rei.),  con la differenza che a mio modesto avviso l'adaequatio non può dirsi mai compiuta, altrimenti, come direbbe un altro dottore della Chiesa, sarebbe come voler svuotare il mare con un bicchiere! Ma lasciamo perdere le diacroniche dispute dei dottori della Chiesa che non sono materia facile.

Perché i modelli siano effettivamente utili ad orientarci nella complessità che ci circonda devono essere semplici rispetto alla complessità del mondo, non possono contenere tutti i dettagli altrimenti sarebbero inutili, come la mappa perfetta di Borges ("una mappa dell'impero che aveva l'immensità dell'impero e coincideva perfettamente con esso", Jorge Luis Borges, Del rigore nella scienza. In L'artefice, Adelphi). Tuttavia, pur nella necessaria semplificazione, i modelli che rappresentano il mondo devono rispettare dei vincoli e solitamente si sostiene che siano i modelli a doversi adeguare o, meglio, avvicinare al mondo e non viceversa. Questa affermazione ha implicazioni davvero molto complicate: come può un modello mentale essere adeguato al mondo se è il primo e unico strumento attraverso cui conosciamo il mondo? Inoltre, ci sarebbe da specificare che la semplificazione dei modelli è una trasduzione di scala dei fenomeni ma il discorso si complicherebbe ulteriormente. Qui scarto di lato e dico che un blog è pur sempre un blog e non può certo essere il posto per trattare simili questioni! Per quanto io non sia un esperto del settore direi che anche l'economia che vediamo operare nel mondo occidentale è un modello, un gigantesco modello che rappresenta e regola le esperienze di scambio tra gli esseri umani. Ora di tutti i modelli questo mi pare quello più esposto al pericolo di diventare simulacro sostitutivo del mondo. Oserei dire che si tratta di un modello che in-forma il mondo dei suoi vincoli, insomma a farla breve non è il modello che si adegua al mondo o che imita il mondo ma il rovescio. Il rischio dei modelli è infatti quello di trasformarsi da lenti o filtri a veri e propri freni per la comprensione del mondo, in altre parole possono diventare una sorta di gabbia cognitiva. "La scienza è vera. Non fatevi traviare dai fatti." sostiene il credo di Finagle.

Ma quali sono i fondamenti del modello economico neoclassico? Qui lascio la parola a chi di queste faccende ne sa sicuramente più di me (Mauro Bonaiuti, Introduzione al testo di Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia. Verso un'altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile. Bollati Boringhieri. 2003). Alcuni passaggi possono risultare ostici ma vi assicuro che vale la pena perderci un po' di tempo e poi se li ho capiti io allora significa che non sono proprio difficili.

«La moderna teoria del consumatore, come del resto l'intera economia neoclassica, si basa su una lunga serie di assunti o ipotesi. Tra questi, alcuni hanno un carattere generale, o potremmo dire antropologico, sono cioè relativi alla concezione dell'uomo sottesa dalla teoria. Altre hanno un carattere più tecnico e servono a garantire la deducibilità, date certe premesse, di alcune conclusioni «desiderate» (unicità, stabilità dell'equilibrio ecc.). Insieme costituiscono l'intelaiatura assiomatica su cui si regge l'intero edificio neoclassico.» [...]
«L'homo oeconomicus è razionale. Tutta la scienza economica è informata dal principio di razionalità.» [...]
«Secondo la teoria neoclassica l'unità di analisi è l'individuo: il comportamento economico è determinato dalla somma di comportamenti individuali. La dimensione sociale o di gruppo è assente dall'analisi economica standard. Difficilmente si potrebbe immaginare un'ipotesi più irrealistica di quella secondo cui il comportamento economico è astraibile dalla dimensione sociale.» [...]
«Universalismo o naturalismo. E' la concezione secondo cui l'economia rispecchia leggi naturali. Ciò porta a considerare le leggi economiche come tendenzialmente universali, cioè a-storiche, applicabili in ogni contesto geografico, storico e culturale.» [...]

«La teoria neoclassica del consumatore ha, come tutte le analisi logico-deduttive, meriti innegabili. Essa ha il pregio di sgombrare il terreno da equivoci e di impedire comuni errori di pensiero: date certe premesse è possibile dedurre certe precise conseguenze. Tuttavia i suoi meriti oggi non vanno molto oltre questo punto. Non solo la concezione dell'uomo su cui si fonda è, come abbiamo visto, inadeguata, ma anche le ipotesi più tecniche che la caratterizzano sono, come vedremo, irrealistiche se non addirittura pericolose per la sopravvivenza della specie. Non stupiscono pertanto le scarse capacità previsionali della teoria ortodossa, in particolare per quanto riguarda gli effetti della dinamica capitalistica sugli equilibri biologici, ecologici e sociali.
La teoria neoclassica del consumatore è basata su una serie di ipotesi che riportiamo di seguito per completezza:
1) L'homo oeconomicus (HO) fronteggia combinazioni alternative di diversi beni che non implicano né rischio né incertezza. Ogni punto X=( x1, x2, ..., xn) è una «allocazione» (o paniere, formato dalle quantità misurabili x, del bene 1, 2, ..., n).
2) Dati due panieri di beni X' e X'', l'HO preferirà l'uno o l'altro, o considererà le due alternative come indifferenti. L'indifferenza è una relazione simmetrica, la preferenza no. Scriviamo: X' P X'' per la preferenza e X' I X'' per l'indifferenza.
3) Le preferenze dell'HO non cambiano nel tempo.
4) Ipotesi di non sazietà. L'HO non è mai sazio: dato un paniere qualsiasi X'; allora X" è preferito a X' se X" è ottenuto aggiungendo a X' una quantità positiva di almeno un bene.
5) La relazione di non preferenza N (la negazione di P) è transitiva. Cioè, se X' N X'' e X'' N X''', allora X' N X'''.
6) Ipotesi di stretta convessità delle curve di indifferenza: se X' N X''X' N X''', allora X' N [aX'' + (1-a)X'''], dove 0≤a≤1

Estratto da Mauro Bonaiuti, Introduzione al testo di Nicholas Georgescu-Roegen, Bioeconomia. Verso un'altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile. Bollati Boringhieri. 2003. pp. 17-25.

Lasciando perdere i tecnicismi della ipotesi 6, vi sembrano ragionevoli (non dico razionali, intenzionalmente) le altre ipotesi? Bonaiuti continua «L'ipotesi 1 esclude rischio e incertezza dall'analisi. [...] L'ipotesi 2, insieme alla 5, definisce quella che potremmo chiamare l'ipotesi di razionalità. In altre parole il consumatore è sempre in grado, posto di fronte a un'alternativa, di esprimere la propria preferenza." (Op. cit., pp. 25-26) Questo peraltro implica che il consumatore dispone di informazioni perfette circa le diverse alternative. Inoltre, a proposito della ipotesi 5, pensate ai rapporti umani: A non sopporta B e B non sopporta C ma A e C sono amici per la pelle. Bene, A e C si sbagliano! Secondo l'ipotesi 5 dovrebbero essere acerrimi nemici!!!!
«L'ipotesi di razionalità svolge dunque un ruolo fondamentale nell'ambito della teoria neoclassica: quella di garantire che tutte le possibili alternative siano ordinabili lungo un'unica dimensione, l'utilità.» (Op. cit., p. 26) ma non è possibile ordinare i «panieri» lungo un unico indice unidimensionale (l'utilità appunto) quando si abbia a che fare con beni non sostituibili tra loro. Il pane non sostituisce il bisogno di giustizia. Inoltre, i bisogni umani sono sempre multidimensionali e la felicità è sempre legata ad una molteplicità di bisogni congiunti e variabili che quasi mai sono ordinabili lungo un qualche asse.

Il vero capolavoro è rappresentato dalle ipotesi 3 (invariabilità nel tempo delle preferenze) e 4 (ipotesi di non sazietà). L'ultima ipotesi è davvero straordinaria, «una quantità maggiore di un bene è sempre preferita a una quantità minore (per ogni bene). In altre parole il consumatore non è mai sazio. [...] l'ipotesi di non sazietà è al tempo stesso biologicamente infondata e soprattutto estremamente pericolosa. [...] gli organismi biologici in generale, e i mammiferi in particolare, non mirano a disporre di quantità «massime» di alcuna variabile, quanto piuttosto al raggiungimento di un equilibrio omeostatico [...] Il troppo, come il troppo poco, è sempre da considerarsi pericoloso nel mondo biologico.» (Op. cit., p. 27).
Insomma, in natura la massimizzazione è poco più di una barzelletta quando non è una condizione patologica! Come del resto lo è la morbosa attenzione dei modelli dell'economia ai comportamenti competitivi a fronte dell'abbondanza di esempi di comportamenti di cooperazione in natura e tra gli umani. «Si potrebbe dire che tutta la razionalità occidentale è ispirata al principio e alla prassi dell'efficienza. Tutta l'economia insegnata nei corsi di base impartiti nelle università occidentali si ispira a tale, unico, principio fondamentale: l'efficienza. Essa spinge le imprese a minimizzare i costi nella prospettiva di massimizzazione dei profitti. Una maggiore efficienza è infatti il criterio che consente alle imprese di risultare vincenti nella dinamica competitiva, di superare la selezione attuata dai mercati.» (Op. cit., p. 45). Questa visione distorta nasce dal presupposto che «il comportamento economico è determinato dalla somma di comportamenti individuali», una autentica sciocchezza che l'autore della Ricchezza delle Nazioni non ha mai affermato! Smith era sicuramente convinto che l'individuo sa meglio di chiunque altro cosa è bene per sé e su questo non ci piove, ma l'individuo di Smith era assai più complesso dell'uomo a una dimensione che è sopravvissuto e il bene che perseguiva aveva una dimensione sociale che l'individuo odierno sembra aver perso.


«Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all'ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze, […] per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l'indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto. […] la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l'un l'altro.» Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759.
Raccomando vivamente la lettura della Teoria dei sentimenti morali e di questo link per capire quanto il pensiero di Smith sia stato travisato.

***
In questo video si può vedere un esempio pratico del funzionamento dell'attuale modello economico. Sono convinto che seguirlo attentamente sia più utile della lettura di mille trattati sul capitalismo. (leggi anche questo post)

domenica 25 luglio 2010

I co-spiratori

Al Borgo dei Filosofi del 2009 dedicato a "Liberté, Egalité, Fraternité" il 16 novembre Aldo Masullo ha tenuto una lectio magistralis sul rapporto tra fraternità e politica o, in senso più ampio, il rapporto tra fraternità e potere nella modernità tracciata dal pensiero illuminista.


Trascrivo le parole finali della lezione di Masullo invitando ad ascoltarla per intero. E' possibile ascoltare gli interventi di Masullo al Borgo dei Filosofi nel sito Porta di Massa. Ascolta la lectio.



"Platone nel Simposio […] dice che amore ci svuota di estraneità e ci riempie di familiarità, io direi di intraneità che è l’opposto di estraneità […], amore ci riempie di familiarità, di intimità e guardate un po’ la stessa parola che in greco si usa per dire fraternità […] e questo che cosa significa sul piano politico? Lo dice Platone ancora, sempre nel Simposio […], Platone aveva detto che ai detentori del potere […] non conviene che tra i sudditi si sviluppino alti ideali e tanto meno solide amicizie e comunità, koinonia, cose queste che invece all’amore più di ogni altra cosa piace, vedete, l’amore contro il potere, la fraternità contro la paternità del tiranno. Questo è il legame tra la fraternità e la politica, la fraternità è di coloro che co-spirano, non si cospira soltanto stando nascosti. Co-spirare significa respirare insieme, co-spirare significa semplicemente nutrire insieme gli stessi ideali, alimentarli con il pensiero e con il sacrificio. Ecco, io credo che in questa Italia così oggi deserta di giustizia, di libertà e soprattutto deserta di pensiero e di amore questo sia il più grande insegnamento che dal mondo antico possa venire a noi, vecchi e giovani."

In questo paese dove ignobili accattoni della cosiddetta "alta società" si vedono in gran segreto e organizzano cosche e cricche, P2 e P3 per mandare i loro miserabili esponenti al Governo e in altri luoghi del potere il Maestro Masullo restituisce la parola co-spirazione al suo significato originario.
Anche questo, in fondo, è un modo per rendere giustizia alle parole stuprate.

venerdì 23 luglio 2010

Rettifiche preventive

Mi porto avanti con il lavoro. Il testo del ddl sulle intercettazioni approvato dalla Commissione Giustizia della Camera a proposito dei blog recita: "Per i siti informatici compresi i giornali e i periodici diffusi per via telematica le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".

Rettifico tutto quello che ho detto finora senza attendere l'entrata in vigore del decreto né l'eventuale richiesta, lo rettifico "con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia" aggiungendo a tutti i post che precedono il presente la particella non davanti a qualsiasi verbo utilizzato nel testo laddove la particella non sia già presente e togliendola laddove, inavvertitamente, sia stata utilizzata.
Se il pensiero vi si ingarbuglia poi non prendetevela con me!

A titolo esemplificativo segue rettifica per le prime righe di un post precedente:
La gioventù non è un mito, un’età, una memoria. Chi non sono i giovani? Chi (...) ha molto più di 20 anni. Non basta questo requisito così grossolano? Chi non sente un insopprimibile desiderio di non cambiare il mondo. Già! Poi quel desiderio non si affievolisce e non si comincia a non invecchiare.

PS - Per i post futuri è allo studio l'applicazione di un algoritmo che ad intervalli regolari di 48 ore aggiunga e tolga i non dal testo secondo le regole delineate sopra. Saranno considerate anche soluzioni alternative proposte molto tempo fa.

domenica 18 luglio 2010

Memento, quasi una confessione


Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931.
"Essere ingenuo a vent'anni è una colpa." Voltaire (...forse, non ricordo bene!)











La gioventù è un mito, un’età, una memoria. Chi sono i giovani? Chi non ha molto più di 20 anni. Basta questo requisito così grossolano? Chi sente un insopprimibile desiderio di cambiare il mondo. Già! Poi quel desiderio si affievolisce e si comincia a invecchiare.

Se le giovani generazioni rappresentano un punto di svolta con il passato allora la storia d’Italia, almeno quella recente, permette di intravedere alcuni cambiamenti di direzione piuttosto bruschi o delle repentine accelerazioni con cadenza ventennale. Leggere una regolarità nel cammino della storia è sempre pericoloso, è come vedere le forme degli animali nelle nuvole, non ti spieghi come mai gli altri non vedano le cose che tu vedi chiaramente e mentre mostri tutti i dettagli delle forme che vedi quelle cambiano e di quanto vedevi non c’è più traccia. A mia parziale discolpa cito la fonte dove mi è parso di vedere le forme tra le nuvole: Augusto Gughi Vegezzi, “Giù le mani dal sessantotto”, MicroMega, 5/2010 pp. 127-134. L’articolo di Gughi Vegezzi considera in estrema sintesi le modalità in cui nel nostro paese ogni ventata di rinnovamento sia stata successivamente soffocata da una ‘geriarchia’ di ‘vegliardi giovanilisti’ e assolve la contestazione del 1968 dall’accusa di aver preparato il terreno per la classe dirigente di oggi. “Il fenomeno del ricambio generazionale è antico come l’umanità e in sostanza si manifestò con i meccanismi e i riti di cooptazione patriarcali trasmessi dalla civiltà del pane alla civiltà industriale. Nel corso del Novecento in Italia si presentò tre volte in forme traumatiche, conflittuali e violente, da inquadrare nelle accelerate trasformazioni della società di massa.” (p. 128) I giovani fascisti degli anni ’20 con le tragiche conseguenze di una dittatura, i giovani partigiani della Liberazione negli anni ’40 e la nascita della Costituzione, i giovani della fine degli anni ’60 e la rivendicazione delle promesse di democrazia liberale scritte in una Costituzione che la classe politica, fin dalle elezioni del 1948, aveva neutralizzato “come un’utopia di principi non normativi e ne rimandò per decenni la realizzazione.” (p. 129) Al di là dei giudizi morali che possiamo esprimere sui diversi movimenti, ognuno dei punti di svolta è stato caratterizzato dalla mobilitazione di una minoranza della popolazione con una fortissima valenza politica. I movimenti hanno innescato accese contrapposizioni sociali e avevano visioni ambiziose - personalmente ritengo il fascismo la più bieca espressione di un provincialismo miope che vuole farsi modello planetario e sarà estremamente difficile farmi cambiare idea ma bisogna riconoscere che si trattava comunque di una visione ambiziosa. Vegezzi non vede altri punti di svolta traumatici nella storia d’Italia, neanche io ne vedo e aggiungo che forse il problema della società ingessata di oggi è proprio questo. Mentre si discute, a mio avviso ingiustamente, delle responsabilità della contestazione del 1968 passa inosservata la mancata contestazione giovanile degli anni ’80 in Italia e negli altri paesi occidentali.

I giovani degli anni ‘80 vissero nel periodo del disinnesco delle forze sociali e dell’abbandono del discorso politico[1], rimase solo una sparuta minoranza a non voler abbandonare quel discorso, una minoranza ormai troppo sparuta per avere una qualunque incidenza. Il disinnesco cominciò nel decennio precedente con la degenerazione della lotta politica nella lotta armata[2]. L’abbandono del discorso politico degli anni ’80 lasciò spazio a una visione individualista ed edonista che lentamente pervase l’intera società. Fu la volta del neoliberismo, figlio illegittimo e matricida della dottrina liberale. Furono gli anni del rampantismo yuppie e delle città da bere.
L’accusa di aver promosso una visione individualista viene spesso rivolta alla contestazione del 1968 ma secondo me quell’individuo era molto diverso da quello che si affacciò negli anni ’80 anche se è innegabile che ciò che viene dopo è, in qualche modo, figlio di ciò che viene prima[3]. Non so dire quanto la rivolta del 1968 si richiamasse esplicitamente alla Costituzione ma sta di fatto che il principale obiettivo di quel movimento era la piena realizzazione dei principi costituzionali. L’individuo del 1968 cercava la propria realizzazione facendo leva proprio sulle dinamiche sociali e la dimensione collettiva era elemento irrinunciabile dello stare al mondo. L’individuo degli anni ’80 perse la dimensione sociale di quello del 1968 e ne trattenne solo la volontà di autorealizzazione, le richieste di libertà si separarono da quelle di uguaglianza. Si fece strada la perversa convinzione dell’autosufficienza e della realizzazione senza considerare le barriere sociali e politiche che impediscono o frenano la crescita civile degli individui. In quegli anni si stavano disinnescando i dispositivi della partecipazione politica e quello che rimase della politica. Cominciò il lento smantellamento dello stato sociale e del diritto al lavoro che fino ad allora avevano caratterizzato la storia della vecchia Europa.

Non furono anni privi di avvenimenti eccezionali nel mondo. Gorbaciov stava cambiando l’Unione Sovietica con la perestrojka e la glasnost, lui e Regan cominciarono a smantellare i missili che per decenni avevano terrorizzato il mondo con la minaccia nucleare. Venne l'autunno delle Nazioni e al termine di quel decennio cadde il muro simbolo della guerra fredda e della divisione del mondo, il comunismo in Europa fu cancellato e cadde l’ultima parvenza di dialettica nella storia del mondo lasciando senza alcuna possibilità di confronto il modello capitalista che cominciò a ubriacarsi di autoreferenzialità. Piazza Tien'anmen fu una sberla in faccia al mondo ed è stata la grande rivolta dei giovani di quegli anni. Dalle nostre parti si cercò di salvarsi fuori tempo massimo e in maniera del tutto inadeguata. Ci fu il movimento della pantera! Come dice Guccini “bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”. Ci furono le immancabili manifestazioni, i pugni chiusi, le sciarpe e le bandiere rosse, le occupazioni delle Università, i cortei e gli striscioni ma nulla che avesse il respiro dei punti di svolta degli anni precedenti, nulla che avesse la dimensione sociale e politica di quei movimenti.
Per qualcuno fu “la fine della storia”, la fine delle grandi narrazioni e dei grandi movimenti. Certamente il movimento contadino era finito da un pezzo - se mai è cominciato - e il movimento operaio stava sfiorendo. Furono gli anni in cui venne concepito il movimento dei consumatori! Morì definitivamente la storia di chi produceva il mondo, senza saperlo, e quella di chi consapevolmente lo trasformava. Nacque la storia di chi il mondo lo consumava!

I “grandi discorsi” sulla verità oggettiva lasciarono il passo all'etica della contingenza e all’interpretazione. Si fece strada la caricatura del pensiero post-moderno che nulla aveva del pensiero di Lyotard e di Vattimo, ma quella caricatura fu sufficiente a in-formare tutta la società. Il pensiero debole fu confuso con la debolezza del pensiero o, peggio, fu scambiato con il pensiero assente.

Gli anni ’80 furono un decennio di grandi trasformazioni e forse proprio per questo per i giovani occidentali di allora andava tutto bene! A volte i giovani si accontentano di rivoluzioni in prestito e dall'Europa orientale alla Cina di rivoluzioni ce ne furono proprio tante.
La libertà aveva trionfato e il fallace corollario fu che bastava impegnarsi per avere una vita di successo. Cos'altro c’era da contestare nel mondo libero e sviluppato?! Date le premesse della cultura individualista e libertaria che si andava affermando ognuno poteva prendersela solo con sé stesso se non riusciva a realizzarsi. Non ci fu più nulla contro cui protestare! La protesta poteva essere rivolta solo contro sé stessi e molti divennero autentici maestri nella pratica dell’autodistruzione. In definitiva l’operazione culturale degli anni ’80 è stata la sottrazione di una delle caratteristiche principali dei giovani: un mondo da trasformare. Qualcuno si chiedeva cosa sarebbe restato di quegli anni, e diversi anni dopo la risposta è arrivata, desolante come poche. La generazione di giovani degli anni ’80 è stata una non-generazione giovane perché non aveva più un mondo da trasformare. La gioventù in quel decennio è rimasta sospesa come un colpo in canna che non è mai partito. Ne venne fuori quella schiera di Dorian Gray di cui ho parlato altrove.

Almeno per quanto riguarda l'Italia la verità è che quando i quarantenni del XXI secolo avevano vent’anni non hanno capito quale bomba gli stava scoppiando in mano. I ventenni degli anni ’80 non avevano più la necessaria preparazione alla contestazione quando, qualche anno dopo, hanno assistito inermi all’avvento della caricatura dell’uomo post-moderno. All’inizio degli anni ’90 i giovani un po’ cresciuti degli anni ’80 hanno assistito all’ondata di indignazione generale nei confronti del sistema di corruzione che dilagava tra i politici ma non avevano capito che i veri indignati erano una sparuta minoranza e che l’indignazione degli italiani non era espressione di senso civico ma rabbia per essere stati esclusi dalla spartizione della torta. Da lì a poco la maggioranza degli italiani scelse di farsi guidare dalla caricatura dell’uomo post-moderno che aveva fatto la propria fortuna sul sistema di corruzione e che adesso prometteva loro quella stessa fortuna. Quello che un tempo poteva essere semplicemente definito un farabutto adesso si presentava come l'uomo del destino. Gli italiani dimostrarono così la vera natura dell'ondata di "indignazione" che li attraversò. L’attuale lerciume della politica italiana sarà stato anche promosso e appoggiato dalla stessa vecchia borghesia che aveva partorito il fascismo e che non aveva alcuna intenzione di mollare il potere dopo tangentopoli ma è stata l'incapacità dei giovani di allora di organizzare una contestazione vera che ha permesso la degenerazione di cui oggi siamo spettatori da adulti.
Se la generazione di Gaber[4] ha perso, la mia generazione non ha capito un cazzo di quello che gli succedeva intorno! Anche questo in definitiva è segno del decadimento dei tempi.

Il mito dell'autosufficienza dell'individuo oggi si è impantanato nelle sabbie mobili di una crisi economica che in ultima analisi è figlia dello smantellamento delle istanze politiche e sociali degli anni '80. I giovani del primo decennio del XXI secolo - vent'anni dopo gli anni '80! - l'hanno dovuto capire loro malgrado. Oggi si sostiene che i giovani sono disinteressati alla politica. Non mi sembrano invece disinteressati a un discorso politico come lo erano i giovani degli anni ’80. E' chiaro che questo discorso vale per una minoranza consapevole di giovani, quelli dell'onda, quelli del popolo viola, sicuramente minoranze di giovani ma sono minoranze consistenti e poi sono sempre le minoranze consapevoli a originare i movimenti che determinano una frattura con il passato, purché raggiungano una dimensione e una organizzazione critica.
La verità è che i giovani di oggi sono disinteressati all’osceno spettacolo che la politica da pollaio continua a offrirgli. Ma cosa ci si aspetta se si viene allevati a principi altisonanti che vengono puntualmente offesi e sviliti da chi dovrebbe considerare quei principi come fari? I giovani di oggi, almeno la minoranza consapevole di cui parlo, quei principi li conoscono forse più dei giovani di ieri, il loro continuo e esplicito richiamo ai principi costituzionali è un segnale che solo un idiota può ignorare. I giovani sono stufi di promesse non mantenute, sono stufi di vedere l’abisso tra i principi e la politica fatta di mezzucci ed espedienti degni di personaggi da romanzo picaresco, sono stufi di vedere la distanza tra le parole pronunciate e i fatti. Prima di accusare i giovani di antipolitica è necessario creare le condizioni della politica, la tecnica regia con cui la collettività decide delle attività della polis nell’interesse della collettività. Se gli adulti non sono in grado di creare quelle condizioni allora devono tacere.

Ricordo una volta, verso la fine degli anni '80, uno scambio di battute con il prof. Antonio Moscato, diceva “i giovani sono fatti sempre della stessa pasta”, chissà se la pensa ancora così e soprattutto chissà se ricorda quel veloce scambio di battute che per un ventenne di allora è stato sufficiente per riconoscere un maestro.[5]


Note

[1] Naturalmente quando parlo di discorso politico, di visione politica, di dimensione politica uso la parola nel suo senso più alto, ovvero il cantiere per la realizzazione del futuro degli individui in una società. Non intendo certo l’impiego di miserabili falliti obnubilati dagli interessi privati e incapaci di guardare oltre il proprio naso.
[2] Non voglio fare dietrologie facili in un paese come l’Italia, quindi evito considerazioni sul possibile disegno politico e sulle responsabilità di un progetto pianificato a tavolino per far scivolare la contestazione sociale nella lotta armata creando così le basi per la soppressione di ogni mutamento delle pastoie democristianoidi e le premesse dell’abbandono del discorso politico da parte delle future generazioni. Non è questa la sede per considerazioni di questo tipo, sarà sufficiente ricordare il consiglio di Max Weber: «La parte più importante sta, naturalmente, nelle note».
[3] Altrove ho scritto dell'attesa dell'individuo di cui tanto si parla e spesso a sproposito.
[4] Intendo quelli come Gaber che volevano un mondo migliore e ancora lo vogliono, non semplicemente chi è nato nello stesso anno di Gaber che magari è uno talmente imbecille che pensa di aver “vinto” solo perché guadagna una barca di soldi e occupa un posto di rilievo in qualche società per azioni o sta attaccato come una cozza a un seggio parlamentare e gode come un porco a farsi chiamare onorevole, senatore o direttore generale.
[5] Nota tardiva (12/06/2016): Negli anni '80 muore Enrico Berlinguer, l' 11 giugno 1984 per la precisione. Non mi sono mai perdonato per non averlo menzionato in questo post.


PS - Se pensate che ho trattato la storia in maniera superficiale, beh! dovete vedere che cosa ho combinato altrove!

lunedì 12 luglio 2010

Gloria patria

"Parlate di morale quanto volete a un popolo mal governato; la morale è un detto, e la politica un fatto: la vita domestica, la società privata, qualunque cosa umana prende la sua forma dalla natura generale dello stato pubblico di un popolo." (G. Leopardi, Zibaldone di pensieri, 9 novembre 1820, p. 311)


Qualche mese dopo Leopardi annotava nel suo diario "...la perdita della morale si trova nella storia sempre compagna della perdita dell'amor patrio, della indipendenza, delle nazioni, della libertà interna, e di tutte le antiche e moderne repubbliche: influendo sommamente e con perfetta scambievolezza, la morale e le illusioni che la producono, sull'amor patrio, e l'amor patrio sulle illusioni e sulla morale." (30 marzo-4 aprile 1821, p. 911)

PS - Una raccomandazione: i monumenti, piacciano o meno, portano messaggi che vanno letti attentamente!

venerdì 9 luglio 2010

Invito allo studio

Tempo fa il ministro Alfano diceva "il governo non sta studiando...", bene! è ora di cominciare a farlo però, eh. Almeno tocca studiare come si scrivono le leggi, perché ve le stanno bocciando una dopo l'altra. Adesso che si avvicina l'estate, fate qualche esercizio, non dedicate tutto il tempo al divertimento che non ci vuole niente che il cervello perde allenamento!

Ieri la Consulta ha bocciato l'aggravante di clandestinità e indovinate per quale motivo? E' in contrasto con il principio di uguaglianza riconosciuto dall'articolo 3 della Costituzione! E dire che fior fiore di costituzionalisti lo avevano detto, "guardate che il reato di clandestinità è un monstrum giuridico, non ve lo passeranno mai!"..."ragazzi, dateci retta, è una questione di uguaglianza, è importante, l'aggravante non può essere rivolta ad uno status ma solo ad un'azione." Gliel'hanno detto in tutti i modi ma loro no! Queste sottigliezze non le hanno colte, le hanno considerate roba da intellettuali polverosi e superati, hanno voluto andare avanti a modo loro e alla fine qual'è stato il risultato? Sono stati bocciati! Che ci volete fare? Certi ragazzi oggi sono fatti così, sono un po' grossolani, hanno voglia di fare, hanno fretta di fare, e lo fanno senza pensarci su, senza studiare, lo fanno da smanaccioni e poi i risultati sono questi.

Poveretti, una dopo l'altra gliele stanno bocciando nonostante i tentativi di influenzare il parere dei giudici della Corte. A proposito, chissà chi sarà stato il mandante del faccendiere arrestato perché voleva manipolare il parere dei giudici della Consulta sul lodo Alfano? Io un'idea me la sono fatta. Se non ricordo male la legge riguardava solo e soltanto 4 cariche istituzionali quindi non mi sembra che si prestasse a pressioni da parte di lobby di potere particolari e non credo che il faccendiere fosse così imbecille da aspirare ad alcuna delle quattro cariche anche se non è mai prudente mettere limiti all'idiozia umana, come consigliava Einstein. Insomma la cerchia dei mandanti si restringe a quattro soggetti. Credo di poter escludere il Presidente della Repubblica e il Presidente della Camera che hanno chiarito a sufficienza come la pensavano al riguardo e tutto sommato il Presidente del Senato conta quello che conta e sull'argomento ha solo tenuto il fianco al quarto uomo!

giovedì 8 luglio 2010

Il fondo della vergogna

Quando la terra ha tremato si sono accese le luci della passerella. Sfilate e show ridavano vigore ad un'immagine appassita. Visite, facce tristi e promesse in tv valevano mille comizi. Prima o poi però arriva la resa dei conti, quando le luci della ribalta si spengono, i fatti si mostrano e si va a sbattere contro quello zoccolo duro che neanche le telecamerre e le reticenze dei servi del potere possono eliminare.
Dopo essere stati sistematicamente oscurati dal Tg1 i terremotati abruzzesi vengono aggrediti dalla polizia e sono trattati come facinorosi dai servi devoti del capo, dagli scribacchini riciclati in giornali di terz'ordine popolati da sciacalli comprati a quattro soldi, gente con il prezzo stampato in fronte.
Una persona normale sarebbe sepolta dalla vergogna, una persona normale!
Puoi prendere in giro una persona per molto tempo, puoi prendere in giro tante persone per poco tempo ma non puoi prendere in giro tante persone per molto tempo. In Italia la presa per i fondelli di tante persone è durata anche troppo, il tempo sta per scadere.
E' diventato aerofobico l'amministratore condominiale, ha paura delle correnti, fa bene, in effetti un raffreddore d'estate può essere molto fastidioso!

Occulti segreti

Ho sempre amato le quartine di Omar Khayyàm (1048–1131), il mistico blasfemo, il poeta peccatore, il tessitore di tende che sussurra all'orecchio 'occulti segreti' che altri poeti avevano colto da tempo.
Nelle quartine di Khayyàm riecheggia il carpe diem di Orazio (65 a.c.-8 a.c.) «Mentre parliamo il tempo, invidioso, sarà già fuggito./ Cogli l'attimo, fiduciosa il meno possibile nel domani.» Altri dopo di loro hanno svelato gli stessi occulti segreti, altri continueranno a farlo ma quei segreti continueranno a rimanere occulti.

Molti anni fa uno di cui non ricordo più il nome e il volto mi disse «...così, come bimbi che giocano a passarsi la palla l'un l'altro, sono i poeti».

Di seguito propongo alcune delle quartine che considero più belle, ingrato esercizio con Khayyàm. La numerazione è quella della traduzione italiana delle Rubaiyyàt di Francesco Gabrieli nel 1944. L'ultima quartina, con il numero 29, fa parte della prima edizione delle Rubaiyyàt tradotte in inglese da Edward J. Fitzgerald nel 1859.


39
Bevi il vino, ché assai dormirai sottoterra
senza amici e compagni, senza confidenti e consorti.
Bada, non dire a nessuno questo occulto segreto:
ogni tulipano avvizzito non rifiorirà mai più.

60
Cos'è tutto questo affannarsi per il denaro, e tormentarsi per questo mondo?
Hai mai visto qualcuno che sia vissuto in eterno?
Questi uno o due soffi di vita che sono nel tuo corpo, sono un imprestito:
con cosa d'imprestito, a mo' d'imprestito bisogna vivere.

83
In cima a un edifizio ho visto un individuo
che pestava l'argilla e la trattava senza riguardo,
e quell'argilla in suo linguaggio ineffabile gli disse:
"Piano, ché (anche tu) come me sarai molto (un giorno) pestato!"

100
Io bevo il vino, e per chiunque è come me persona degna
il mio berlo è ben lieve (e lecita) cosa.
Iddio ha conosciuto ab aeterno il mio bere il vino:
se non lo bevessi, la scienza di Dio sarebbe ignoranza!

120
E' l'ora della gioia; sorgi, o leggiadro garzone,
e riempi di vino questa coppa cristallina,
ché questo attimo d'imprestito, in quest'angolo (del mondo) caduco
molto tu cercherai ancora, ma non ritroverai più.

134
Guardati da un precetto da cui nasce l'assurdo.
Come può il corpo venire a contesa con lo spirito?
Il mio corpo che anela al vino, e il divieto del devoto che gli tien dietro,
in una parola, equivalgono al "inclina (la coppa), e non versare (il liquido che essa contiene)!".

172
Per un po', nell'infanzia, fummo presso un maestro,
per un po' fummo poi lieti della nostra stessa maestria;
vedi in ultima conclusione che ci è capitato:
siamo venuti come l'acqua, e siamo partiti come il vento.

261
All'orecchio del mio cuore disse la volta celeste in segreto:
"Apprendi da me una legge del destino:
se io avessi qualche potere sul mio moto circolare,
avrei liberato me stessa da questa vertigine."

300
Sul tappeto della terra veggo dei dormienti.
Sotto la terra vedo dei sepolti.
Per quanto guardi già per la distesa del Nulla,
veggo solo un via vai di chi viene e di chi va.

29
Venni in questo universo, il perché non sapendo,
nè il donde, com'acqua che scorre volente o nolente,
e da esso uscirò come vento nel deserto
che soffia volente o nolente, non so verso dove.

lunedì 5 luglio 2010

Benvenuto

Da oggi questo blog si arricchisce della collaborazione di AndreaG, è un piacere per me dargli il benvenuto. La collaborazione nasce intorno ad una proposta di Andrea in un commento ad un precedente post ma questo non significa che Andrea non possa scrivere anche di altro se lo desidera. La nostra idea è scrivere intorno allo stupro della lingua, lo faremo come più ci piace, in maniera scanzonata, seria o semiseria, magari proponendo un nuovo vocabolario. Non pretendiamo di raggiungere le vette della bellissima iniziativa di Zagrebelsky imitando il "Lessico del populismo e della volgarità", ad ogni modo sono convinto che riusciremo a dare qualche contributo e soprattutto che ci divertiremo.

PS (9-12-2010) : La redazione torna ad essere composta da me soltanto. AndreaG  non ha superato la sindrome della pagina bianca. Pazienza!

sabato 3 luglio 2010

Lei è un cretino, s'informi!

Dopo i momenti di mestizia è terapeutico fare quattro salti da giullare. A sollevarsi da pensieri neri non manca materiale, salvo essere irrimediabilmente seri, allora non c'è cura che tenga, siete destinati alla tristezza perpetua!
I rimedi per uscire dalla tristezza ci sono per tutti, se apprezzi l'anamorfosi linguistica e provi un indicibile piacere a scovare metasignificati puoi vedere un film di Totò, se sei un sadico della distorsione del linguaggio puoi seguire sui giornali le avventure del signor ghe pensi mì o le mirabolanti dichiarazioni del suo sodale legale, con rispetto parlando, o le picaresche imprese del ministro che preso dalla sacra foia della scalata al governo si scaglia contro i "cialtroni del sud". Ma fai attenzione, perché il divertimento sia assicurato non fare l'errore di informarti troppo altrimenti potresti scoprire che ai cialtroni del sud i soldi li ha portati via proprio il governo del ministro infoiato. Se sei un amante del genere macchietta puoi vedere il Tg1, alcuni dicono che gli editoriali dell'Augusto direttore facciano rivoltare le budella per le risate anche se altri pensano che le faccia rivoltare per altri motivi.
E' consigliabile non mescolare i metodi per divertirsi perché se mescoli Totò con altro potresti ricordare, per le inspiegabili associazioni della mente, quella frase fulminante: "Lei è un cretino: si specchi, si convinca" e se non cogli la forza liberatoria del principe De Curtis rischi di rovinarti la giornata. In effetti questa frase di Totò ha risvolti davvero desolanti, quasi da pessimismo cosmico leopardiano. Prendete per esempio quella del titolo del post "Lei è un cretino, s'informi!", che è sempre sua, l'espressione si presenta come un invito al cretino ad uscire dalla sua condizione attraverso l'informazione, viene mostrata una via d'uscita. E inveco no! L'altra frase, "Lei è un cretino: si specchi, si convinca", ci fa capire che il cretino è inesorabilmente vincolato al suo stato e non può uscirne in alcun modo, non gli resta che prenderne atto, per cui quel "s'informi" non è altro che un pietoso invito al cretino a cercare in giro conferma della sua triste situazione. Morale, se siete fiduciosi nel trionfo della ragione umana il divertimento è rovinato!
Quindi d'estate è meglio uscire di casa per distrarsi, andare in giro per sagre e feste. Ho sentito della sagra dello gnocco nelle campagne avellinesi che quest'anno sarà particolarmente frequentata. E' addirittura atteso il ministro delle pari opportunità che ha anticipato la sua intenzione di parlare a braccio della natura velatamente maschilista della sagra e chiederà agli organizzatori più sensibili una declinazione al femminile della festa. Quando la proposta del ministro si è diffusa tra la gente la popolazione maschile del piccolo paese si è scatenata in manifestazioni di esultanza incontenibili.
Gli insanabili amanti della matematica possono seguire l'interessante festival dei numeri primi che quest'anno si terrà ad Arcore ed ospiterà uno stand dove i sostenitori dei numeri liberi possono finalmente dimostrare che la definizione di numeri primi è stata finora saldamente in mano ad una lobby di matematici oscurantisti che ha occupato tutte le case editrici e le università occultando ogni traccia di pensiero alternativo.
Infine l'appuntamento più atteso dell'anno nella capitale: la fiera della tetratricotomologia. I più raffinati intellettuali di sinistra si incontrano per discutere di tematiche del tutto ipotetiche. Quest'anno i massimi esperti della scaccatura del capello in quattro si confronteranno sul ruolo dell'opposizione nei paesi in cui può capitare che un megalomane dissociato diventi primo ministro in maniera quasi democratica.
Si tratta di eventi epocali, imperdibili!

giovedì 1 luglio 2010

Lettera morta

Trent’anni da Ustica, di più dall’Italicus e piazza della Loggia, più ancora dalla madre di tutte le stragi, piazza Fontana, e altre più giovani e tutte senza colpevoli, stragi che ricorderemo quando saranno passati trent’anni anche per loro, e neanche allora mancherà un miserabile in cerca di visibilità a rovesciare anni di lavoro difficile in una battuta che in una bettola sarebbe coperta dai fischi.
Presidente Napolitano qualche giorno fa ascoltavo le sue parole sulla strage di Ustica, con le sue parole ha spazzato via le sciagurate ricostruzioni di un infelice, ascoltavo il suo invito a cercare la verità, e l’ho ringraziata per quelle parole eppure mi sono accorto di essere distante, provavo uno strano sentimento di fiacchezza, quasi una trascuratezza che non sapevo spiegarmi. Allora mi sono voltato a guardare indietro e forse ho capito il motivo di quella stanchezza.
Degli anniversari portiamo memoria, i nostri nonni ce lo hanno insegnato bene il dovere della memoria, loro che non sapevano cosa riservava la storia del giorno dopo vollero vedere la Storia e per farlo impararono a confondere la volpe e il leone. Non fu difficile farlo per chi era nato nel paese di Machiavelli, non fu difficile se altri prima di loro confondevano già da molto tempo i serpenti e le colombe. “Ah ma quando ci saremo noi, sarà tutta un’altra storia! Finalmente comincerà la Storia.” Molti anni passarono perché quella storia cominciasse in quest’angolo di mondo e molti nomi bisognò cambiare e la pelle e i vestiti ma la forza era la stessa e i sogni, ah i sogni, non erano cambiati. Correva l’anno 1996, annus mirabilis, quando tra le strade in piazza la festa si faceva sentire e le speranze facevano a gara con i sogni per raggiungere il cielo. Fu davvero un anno straordinario ma ancora non potevamo sapere che quell’anno era straordinario perché era un anno come gli altri, era un anno ordinario, a quel tempo ci mancava la storia per capirlo.
Quell’anno gli armadi rimasero chiusi ed erano tanti gli armadi che era impossibile non vederli ma ci convincemmo che la guida di un paese doveva costare persino un armadio chiuso, era un costo doloroso ma andava pagato. Quell’anno però non sapevamo ancora che quel convincimento ci avrebbe consumato e i sogni che ci erano stati insegnati stavano morendo. Quell’anno cominciammo ad accorgerci che quella che consideravamo speranza era ormai illusione. Nel 1996 morì l’illusione del quando ci saremo noi. Quando siamo stati davvero noi? Ebbene, ci siamo stati noi e oggi non possiamo più dire "quando ci saremo noi".
E’ difficile governare un paese e spesso la verità mal si concilia con la Storia, allora è necessaria la menzogna e necessario è anche chi chiede la verità, ma ci perdoni Signor Presidente se saremo poco attenti alle desiderate esortazioni, noi non possiamo rimandare oltre la sepoltura del cadavere della nostra illusione, da troppo tempo vegliamo quel corpo e questa interminabile veglia ci toglie molte energie e tocca seppellirlo prima di non riuscire più a distinguere i vermi che se ne nutrono. Ecco perché ascoltavo le sue parole ed ero distante Signor Presidente, perché l’ora della sepoltura è passata da troppo tempo e prima o poi si deve pur smettere di portare il lutto.
Adesso ci è rimasta solo una terribile fame di verità e neanche un cane all’orizzonte che porti un osso da dividere.
Le porgo sinceri saluti con rispetto e stima.

Antonio Caputo

***

Questa lettera è stata appena spedita all'indirizzo del Quirinale https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp, diversamente da altre circostanze non aspetto una risposta, purtroppo!
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